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21 marzo 2026

Sì... Spera - Una riflessione sulla campagna di comunicazione per il Referendum sulla Riforma della Magistratura

Dal mio punto di vista, in qualità di esperto di marketing e comunicazione, la gestione della recente campagna elettorale per il referendum costituzionale confermativo sulla Riforma della Magistratura è un caso studio di comunicazione manipolatoria e inefficace, dove il "rumore di fondo" ha oscurato il valore del prodotto istituzionale. Entrambi gli schieramenti hanno preferito vendere emotività e slogan di bassa lega piuttosto che entrare nel merito tecnico: da una parte, il fronte del No ha cercato di trasformare la consultazione in un test di gradimento sul governo; dall'altra, la comunicazione della maggioranza ha talvolta ceduto a esempi populisti che sviliscono il valore della riforma.


Tuttavia, analizzando il merito della proposta, emerge che votare rappresenta una scelta coerente con i valori della Sinistra, nella quale ancora mi identifico come "pensatore" (non come elettore, perché ormai i partiti che rappresentano la Sinistra in Italia non mi rappresentano).

Le ragioni tecniche a supporto della Riforma Meloni-Nordio sono solide e si articolano su quattro pilastri fondamentali:

  1. Piena attuazione della riforma Vassalli
    Il passaggio dal modello inquisitorio a quello accusatorio, iniziato nel 1989, richiede che accusa e difesa si confrontino ad armi pari davanti a un giudice realmente terzo. La riforma rende finalmente coerente l'organizzazione della magistratura con questa distinzione di ruoli, impedendo che chi giudica e chi accusa appartengano allo stesso corpo professionale o condividano interessi di carriera.

  2. Superamento della logica delle correnti
    L'introduzione del sorteggio per la composizione dei due nuovi Consigli Superiori della Magistratura (giudicante e requirente) è lo strumento più efficace per scardinare il potere dei blocchi organizzati. Pur non essendo una soluzione miracolosa, il sorteggio riduce il peso delle aggregazioni associative interne che hanno spesso premiato l'appartenenza anziché il merito professionale.

  3. Istituzione dell'Alta Corte disciplinare
    La creazione di un organismo autonomo per giudicare gli illeciti dei magistrati separa la funzione disciplinare dalla gestione delle carriere. Questo garantisce che il magistrato sia giudicato da un giudice davvero terzo e riduce i conflitti di interesse interni all'autogoverno.

  4. Garanzia di indipendenza del Pubblico Ministero
    Contrariamente a quanto sostenuto da una certa propaganda, la separazione non sottomette il PM alla politica. L'obbligatorietà dell'azione penale resta intatta, garantendo che i magistrati requirenti non siano sottoposti a indirizzi del Governo e mantengano la propria autonomia.

Smentendo le obiezioni più diffuse, è chiaro che non esiste contraddizione tra l'Alta Corte e i nuovi CSM, poiché la prima decide nel merito della sanzione, mentre i secondi si occupano esclusivamente dell'attuazione amministrativa. Inoltre, la selezione dei membri laici tramite sorteggio da un elenco compilato dal Parlamento a maggioranza qualificata ridurrà l'influenza delle maggioranze politiche rispetto al sistema attuale.

Ma perché nella recente campagna di comunicazione a supporto del Sì e del No, non si è parlato di contenuti e si è inquinato il dibattito con falsità e slogan populisti?

Io credo che il problema risieda nella degradata capacità di concentrazione del pubblico (che ha bisogno di scrollare oltre il reel sul social media di turno entro 30-40 secondi) e nel fatto che i politici abbiano definitivamente abbandonato il ruolo che avevano un tempo, ovvero di "formare" ed "elevare" la cultura di un popolo, grazie alla loro competenza e intelligenza.
C'è stato un tempo, infatti, in cui durante una campagna elettorale si imparavano contenuti e acquisivano valori, ci si confrontava nel merito delle proposte e si usciva più ricchi di prima a livello culturale, al di là del risultato sancito dalle urne. Quei tempi sono definitivamente passati.

Tuttavia, non voglio fare di tutta l'erba un fascio, e riconosco che Carlo Calenda è ancora in grado di fare buona comunicazione, sia in termini di qualità del messaggio (cosa non facile), che di aderenza alla realtà dei fatti (cosa non scontata, nella politica di oggi). Ho trovato la sua posizione e quasi tutti i contenuti veicolati da Azione assolutamente centrati nel merito della Riforma della Magistratura.

Mi sono trovato ad apprezzare anche qualche scelta di Marketing e Comunicazione di Giorgia Meloni. In particolare il fatto di essere andata a Pulp Podcast è stata una scelta senza precedenti, corretta strategicamente e gestita mediamente bene sul piano dei contenuti. Incomprensibile invece la scelta di Giuseppe Conte ed Elly Schlein di non accettare l'invito dei due conduttori.
Meloni è andata a intercettare la fascia 18-35 anni, che segue il Podcast e non guarda la TV. Quasi tutti elettori di Centro Sinistra. Ha parlato, da sola e senza contraddittorio (per poca lungimiranza degli avversari politici), ad un pubblico che non la segue e non la vota, ma che magari sul Referendum si farà un'idea più completa, grazie al suo intervento.

Condivido infine una riflessione di Calenda proprio sulla campagna di comunicazione che abbiamo vissuto in questi giorni, in vista del Referendum Confermativo.


Come potete ascoltare nel video, l'appello di Carlo Calenda è a superare quello schieramento eterogeneo che si configura come un "partito trasversale del No". Questo blocco è animato da esponenti del giornalismo, della cultura e dello spettacolo che, per puro conformismo, difendono lo status quo e l'immobilismo. Si tratta della medesima forza conservatrice che ha già frenato l'Italia in passato, opponendosi sistematicamente al nucleare, ai grandi investimenti e a ogni trasformazione strutturale. 
Mi fa uno strano effetto, a tal riguardo, rileggere l'articolo che scrissi quasi 10 anni fa, in occasione del Referendum sulla Riforma costituzionale Renzi-Boschi, che mirava a superare il bicameralismo paritario: Arianna, il futuro avrà i tuoi occhi. Io posso solo votare Sì e spiegarti la differenza tra Leader e Follower...

Dieci anni fa e non è cambiato nulla. L'Italia non può più restare paralizzata da una filosofia del "non si può", che alimenta il declino e costringe le nuove generazioni ad abbandonare il Paese.
Voto e faccio anche io un appello a votare Sì, per sconfiggere questo fronte conservatore. Perché essere progressisti e riformisti è di Sinistra. Perché è nel cambiamento che c'è evoluzione. Perché la Riforma costituzionale su cui si decide è giusta. 
Non un voto a favore del Governo Meloni, né una presa di posizione contro la Magistratura: un voto di una persona libera dagli schiramenti partitici e dal rumore di fondo della comunicazione elettorale, che fa una scelta culturalmente coerente con i propri valori.

Non sarà facile, il No ha sempre vinto in tornate elettorali di questo tipo. Ma, come mi ha recentemente detto uno stimato pensatore libero, Sì... spera!

30 gennaio 2022

Linee e colori (e cosa sa c'è dietro quello che non vediamo)

Oggi ci sarebbe da parlare di politica, della recente rielezione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, di come Matteo Renzi abbia giocato magistralmente, facendo naufragare i tentativi di Salvini di proporre un candidato, di come sia finito nella rete dell'abile stratega anche Conte, di come si siano create spaccature insanibili nella Destra e fra i 5 Stelle nel vano tentativo di intestarsi il merito di aver individuato il nome giusto per il nuovo Presidente.

Invece oggi si parla di tutt'altro, ovvero del mio primo test sugli NFT (Non-Fungible Token). Questa che segue è "l'opera"😄, fatta il 24.01.2021 per testare la sensibilità dalla mia Workstation Lenovo con schermo tattile, utilizzando la pressione incremenetale della digital pen. Il disegno è stato reso unico con la tecnologia della blockchain ed è su OpenSea.


Il nome del disegno è un banalissimo "Linee e Colori", anche se ambisce a rivelare un significato non banale: dietro le trame intricate e i colori in contrasto, si cela armonia ed equlibrio.

Quegli stessi che l'Italia ha ritrovato a fatica, chissà per quanto.

19 agosto 2021

Endorsement a Carlo Calenda, l'unico Sindaco di Roma che vorrei sul serio.

Ho conosciuto Carlo Calenda nel febbraio del 2019, al Congresso di Volt Italia a Firenze.

Lo stimavo già da tempo per la sua attività come Ministro dello Sviluppo Economico, ma averlo sentito parlare in quella occasione, col suo fare pragmatico, sia sul palco che dietro le quinte, mi ha confermato la sua levatura come uomo e come politico.


L'ho coinvolto in seguito nell'approfondire la teoria della Liquidità Distribuita, l'unica politica monetaria in grado di stabilizzare sistemi economici complessi senza sperequazioni e con un meccanismo anticiclico a prova di inflazione.

Carlo è una persona capace. È uno che non si vota per appartenenza, ma per competenza. Questo è sia il suo grande limite (nei confronti del candidato del PD, come di M5S e Centro Destra), sia il suo punto di forza. Dobbiamo solo sperare che i cittadini di Roma siano sufficientemente competenti da riconoscere la competenza.

Da mesi porto avanti la mia campagna personale di endorsement a Carlo Calenda, per le elezioni comunali a Roma che si terranno ad inizio ottobre 2021. Mediamente 2 persone su 3 fra i miei amici e parenti residenti a Roma sono già orientanti per il voto a Calenda. Ma questo è solo un segno che ho buone amicizie e una splendida famiglia.

Come andranno le elezioni dipende da una cosa sola: i cittadini romani voteranno "sul serio" o per "partito preso"?

Roma, sul serio: Carlo Calenda sindaco

C'è un solo voto serio a mio avviso per le comunali 2021 di Roma, ed è quello a Carlo Calenda: dimostrerà l'ennesimo fallimento dei partiti tradizionali, ma traccerà una nuova strada per la Politica fatta di competenza e partecipazione.


2 febbraio 2021

Grazie Renzi. Hai fatto esattamente ciò che avrei fatto io se ne avessi avuto la possibilità e la responsabilità. Punto.

Stasera torno dal lavoro alle 20.15, dopo un'ora di macchina, ed essendomi perso i titoli del telegiornale delle 20.30, provo a capire con lo zapping come si sta chiudendo la "parentesi Fico". Sono giorni che, a causa di impegni lavorativi h12, apro una finestra sulla crisi politica italiana solo dalle 20.00 alle 20.30. Più qualche messaggio WhatsApp la mattina presto o la sera tardi a Carlo Calenda, ma questa è un'altra storia.

In macchina la sera ascolto solo La Zanzara, su Radio 24. Non per sadico divertimento, beninteso, ma per ricordami in che Paese vivo, e per studiare, quasi con un interesse antropologico, "l'altro elettore". Sapere cosa pensa chi vota Salvini, Fratelli D'Italia e M5S (a proposito, grazie David Parenzo per il tuo puntuale sondaggio) mi aiuta a tenere le distanze dalla politica: sono troppo "radical chic" per considerare anche solo lontanamente di dovermi confrontare con un certo tipo di pensiero (o totale assenza di pensiero).
Diciamo però che quella trasmissione radiofonica così "trash" mi tiene sempre acceso il desiderio di evitare che questo Paese vada in mano a chi non sa e non può governare per carenza di neuroni. Quindi è utile.

Ma veniamo al punto, arrivo a casa senza nemmeno radiogiornale, e non so se Renzi ce l'ha fatta.

Ovviamente io non ho mai dubitato che quel genio della politica che è Matteo Renzi ce la facesse. Però aveva tutta l'informazione contro, tutti che dicevano fosse un gioco di poltrone, che era una mossa incomprensibile, che saremmo arrivati ad un Governo Conte Ter, che era un irresponsabile vista la pandemia da COVID, insomma tutti, ma proprio tutti, sembravano non averlo capito.

Io invece fin dalla prima mossa della sfiducia al Governo Conte, speravo in Draghi. Ma ci voleva un po' di teatrino, le solite prassi istituzionali, qualche giro a vuoto, per arrivare al punto.
E il punto è uno solo: il Recovery Plan è una sfida enorme e un politico responsabile non poteva farla giocare a degli incompetenti.

Ecco quindi che, al telegiornale delle 20.30, finalmente capisco che è tutto vero. Aspetto il discorso di Matterella, solo per conferma e per far respirare alle bambine "la solennità" di certi passaggi istituzionali. Affinché capiscano che è un momento cruciale per il loro destino.
Ascoltiamo il Presidente tutti insieme.

Il suo è uno dei discorsi più chiari che gli abbia mai sentito pronunciare, un capolavoro di Programmazione Neuro Linguistica: indica le due strade che ha davanti e parla a lungo, e male, solo della seconda (le elezioni).

Quindi è fatta. Confermo alle bambine che c'è una speranza, adesso, e che i circa 44.000€ di debito che già hanno sulle spalle, saranno forse più lievi da sopportare.

Il Recovery Plan è in larga parte altro debito e se non viene gestito da persone competenti, porterà le future generazioni sul lastrico. Il patto generazionale si è rotto da tempo, ma chi ne paga le conseguenze sono solo i più giovani. Per dare una stima a spanne: per ogni euro di interessi da pagare per debito generato da parte dell’ottantenne di oggi, il 56enne ne deve pagare 10; cifra che sale a 100 per il 15enne, mentre per chi è nato nel 2017 la proporzione sale a mille (fonte ilSole24ore).

Io ho 3 figlie nate nel 2010, 2013, 2016 e un'altra in arrivo nel 2021. Come avrei potuto sopportare che la più grande somma di denaro a disposizione dell'Italia per investimenti produttivi fosse sperperata in spesa improduttiva? 

E qui veniamo ad un altro tema. Per un recente progetto di consulenza marketing, ho fatto 9 versioni di un Marketing Plan da meno di 100.000€, condividendolo con il board in decine di riunioni prima di arrivare alla versione definitiva e all'approvazione. Con che senso di responsabilità Italia Viva doveva avallare uno straccio di bozza di Recovery Plan da più di 200.000.000.000€ scritto male e senza avere idea di che ipoteca stavano aprendo a spese dei più giovani??

Ecco, se io fossi stato al posto di Renzi, avrei fatto lo stesso.
Avrei fatto di tutto per far sì che ogni euro di debito sulle spalle delle mie 4 figlie fosse investito in modo produttivo, per dare a loro nuove opportunità, anche solo per ripagarlo quel debito.

Avrei fatto di tutto per togliere il Recovery Plan dalle mani del Governo Conte, anche solo per mettere un economista al posto di un avvocato.

Se poi quell'economista è Mario Draghi, allora tanto meglio.

Non sono più un simpatizzante di Renzi da tempo, e non gli ho risparmiato critiche, anche su questo blog, su come ha gestito la riforma costituzionale cosiddetta Renzi-Boschi. Ma quando fa la cosa giusta, glielo devo riconoscere. Ne va della mia onestà intellettuale.

Non ho risparmiato critiche anche a Mario Draghi, ma semplicemente perché ai miei occhi diceva delle ovvietà. Più o meno le stesse che ho scritto prima sul debito e sul rapporto intergenerazionale.
Ma almeno lui le ha chiare, quelle ovvietà.
Casalino no. Conte no. Di Maio no. Nemmeno Zingaretti per quello che posso capire dalle sue azioni e inazioni.
E questo è il punto.




10 ottobre 2020

Il Dilemma Sociale: seguire o non seguire? Follow or Unfollow? E soprattutto: basta dire "io l'avevo detto"?

Un caro amico, che sa qual è il mio lavoro, mi ha suggerito di vedere il documentario "The Social Dilemma" su Netflix.


L'ho visto, e non ci ho trovato nulla che già non sapessi. Anzi, proprio la conoscenza di quegli algoritmi incriminati di cui si parla nel documentario è alla base di gran parte del mio successo professionale.

Però la visione del film, che consiglio a tutti, ha prodotto in me un altro tipo di "dilemma".
Usare una tecnologia sbagliata, avendo il controllo del fine ultimo, è giusto? Oppure, proprio perché si riconosce che il mezzo è intrinsecamente sbagliato, bisogna rinunciarvi?

SEGUIRE O NON SEGUIRE? 

Follow
e Unfollow sono termini che ormai attribuiamo non a dinamiche sociali, ma ad azioni progettate per i Social Network. Eppure, è tutto lì il perimetro della scelta dell'individuo: schierarsi.

Io ho creduto, per anni, di essermi sufficientemente "schierato".

Nel lontano 2011 teorizzavo l'influenza dei progressi del Web sulla società civile:
"Cos'è il Web 3.0"

Nel 2012 scrivevo che la perdita dell'oggettività nei risultati di ricerca era un problema:
"Confessioni di un SEO Specialist pentito"

Nel 2013 scrivevo che il monopolista delle ricerche sul Web era poco trasparente e perseguiva, con le proprie politiche aziendali, meramente il profitto:
"Google, don't be evil... togli il Not Provided e ridacci la Long Tail"

Nel 2014 scrivevo che non si possono lasciare scelte di carattere globale ai tecnocrati, ma ci vogliono umanisti e filosofi per indirizzare il progresso tecnologico:
"I nuovi domini, la vecchia SEO... e perché ci vorrebbero dei filosofi che si occupassero di standard ed Information Technology"

Non mi sono limitato a scrivere su questo blog. In un tavolo di lavoro alla Leopolda 5, proposi all'allora Sottosegretario di Stato del Ministero dello Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni nel governo Renzi, Antonello Giacomelli, di fare un intervento legislativo per le scuole dell'obbligo sulla "formazione all'uso del Web e dei Social Media". L'obiettivo era formare le giovani generazioni sui funzionamenti degli algoritmi dei colossi dell'economia digitale, spiegare che non restituiscono una verità oggettiva, ma solo quello che è funzionale ai loro obiettivi di business.

Un tempo ci insegnavano a sfogliare l'enciclopedia, ora nessuno spiega ai giovani che fare una ricerca sul Web o sui Social Media segue logiche completamente diverse dalla restituzione di risultati che hanno a che fare con "la verità".

Sono tutti temi che troverete nel recente documentario di Netflix. 

E, anche se ho sollevato tali problemi etici con molti anni di anticipo rispetto alla "sensibilità pubblica", non mi sento esente da colpe: li ho denunciati, ma ho continuato ad usare la loro tecnologia, tecnologia che ha prodotto "mostri", come Trump e i terrapiattisti.
Certo, con fini opposti, spesso nobili, o comunque eticamente affini al mio sentire. Ma siamo ancora una volta di fronte al dilemma: la mia etica può decidere cosa è giusto o sbagliato per altri individui, per altre sensibilità? Oppure la conoscenza di certi strumenti tecnologici mi consente di manipolarli?
Il problema è, oggi più che mai, che il mezzo che veicola la comunicazione non è neutro.

La mia più grande frustrazione è che non mi basta più dire "io l'avevo detto".
Vorrei aver saputo scegliere una terza via.

20 agosto 2020

Droga, Drughi e Draghi

Non bisogna essere un drago per capire e sottoscrivere quello che ha detto Mario Draghi al meeting di Comunione e Liberazione di Rimini il 18.08.2020. Nella sostanza un discorso bello perché vero, forse anche sentito. Ma tardivo e quantomeno inutile, ora come ora.


Quello che mi sorprende è il clamore che il suo discorso ha avuto. Significa che in Italia la stragrande maggioranza della popolazione, giornalisti inclusi, è analfabeta rispetto a nozioni basiche di Economia Politica.

Viviamo in un Paese di Drughi (non nell'accezione di "tifosi della Juventus", ma di "nullafacenti fancazzisti" seguaci dello stile di vita del Grande Lebowski). Sono tutti pronti a darsi da fare per riscattare la lesa maestà di un tappeto, ma non fanno nulla per preservare le dinamiche che consentono la sopravvivenza socio-economica di uno Stato.

Di quale droga si fanno i nostri politici per emettere debito senza capire cosa significa sul lungo periodo??

Forse della droga del "consenso", quella roba che gli consentirà di essere rieletti alle prossime elezioni.

Permettetemi di spiegarvi quello che ti insegnano nelle primissime lezioni di Economia Politica: fare spesa pubblica emettendo debito è giusto e eticamente accettabile solo ed esclusivamente se quella spesa ha ricadute dirette sulle generazioni che ripagheranno il debito.

Treno a levitazione magnetica

Facciamo un esempio spicciolo, all'inverso: devo costruire una rete ferroviaria a levitazione magnetica ad altissima velocità e grande risparmio energetico, che richiederà 20-30 anni per essere attiva e funzionante; se la costruissi con i soldi delle tasse della popolazione lavoratrice di oggi, che probabilmente non la userà, o la userà per pochi anni, sarebbe ingiusto. In tal caso è giusto emettere debito pubblico, che sarà ripagato da chi beneficerà della lungimiranza di questi investimenti in infrastrutture.

Ma se si emette debito pubblico per pagare le pensioni a generazioni di privilegiati, se si emette debito pubblico per pagare i sussidi ai furbetti del cartellino e del Parlamento, che giustizia c'è in tale debito??

Provvedimenti come "Quota 100", esempio lampante di spesa improduttiva finanziata con emissione di debito, dovrebbero essere illegali in un Paese civile. 

Ecco, Draghi non ha fatto nient'altro che dire una serie di ovvietà. Sono sconvolto della risonanza che hanno avuto le sue parole, perché significa che pochi in questo ignorantissimo Paese conoscono i principi etici che ci sono dietro l'emissione di debito pubblico.
Se si lodano le sue parole è perché fino ad ora si è ricorso al debito con leggerezza e ingiustizia di fondo.

Ho già spiegato il ruolo dei giovani in un post metaforico che ripercorreva la storia economica dell'Italia.  

Essere giovani non può essere, oggi più che mai, solo una questione anagrafica: è una questione di parte. Chiunque può scegliere di stare dalla parte delle future generazioni, scegliendo, in politica ed economia, chi guarda sul lungo periodo e agisce non per tornaconto elettorale, ma secondo ideali di giustizia ed equità generazionale. 

7 giugno 2019

Moody's, Minibot, Italexit e la Sindrome di Cassandra

Non sono un fan delle agenzie di rating. Manipolano il mercato, non sono mai obiettive perché hanno interessi incrociati e, soprattutto, perché non fanno bene il loro lavoro: i rating sono dati come si dà la pacca sulla spalla ad un amico, o si fa lo sguardo ammonitore ad un bambino discolo, senza riuscire davvero ad entrare negli specifici business per capire se sono sani o no; di conseguenza, non prevedono le crisi finanziarie ed economiche (si pensi a come era considerata Lehman Brothers poco prima del fallimento che ha dato il via alla crisi del 2008).

Detto ciò, quando ho letto la notizia che l'agenzia di rating Moody's ha visto nell'operazione minibot dell'attuale Governo italiano "un primo passo verso la creazione di una valuta parallela e la preparazione dell'uscita dell'Italia dall'Eurozona", mi sono detto: meglio tardi che mai!

Già, perché lo dico da un po' che il piano è quello. Tra l'altro, se gli attuali governanti giallo-verdi non tirano fuori il coniglio dal cilindro (senza trucchi!), non c'è modo di andare avanti con i conti in ordine. Inoltre, l'Italexit è un tema su cui Lega e 5 Stelle potrebbero ritrovare l'intesa persa. 

E siccome mi capita spesso di fare meste profezie che si avverano puntualmente, in politica, economia ed anche sul lavoro, temo di soffrire della Sindrome di Cassandra.
Però oggi mi sta perseguitando una domanda: ma Cassandra, aveva il dono della preveggenza o, semplicemente, portava sfiga?? 



4 febbraio 2019

Volt, ovvero #VoltiamoPagina


Sabato scorso (2 febbraio 2019), ho partecipato al Primo Congresso Nazionale del partito Volt Italia.
Volt è un movimento paneuropeo e progressista che propone un modo di fare politica nuovo e inclusivo. Dalle posizioni che ha, potrebbe essere un partito di centro-sinistra riformista, ma queste catalogazioni non reggono alla prova dei tempi che viviamo, anzi, risultano addirittura arcaiche.
Diciamo che è un movimento dai grandi ideali e realmente interessato al Bene Comune, soprattutto perché è il primo Partito che nasce direttamente “europeo”, non come emanazione di partiti nazionali.

Ci sono arrivato quasi per caso, dopo un primo contatto avvenuto appena a dicembre 2018. Stavo cercando un modo di portare la Liquidità Distribuita sul fronte dei temi caldi da trattare durante la campagna per le elezioni europee di maggio, e nessuno dei partiti tradizionali sembrava prestare ascolto.
In Volt, invece, ho trovato subito interesse e disponibilità ad accogliere nuove proposte; inoltre, cosa per me inimmaginabile fino a poco tempo fa, hanno un chiaro percorso di collaborazione dal basso per la stesura delle policy, che diventeranno le proposte sostenute dal Partito a livello europeo.

Non so se Volt Italia riuscirà a raccogliere le firme per partecipare alle elezioni europee, ma so una cosa: l’Unione Europea è davvero a rischio e serve l’impegno di tutti per evitare che le imminenti elezioni distruggano un progetto politico ed economico che non ha alternative credibili.

Certo l’Europa va riformata, serve una vera FEDERAZIONE di stati amici, non una CONFEDERAZIONE di stati litigiosi, e lo si può fare solo facendo convergere l’interesse dei singoli verso l’interesse comune.
Che poi è il nocciolo della Liquidità Distribuita…

26 gennaio 2019

Dilettanti allo sbaraglio o Geni del male?

Nell'autunno del 2018 avevo pronosticato l'adozione di una moneta fiscale (se non addirittura una ridenominazione della valuta dei conti correnti), cercando di dare un senso al braccio di ferro tra Governo italiano e Unione Europea circa la legge di bilancio.
Non mi capacitavo di come si potesse essere così tracotanti nei proclami, così certi della propria forza a dispetto dei mercati, così boriosi nel muro contro muro con l'UE, senza avere un piano B.
Vista poi come è andata a finire la trattativa (una ritirata con la coda fra le gambe, di fatto, a dispetto della narrazione populista che ci è stata propinata), devo ammettere di aver sopravvalutato l'intelligenza di Lega e 5 Stelle.

Ancora adesso, mi domando come sia stato possibile per Salvini e Di Maio mantenere per settimane quella posizione indifendibile e dannosa per il Paese (visti i miliardi che ci è costata in interessi sul Debito Pubblico, a causa dell'aumento dello spread).

Restano in piedi tre sole ipotesi:
1) Non hanno mai avuto un piano B. Questi governanti sono quindi davvero dei dilettanti allo sbaraglio, che costruiscono e consolidano la loro posizione con un mix di slogan e proposte di legge miopi, capaci solo di rispondere alla pancia del Paese (la parte più sporca, egoista e ignorante del Paese, beninteso).
2) Avevano un piano B, ma non sono tecnicamente capaci di preparare l'operazione. Fino all'ultimo giorno, ho pensato che, almeno nel "decretone" sul Reddito di Cittadinanza, ci sarebbe stato un spiraglio per infrangere il tabù dell'espansione monetaria (caricando sulle tessere per l'erogazione del RdC non Euro, ma moneta parallela). Invece niente. Quindi anche l'ipotesi 2 suffraga il concetto di incompetenza di cui all'ipotesi 1.
3) Hanno ancora un piano B, e aspettano l'Europa e i Partiti tradizionali al varco delle Elezioni Europee di maggio, gettando così le basi per la distruzione dell'unico progetto politico in grado di assicurare pace e stabilità al Vecchio Continente. In tal caso, sono davvero dei geni del male.


31 ottobre 2018

Il Lato B del Piano B

Quasi tutti i commenti che sento sull'attuale Governo a propulsione Movimento 5 Stelle e Lega, in questo autunno 2018, mi appaiono troppo superficiali. Certo anche io non li vedo di buon occhio questi Giallo-Verdi e fino ad ora non ho trovato UN SINGOLO INTERVENTO dei leader intelligente, né alcun provvedimento legislativo condivisibile. Ma...

C'è un MA. Non posso credere che siano così imbecilli da non avere un piano B se l'Europa arriva allo scontro. E lo scontro è ormai cosa certa.
Se l'UE decide di bocciare la legge di bilancio italiana scatta la procedura d'infrazione, che prevede una multa compresa tra lo 0,2% e lo 0,5% del PIL.
Ma quello che è devastante, già oggi, è l'aumento del costo degli interessi sul debito pubblico a causa della sfiducia dei mercati.

Come facciamo a reggere il peso degli interessi crescenti?
Per cui penso, e voglio credere, che il piano B esista eccome.

Quale piano? Ovviamente non l'uscita volontaria dall'Euro. Semplicemente la ridenominazione in valuta locale del debito pubblico. Una Nuova Lira, magari, tanto per far contento qualche nostalgico.
Ovviamente ciò non è consentito, ma che possono farci gli altri Stati membri, ci sbattono fuori? Ci vuole tempo...

Salvini ha già detto che le sanzioni per la bocciatura della legge di bilancio non le paghiamo (per inciso, mi sembra logico, altrimenti che senso ha infrangere le regole). In tal caso si dovrebbe avviare una procedura di espulsione dell'Italia dall'Unione Europea. Ma l'Europa non ha ancora una procedura per far questo.

Quindi quale remora avrebbe un tale Governo, ad orchestrare un piano B di questo tipo? Magari a mercati chiusi, tra Natale e Capodanno...

Questa non è solo la mia opinione, ma nasce dal confronto con l'intellighenzia dei 5 Stelle (sì, anche loro hanno i loro intellettuali e i loro tecnici, ma li tengono ben lontani dai riflettori, per non perdere consenso).
E c'è perfino qualche giornale che parla di Italexit, avvisando che a ottobre c'è stato un aumento del rischio percepito dagli investitori; sotto riporto un grafico (realizzato da Sentix e pubblicato ieri dal Sole 24 Ore), che mostra il rischio percepito da più di mille investitori istituzionali e privati: le probabilità di uscita dell'Italia dall'EU sono stimate intorno all'11,2%. Sembra poca cosa, ma il trend dovrebbe accendere una spia di allarme.



Il punto è: possibile mai che nessuno dell'Opposizione, dei grandi economisti del PD, degli Europeisti, vede questo all'orizzonte?
Un buon politico va oltre il dibattito che gli avversarsi ti impongono, cerca di anticipare i tempi e i problemi, prova a dare il proprio contributo su cose reali, non illazioni, offese e altri diversivi. Questi furbetti del 5S+Lega tengono banco ogni giorno dettando l'agenda del dibattito e nessuno è in grado di vedere il Lato B del Piano B.

È una scelta che ci stanno facendo piovere addosso, giorno dopo giorno, dichiarazione dopo dichiarazione, senza essere pronti, senza aver calcolato tutte le conseguenze, senza aver detto agli Italiani che questa scelta ha un rovescio della medaglia (un lato B, appunto).

Badate bene, non sto dicendo che è sbagliata, ma prima di farla, con un atto di imperio del Governo, non dibattuto alle elezioni politiche, il Popolo dovrebbe conoscere pro e contro... il debito pubblico ci peserà meno, è vero, ma comprare un cellulare diventerà più caro, il Reddito di Cittadinanza ci sarà, ma sarà erogato con la moneta parallela, con corso forzoso, e obbligo di accettazione al pari dell'Euro (che finché non ci cacciano, sarà la moneta preferita da tutti i sani di mente), l'inflazione esploderà, i mutui saranno più cari ... insomma, l'Italiano Medio, questo supremo decisore delle sorti di noialtri intellettuali, dovrebbe sapere che c'è questo all'orizzonte.

Ma tutti dormono. Oppure sono presi ad inseguire Salvini e Di Maio sul loro terreno, dove questi ultimi sono di gran lunga più bravi e più scaltri a scansare le buche. E caduta dopo caduta, nelle buche, di politici in grado di guidare l'Italia, non ne resta più nessuno.

27 maggio 2018

Genova, Savona, Impero e qualche spezia

Mi tocca dirlo, perché gli scenari che si stanno aprendo sono più preoccupanti di quelli che potevamo correre con Paolo Savona al Ministero dell'Economia.

Mi tocca dirlo perché ci sono alcune scomode verità espresse dall'illustre economista che io condivido e condivido pienamente... (basta leggere gli ultimi post su Liquidità Distribuita, Germania, Europa, etc.)
Il problema non è Savona, ma un Governo a guida Movimento 5 Stelle e Lega, di cui Savona poteva essere l'esponente più illuminato. Ma non avrebbe potuto fare molto, con le spinte populiste che muovono questo "combinato disposto M5S-Lega".
Per dirla con le recenti parole di Padoan: «Il dibattito vero non ha che fare con la figura di Savona, ma con la politica economica strategica fondamentale quale combinato disposto del contratto di programma (M5S e Lega), chiaramente insostenibile sulla politica di bilancio [...]» 

Un M5S ancora teleguidato dal comico genovese (e ovviamente da un'azienda privata come la Casaleggio Associati), una Lega che parla di "sovranità" e confini come se avessimo un Impero da difendere, e il comune denominatore che entrambi sanno parlare alla pancia del popolo ma non a quella degli investitori (i quali, ci piaccia o no, sono quelli che ci prestano i soldi per andare avanti).

Savona in un governo PD non mi avrebbe preoccupato, anzi, sarebbe stato in grado di portare avanti proposte intelligenti e magari aprire una nuova fase riformista dell'Europa. Ma il teatrino messo in piedi da Movimento 5 Stelle e Lega in questi giorni ha dimostrato al mondo (investitori in primis) che l'equilibrio internazionale, l'armonizzazione degli interessi, la ricerca della "soluzione democratica", fino al rispetto delle istituzioni, non fanno parte del loro modus operandi.

Se M5S e Lega avessero voluto DAVVERO portare avanti delle idee e non delle ideologie, avrebbero dovuto rispettare la chiara richiesta di Sergio Mattarella di non insistere con la proposta di Savona al Ministero dell'Economia.
Ma si sa, le idee sono cosa complicata, sia da spiegare che da realizzare, perché si scontrano con la realtà dei fatti e i vincoli del mondo reale (non solo quelli di bilancio). Le ideologie populiste, invece, sono la scelta vincente per i partiti irresponsabili: ottime per ottenere consensi e facili da difendere, perché tanto non si realizzeranno mai.

E per aggiungere un po' di pepe all'articolo, veniamo alla soluzione. Quale?
Elezioni con una nuova forza politica europeista e riformista, fatta da professionisti e politici competenti, affidabili e moderati, che propongano in campagna elettorale riforme MONDIALI, non solo europee. E magari anche candidando Paolo Savona.
Ma il Ministro dell'Economia, quello, lo deve fare Tito Boeri.

1 marzo 2018

Quando Uno vale Uno e non è contento Nessuno

Visto che nessun partito politico ha candidato Tito Boeri (vedi il mio ultimo post), non volevo dare il mio contributo pubblico per questa tornata elettorale. Probabilmente non sarebbe mancato a nessuno e, molto probabilmente, quelli a cui sarebbe importato, avrebbero comunque votato bene.

Ma poi il senso civico prevale e la voglia di scrivere si affaccia, fra la stanchezza di un'interminabile giornata di lavoro e l'ennesimo piatto spaccato da Arianna (no, non è mia moglie, ma la mia ultima bimba, di 1 anno e mezzo).
Ed è proprio per lei e per Raffaella (la seconda figlia) e per Marica (la prima) che scrivo. Alla fin fine scriviamo per loro, ci impegniamo ed esponiamo per il Futuro, quando il presente ci appare misero e ci sconforta.

Il post che immaginavo di scrivere doveva intitolarsi "Le SS che fanno paura: Salvini e i Social", ispirato ad un bell'articolo di Francesco Piccinelli Casagrande pubblicato su Wired, che vi consiglio di leggere (I segreti della strategia di Matteo Salvini sui social network).

Il mio ipotetico post ve lo risparmio, la sintesi è in un commento che trovate in fondo all'articolo e che vi riporto qui: «Purtroppo la comunicazione politica sui Social Media sta cambiando il modo stesso di fare politica: prima si esprimeva un'idea, usando certe parole, per ottenere consenso; ora si cerca consenso, usando certe parole, che esprimono certe idee. Invertire l'ordine degli addendi, in questo caso, stravolge il risultato.»

Quello che alla fine ho deciso di scrivere oggi e un post di tutt'altro tipo: una riflessione sul principio di competenza e sul significato del termine "responsabilità". Avevo sollevato il tema già nel 2016, in occasione del Referendum Costituzionale del 4 dicembre, miseramente fallito.

Ma lasciate che vi racconti qualcosa della mia passione per la Politica (con la P maiuscola).

Credo che il vero inizio sia stato davvero nella prima infanzia, quando ho capito che un pomeriggio di gioco "alla guerra" con i bambini del vicinato poteva finire in un dignitoso armistizio senza spargimento di sangue (e non sto scherzando, "giocavamo" scagliandoci delle pietre, quindi potete immaginare).
Lì ho imparato il significato di compromesso e trattativa.

Poi la rappresentanza: rappresentate di classe alle Scuole Medie, rappresentate di classe al Liceo, poi rappresentate d'Istituto (stiamo parlando del Liceo Scientifico Luigi Garofano di Capua, quando era ancora tutto da costruire... ma questa è un'altra storia).
Anche membro del direttivo dei Collettivi Studenteschi Riuniti del Casertano.
Lì ho dimenticato l'arte del compromesso e ho preso una deriva ideologica. Piuttosto normale a quell'età, ma poi sono guarito.

All'Università di Pisa, rappresentate di Corso di Studi, rappresentate nel Consiglio di Facoltà di Ingegneria, rappresentante nel Consiglio degli Studenti a livello di Ateneo, rappresentate nella Consulta Comunale, membro della Consulta Provinciale e, soprattutto, rappresentate degli studenti nel Senato Accademico, per la Lista Sinistra Per.
Lì ho imparato un nuovo significato del termine "Politica". Che è essenzialmente sacrificio e servizio. E capacità di essere propositivi e costruttivi, nonostante il pessimo esempio degli adulti (leggi pure "baroni" se ti va).

Sempre a Pisa, presi la mia prima tessera di partito: DS, Democratici di Sinistra, sezione Università e Ricerca. Grandi menti, belle riunioni, occasioni di confronto e crescita.

Poi Trento, di nuovo qualche nostalgica deriva ideologica, e la voglia di costruire qualcosa di bello: il Partito Democratico. Non tutti sanno che in Trentino arrivò in ritardo rispetto al resto del territorio nazionale, grazie ad un'associazione, cui mi iscrissi con entusiasmo.
Poi finalmente tessera PD, semplice elettore, poi membro del direttivo del Circolo PD San Giuseppe - Santa Chiara.

Da anni non ho più una tessera ad un partito, per disaffezione (e stanchezza, suppongo). Ma mi impegno su progetti concreti, come quello di diffondere la teoria della Liquidità Distribuita. E, di tanto in tanto, provo a scrivere le mie idee su questo blog, convinto che la condivisione possa far crescere non solo la rabbia (quella su cui poggia il consenso del Salvini di turno), ma anche la CONSAPEVOLEZZA che porta alla piena assunzione della responsabilità della proprie scelte (politiche, in questo caso).

Ecco, questa in breve è la mia storia politica, dai 5 ai 35 anni.
E il mio voto vale come quello di chi non conosce la complessità dell'amministrare, del rappresentare, del FARE.

Sono queste persone "non competenti" che decidono le elezioni; insieme all'Elettore Medio, un essere che il mio professore di Economia Politica a Trento descriveva come una specie di mostro acefalo. Ma che tutti i partiti corteggiano con proposte indecenti, poiché non possono farne a meno.

La cosa assurda è che nemmeno loro (gli elettori medi e "i non competenti") saranno contenti, quando tutto andrà a rotoli.

Ecco, volevo dire a te, lettore casuale o intenzionale, vota responsabilmente. E se hai un briciolo di umiltà e sai di non sapere nulla di Politica, fidati di chi la fa da trent'anni, solo per spirito di servizio e con grande sacrifico, senza aver mai tratto alcun beneficio da tale impegno (solo bastonate, per la verità).

Questo UNO ti dice vota PD. E saremo in DUE.

24 settembre 2017

Ode a Tito, "Amor ac deliciae generis humani"

C'è un omino, piccolo piccolo, ma dal grande cuore, dalla grande intelligenza e dall'impareggiabile senso di giustizia, che purtroppo viene troppo spesso criticato dalla stampa e dai politici di tutti gli schieramenti.
È un personaggio che sembra guidato solo dal senso di giustizia e dall'amore per l'economia sostenibile. Non si cura dell'opportunità politica di quello che dice (sul tema dell'opportunità politica ho scritto recentemente). Quello che dice, lo dice perché è giusto. Lo scrive perché è vero. Ci lavora perché crede nell'equità distributiva.

Il suo nome è TITO, TITO BOERI.

Scriveva Svetonio di un suo antico omonimo, Tito Flavio Cesare Vespasiano Augusto (imperatore di Roma dal 79 all'81 d.C.), che egli era: "Amor ac deliciae generis humani" (amore e delizia del genere umano).
Questa definizione la vedo calzante anche per il nostro Tito, sempre prodigo nell'aiutare le classi deboli a superare le iniquità cui sono sottoposte. Che si tratti di colmare il gap di trattamento pensionistico che toccherà alle nuove generazioni rispetto a quanto percepiscono le vecchie caste di privilegiati, che si tratti di difendere il ruolo economico e sociale dei migranti, qualsiasi cosa egli dica, mi trova d'accordo.

Lo seguo dai tempi dei primi Festival dell'Economia di Trento (di cui è Direttore Scientifico) e non ho mai smesso di apprezzare il suo acume e la bontà delle sue proposte. Oggi, che riveste il ruolo di Presidente dell'INPS, è ancora più evidente il suo impegno per realizzare un'equità distributiva in questa martoriata Italia, dove i politici di tutti gli schieramenti fanno riforme per ottenere consensi, non giustizia sociale.

Tito Boeri è un "tecnico" che ha a cuore la giustizia, le minoranze, le giovani generazioni, l'economia sostenibile, ed è guidato unicamente dal desiderio di mettere a disposizione le proprie competenze per risollevare le sorti del nostro Paese. In questo è un "politico", nel senso più alto del termine.

Semmai dovessi tornare ad occuparmi di politica attivamente, lo fare solo in un Partito sufficientemente coraggioso da proporre questo "scomodo tecnico" come Ministro dell'Economia. Perché "una giornata in cui non si è fatto del bene, è una giornata perduta!" (Cit. Tito Flavio Cesare Vespasiano Augusto). 

26 luglio 2017

Sostenibilità, opportunità ed altre amenità della politicà...

Oggi sono stato a Montecitorio, insieme ad Alessandro Nosei, per parlare di Liquidità Distribuita con l'Onorevole Silvia Fregolent e verificare i margini di un eventuale inserimento di questa proposta di politica monetaria espansiva nel programma del Partito Democratico.

Al netto dei tempi ristretti e della difficoltà di descrivere uno strumento tecnico (e dalle molteplici ricadute nell'economia reale) a chi tecnico non è, l'incontro è stato interessante e mi ha regalato molti spunti di riflessione.

Uno, in particolare, merita di essere condiviso. E riguarda lo spinoso tema "dell'opportunità/sostenibilità politica di un'idea".

Cos'è l'opportunità politica di un'idea da inserire in un programma elettorale? Quando una proposta è "sostenibile" da un partito o un movimento?
Fino ad oggi pensavo bastasse spiegare che l'idea è buona e giusta al proprio elettorato (o a più elettorati, perché nessuno può esimersi dal parlare all'elettore medio - quello che cambia bandiera e decide l'esito di tutte le elezioni).
Se si è idealisti, questo basta, poiché è sufficiente spiegare che il fine è il "Bene Comune" (nonostante questo termine abbia un'accezione variabile, che va dalla visione egoistica "ME E LA MIA FAMIGLIA", all'estremo opposto "TUTTA L'UMANITÀ").
Se, invece, si è più smaliziati, bisogna far capire chiaramente ai propri elettori che l'idea/proposta ha vantaggi, diretti o indiretti che siano, per loro (questo approccio supera il limite logico-lessicale insito nella proposta fatta per il Bene Comune).

Ecco, questa per me è la sostenibilità politica di un'idea.
La Liquidità Distribuita, incidentalmente, risponde ad entrambi i requisiti: giusta sul piano etico, sostenibile e accoglibile da tutti gli elettori sul piano dell'interesse personale (poiché a favore di tutti, universalmente, eccetto forse dei banchieri - intesi come proprietari di banca).

Oggi invece ho capito che la sostenibilità politica di un'idea, per il politico di professione, passa per altri (non necessariamente alti) gradi di giudizio.
Quali questi siano, in parte, ancora mi sfugge. Forse una proposta è sostenibile, e diventa un'opportunità, se è facile da spiegare, se è facile da far accettare ai compagni di partito, se gli altri governi la ritengono accettabile (leggi: conveniente per loro), se non trova obiezioni da parte di nessuna lobby...

Ed io che pensavo bastasse avere una buona ideà.

2 dicembre 2016

Arianna, il futuro avrà i tuoi occhi. Io posso solo votare Sì e spiegarti la differenza tra Leader e Follower, tra Renzi e Grillo, tra Obama e Trump.

Come spesso mi capita (soprattutto ora che è arrivata in famiglia la piccola Arianna) non trovo mai il tempo per scrivere le riflessioni che gli eventi di cronaca mi inducono a fare.
Gli eventi si succedono e i propositi del blogger si affievoliscono, incalzati dalle incombenze del padre.

Il terrorismo internazionale, la tragedia dei migranti nel Mediterraneo, la guerra in Siria, l'elezione di Donald Trump negli Stati Uniti, il dibattito sul Referendum Costituzionale del 4 dicembre in Italia... tutto rischia di passare con un Like/Dislike su Facebook, o al massimo con un breve commento, che consente di cristallizzare un'opinione, uno stato d'animo, ma, non richiedendo un'elaborazione di pensiero un minimo articolata, lascia anche una sensazione di disagio, come se si fosse persa una buona occasione per meditare sul mondo e i suoi abitanti.

In questo la buona rete di opinionisti che seguo gioca un ruolo di un certo peso...
Se non potessi mettere gli I-Like ai post di mio cugino (a proposito, vi consiglio di seguire il suo blog N'affacciata), di Pasquale Mormile o di Michele Serra, probabilmente scriverei di più.
Ma il tempo è quello che è. E, mentre cambio un pannolino, mi lavo la coscienza da pensatore mancato condividendo sui social network i post di altri.

In questa dinamica che definirei "di mera sopravvivenza del pensiero critico", non ne esco mai indenne. Si affaccia sempre nella mia mente un'intuizioncina, un'ideuzza, un pensierucolo, che vorrebbe far a meno del vezzeggiativo o spregiativo e assurgere al rango di idea, intuizione, pensiero.
Quello che sistematicamente avviene nella mia mente, senza che il mio Sé cosciente riesca ad arginare in alcuno modo la cosa, è una forma di processo creativo di pre-stesura di un articolo: prende forma un ipotetico titolo di un ipotetico post che vorrei scrivere, con in nuce tutti i concetti cardine a supporto di un certo "concept". E mentre penso al pensiero che meriterebbe di essere divulgato al mondo intero (già, perché finché non lo scrivi sembra perfetto e assolutamente necessario da far conoscere a tutti gli altri che brancolano nel buio, non conoscendolo - tipica presunzione da blogger), è già superato da un evento più importante, più grave, più "pungolante" per il mio spirito critico.

Capita così che il primo titolo si evolva e includa il secondo tema su cui vorrei scrivere. Poi si affaccia una terza riflessione, una quarta e alla fine (semmai arrivo a scrivere il post) il titolo iniziale si è completamente perso e non c'è traccia nemmeno dell'idea originaria che volevo divulgare.

Ma i temi che oggi vorrei affrontare meriterebbero un titolo a sé. Sebbene tutti collegati, i "concept" sono stati partoriti nel corso di quasi un anno, per cui, al di là della difficoltà di riassumerli tutti in maniera significativa, resterebbe il problema di quale peso abbiano gli eventi che li hanno generati all'interno della narrazione. Ecco quindi che vorrei provare qualcosa di nuovo, rispetto ad altri articoli ospitati in questo blog, tracciando l'evoluzione che il titolo ha avuto nella mia mente.

Agli inizi era:

Lo stormo e la Leadership Diffusa

Circa un anno fa, avevo da poco iniziato a lavorare in Hermes Consulting a Firenze, e mi è capitato di fare un'esperienza formativa molto interessante. Nell'ottica di iniziare una partnership con l'associazione Effetto Larsen, abbiamo sperimentato il loro metodo per ricreare le dinamiche socio-emotivo-relazionali che consentono, ad un gruppo di individui, di emulare il volo di uno stormo di uccelli. Il loro workshop si chiama appunto STORMO® rEVOLUTION.


Avete mai visto volare uno stormo di centinaia o migliaia di uccelli? È uno spettacolo meraviglioso, sembra una danza: voli imprevedibili ed ascese velocissime, traiettorie impercettibili, codici di geometria esistenziale, come canta il grande Battiato.

Senza entrare nel dettaglio della metodologia utilizzata da Effetto Larsen, molto pratica e poco teorica, devo riconoscere che l'esperienza di muoversi in totale sincronia con i colleghi fu sorprendente: nessun leader che guidasse, ma tutti potenzialmente leader capaci di guidare il gruppo, nessuno conflitto, solo armonia e movimento perfettamente sincrono fra tutti gli individui.

Alla base della capacità degli uccelli di volare in stormi ci sono sicuramente fattori biologici, ma se anche gli esseri umani riescono ad emulare la loro sincronia, forse c'è qualche insegnamento che possiamo apprendere. Questo è quello che ho appreso io, meditando sui comportamenti agiti durante il workshop: 
  1. Senza scontrarsi e senza dipendere dalle capacità di guida di uno solo di essi, negli stormi c'è quella che in termini manageriali oggi chiamiamo Leadership Diffusa, dote preziosa tanto in ambienti naturali quanto, di questi tempi, in quelli aziendali.
  2. Per avvenire, "l'effetto stormo", ha bisogno di un clima di totale fiducia e attenzione reciproca fra i membri del gruppo, costruito attorno a valori comuni.
  3. Chi guida il gruppo per un frangente o per un tempo più lungo, è colui o colei che inizia un rapido movimento in una direzione ben precisa, che non è quella che il gruppo sta seguendo "d'abbrivio".
  4. Un buon Leader "sente" quando deve proporre nuove rotte o quando deve reimmergersi nello stormo per farsi guidare da altri
  5. Quale che sia la sua scelta, il Leader lo fa per il Bene Comune.

Potrei stare ore a descrivervi il perché e il percome di ogni "codice di geometria esistenziale", di come le metodologie che ho provato sulla mia pelle funzionino, ma non c'è tempo... perché non ho scritto, circa un anno fa, un post dal titolo "Lo stormo e la Leadership Diffusa"; vi sto solo raccontando che avrei voluto scriverlo.

La Democrazia Rappresentativa come surrogato della Leadership Naturale

Nei giorni seguenti il worskshop mi capitò di tornare a riflettere sull'esperienza fatta e di metterla in connessione con i fenomeni di Leadership Politica. Mi resi conto che molti dei leader che più apprezzavo avevano caratteristiche simili a quelle degli uccelli-guida.
Arrivai ad ipotizzare che, nel corso dell'evoluzione umana, venendo a mancare le caratteristiche biologiche di "connessione" e fiducia di specie, proprie del mondo animale, gli uomini si erano inventati forme via via più sofisticate per "andare avanti". Perfino la Democrazia Rappresentativa, quindi, mi appariva come un tentativo di recuperare quella meraviglia che era la la Leadership Naturale, intesa come manifestazione spontanea dei fenomeni (collegati) di guida-seguimento del mondo animale.

Anche in questo caso avrei voluto scrivere un trattato, ma non l'ho fatto e forse mai lo farò. Certamente non ora, che ho in mente un altro titolo.

Messaggio a Matteo Renzi: è ora di virare, accelerare e imparare dagli uccelli

Mesi fa il buon Matteo, che secondo me aveva tutte le caratteristiche del buon Leader, iniziò a perdere colpi. I sondaggi sul suo gradimento erano in calo, il Movimento 5 Stelle avanzava, e io pensavo: "Matteo, cazzo, cambia rotta, attacca l'Europa dei burocrati, non lo vedi cosa sta facendo alla Grecia?? Matteo, accelera, cambia direzione, solo così lo stormo ti seguirà. Sposta l'attenzione dall'Italia, e proponi un'Europa solidale, un'Europa dove abbia senso stare."
Mi sono impegnato assiduamente per divulgare (e far avere a Matteo Renzi) la teoria della Liquidità Distribuita di Alessandro Nosei, per una riforma radicale delle politiche economiche nell'Unione Europea; ma niente, Matteo sembrava aver dimenticato una delle leggi che più gli era congeniale, il "codice di geometria esistenziale N°3": gli uccelli-leader devono continuamente accelerare e proporre nuove direzioni, altrimenti nessuno li segue più.

Renzi mi ha ascoltato con un imperdonabile ritardo: le sue posizioni degli ultimi tempi sull'Europa sono quelle che io chiedevo da questo blog con veemenza fin dal luglio 2015. Ma ha perso il Time-To-Market. E un markettaro come me non glielo perdonerà mai.

Renzi asino, ma io #aSIno

Il motivo di questo ipotetico titolo era legato alla "personalizzazione" fatta da Renzi sul Referendum Costituzionale. Ancora prima della Brexit, avevo previsto che questo suo tentativo di farsi legittimare con una consultazione popolare sarebbe stato un boomerang.

Parlando al telefono con mio cugino (quello del blog di cui sopra) ci siamo detti: "Ok, Renzi ha scazzato (NdR: ha sbagliato), ma noi che possiamo fare per salvare una riforma comunque importante per il futuro del nostro Paese?"
La mia risposta è stata: quello che sappiamo/possiamo fare.

Ho quindi progettato una fantastica (nel senso che avveniva nella mia fantasia) campagna virale in cui davo dell'asino a Renzi per aver messo a rischio una riforma importante, cercando di associare il successo della stessa ad un suo successo personale (si era dimenticato il "5° codice di geometria esistenziale": pensa solo al Bene Comune, non al tuo).
La campagna era virale perché aizzava la potenza di fuoco degli anti-renziani, con un hashtag che invitava alla conta: Renzi era asino, ma io ero #aSIno; chi era come me e chi era #asiNO?

Il bello di questo lettering è che non si conta, perché gli hashtag ad oggi non distinguono maiuscole e minuscole. Quindi la campagna sarebbe stata comunque positiva, perché avrebbe smontato con uno #aSIno l'unica possibile critica alla Riforma Costituzionale: il tentativo di Renzi di avere un voto sul suo Governo.
Ovviamente riconosco tutti i suoi meriti, solo che non è saggio anteporre l'Ego al Bene Comune.

#Asino chi non vota. E anche chi #asiNO

Quando mi fu ormai chiaro che la potenza mediatica del No era superiore a quella dei (per tutta la propaganda populista che sta venendo alla luce in questi giorni, fatta di bufale e slogan facili da veicolare e memorizzare), ipotizzai che si poteva rilanciare la campagna virale fantastica di cui sopra con un altro post; l'obiettivo era spiegare perché eri asino in due casi: se non votavi o se votavi NO.

Anche questo post è nato e morto mentre lavoravo, cucinavo, lavavo i piatti e pulivo casa per le mie tre donne e 1/2 (Arianna era ancora in pancia).

Non chiamateli Leader, per favore, sono Follower!

Il Karma non ci dà pace, mai, finché non lo affrontiamo.
Ed ecco che la campagna per le presidenziali di Trump negli USA, quella di Grillo per il No in Italia, mi hanno ricordato che avevo un post da scrivere sulla "vera leadership".
Il succo di questo ipotetico post mai scritto doveva essere all'incirca questo: ci sono stati, nella storia del genere umano, leader che parlavano "alla pancia del popolo", che smuovevano emozioni torbide nell'animo umano, che vibravano a frequenze basse per entrare in risonanza con il malcontento popolare. Questi personaggi io non li voglio chiamare leader, perché non guidano (nell'accezione nobile del termine, propria degli uccelli-guida), ma "seguono" gli istinti più bassi dei gruppi sui quali vogliono prevalere come "capi", solleticandoli sapientemente lì dove hanno ferite aperte o opinioni convergenti (il cui nocciolo è costituito, di solito, da piccoli e grandi egoismi).
Ecco, questi impostori in natura non sarebbero mai stati seguiti, perché violano i "5 codici di geometria esistenziale" degli uccelli. Ma il genere umano è molto lontano dalla fonte da cui proviene e questi impostori riescono a farsi chiamare leader, anche se non ne hanno minimamente le caratteristiche.

Leader è chi vira veloce verso orizzonti nuovi, per il Bene Comune, che spesso chi è in fondo alla stormo non vede. 
Leader è Papa Francesco. Leader fu Gandhi. Leader fu Aldo Moro.
Leader non fu Hitler, né Mussolini. Loro, per favore, chiamateli Follower. La loro ascesa è costruita sul più becero populismo, non su proposte innovative, non su rotte nuove da perseguire anche con difficoltà, contro i propri bassi istinti, per una meta più alta del proprio tornaconto personale.
Il Leader ti convince a seguirlo perché è giusto. Il Follower va dove tu, in fondo, vuoi andare. Al limite ti convince (facilmente, è ovvio) che ti conviene seguirlo.

Le differenza fra Trump e Obama, tra Grillo e Renzi, tra un NO e un SÌ

Ed ecco che il risultato delle elezioni americane mi insegna un'altra regola aurea che non mi è mai entrata in testa durante le lezioni di Economia Politica: le elezioni le determina l'ELETTORE MEDIO.
Questo mostro per la Democrazia Rappresentativa non mi aveva mai spaventato così tanto come dopo le elezioni che portarono al primo Governo Berlusconi. Ma ci si assuefà pure a Berlusconi, quindi, quando il referendum nel Regno Unito ha dato come responso "Brexit", mi si è ri-acuita una ferita mai sopita: la mia ignavia. Non avevo mai dato del cretino a chi ha votato Berlusconi, quindi DOVEVO darlo agli inglesi, e l'ho fatto.


Ma poi Trump vince contro una Clinton che non è un vero leader, perché non è innovativa come Obama, perché puzza lontano un miglio di Ego e interessi personali. E anche in questa occasione penso che il post devo assolutamente scriverlo, per dire che l'Elettore Medio americano è un imbecille egoista e miope di fronte alla complessità del mondo (sia quello che ha votato Clinton invece di Sanders, sia quello che ha votato Trump invece di Clinton).

Durante l'intensificarsi di questa campagna referendaria ho pensato, analogamente, che avrei dovuto dare del "cretino" a chi seguiva Grillo e Slavini (o si lasciava seguire da Grillo e Salvini, nell'accezione dell'ipotetico post, mai scritto, citato in precedenza), ma non volevo scrivere un post su ciò, l'Elettore Medio non meritava il mio tempo.
Arianna, appena arrivata, lo meritava.
Parlare della concezione politica di Platone, del principio di competenza, pensavo, a cosa può mai servire con questo soggetto?

Ma una risposta si è affacciata nell'anticamera del mio Sé cosciente: perché questo "qualcuno" ha il mio stesso diritto di voto, di me che ho quasi 20 anni di attivismo politico alle spalle, di me che leggo un libro a settimana e dormo 4 ore a notte per tenermi aggiornato su economia, politica, diritto, sostenibilità ambientale.
(NdR - Tutto questo ego è il motivo per cui ho abbandonato la politica: non sarei mai riuscito a scendere a compromessi con l'Elettore Medio, ritenendomi, a torto o a ragione, superiore nella capacità di analisi e di scelta.)
Ma andiamo oltre.

In questo ipotetico post avrei dovuto spiegare perché chi vota NO al referendum costituzionale del 4 dicembre si sta facendo imbrogliare da dei Follower, degli impostoari, insomma. Non l'ho scritto questo post perché avrei dovuto ergermi al di sopra dell'altrui posizione per dire al grillino di turno che è un cretino, che non può pensare di essere più intelligente di tutte le forze economiche italiane (Confindustria, Confcooperative, Cna, Cia, Confartigianato, Coldiretti, etc., tutte schierate per il SÌ) ed estere (basta vedere l'andamento dello spread al crescere del NO nei sondaggi).
Insomma, non ho scritto questo post per non affibbiare epiteti poco carini a persone che hanno sì la colpa di aver ascoltato la loro pancia e non la loro coscienza, ma che sono state indotte a farlo da "Follower" senza scrupoli. Questi tizi devono avere la mia compassione, non la mia rabbia.


Una buona ragione per non votare NO

Negli ultimissimi giorni, mi sembrava sempre più urgente scrivere un post a favore del SÌ, sfruttando quanto appreso dagli stormi sulla "autentica leadership". Se il NO è una posizione sostenuta da Follower, pensavo, è una scelta che non porta da nessuna parte, mentre il SÌ è una direzione piena di senso, che però non è facile da capire.

Non valeva la pena entrare nel merito della riforma Renzi-Boschi, che, sebbene migliorabile, ha tutte le carte in regola per essere utile al Sistema-Paese. Non ne valeva la pena perché i Follower hanno posizioni molto più facili da difendere rispetto ai Leader e argomentazioni che vengono "direttamente della pancia delle persone".
Provare a parlare alla testa, alla coscienza, al cuore, è troppo difficile senza un clima di fiducia e reciprocità (per nulla presente nello scenario politico italiano degli ultimi anni).

Con questo ipotetico post, mai scritto, volevo quindi provare a fare qualcosa di diverso: insinuare qualche domanda nella mente del lettore, raccontandogli la storia degli stormi di uccelli e incalzarlo con alcune domande...

Hai mai osservato il volo degli uccelli?
Hai mai visto come sfuggono al falco predatore?
Se, fra tutto quello che hai letto sopra, cancellassi le frasi di posizione sul Sì e sul No, in cosa saresti d'accordo?
Il Leader politico che segui, è realmente tale o assomiglia più ad un Follower?
Hai le competenze per distinguere la differenza fra le due forme di guida politica?
Se non le hai, hai l'umiltà per capire che devi approfondire i temi della Riforma Costituzionale e non seguire la (farti seguire dalla) macchina mediatica messa in piedi dai Follower?



La guida definitiva al concetto di LEADERSHIP

Questo ipotetico post, mai scritto, doveva ripercorrere gli stili di leadership e "gli stili di gruppo", poiché il fenomeno della leadership contempla sempre due variabili, chi guida e chi si fa guidare. Ma a ben pensarci l'ipotetico post sul volo degli uccelli, insieme a quello sui "Follower" che si ergono a guide dicendo al popolo quello che il popolo vuol sentire, erano sufficienti a fare scuola per decenni a venire (sempre nella mia fantasia di blogger che poteva permettersi di non scrivere gli ipotetici post). Quindi anche questo post, ipotizzato durante alcune conversazioni in azienda, l'ho lasciato nel cassetto dei post che potevano essere desunti da altri post. Peccato non aver scritto nemmeno questi, rendendo certamente difficile una ricomposizione postuma del mio pensiero.

Il futuro avrà i tuoi occhi

E veniamo al titolo di un post troppo impegnativo per essere scritto negli scampoli di tempo che mi restano alla fine delle giornate lavorative, ma troppo importante per essere ignorato.

Qualche settima fa sono andato a seguire una meditazione di Don Gigi (N.d.R. Luigi Verdi) e ho comprato un suo libro: "Il domani avrà i tuoi occhi".

Leggendo quel libro ho pensato agli occhi di Marica, Raffaella e Arianna. Occhi puri, che, se rimarranno tali, potranno vedere un mondo che io già non vedo più e, grazie a questa Visione, contribuire a realizzarlo.

Ma pensando a quell'ipotetico mondo, fatto di bimbi felici, figli di genitori felici, che lavorano in aziende etiche e trasparenti, che operano in paesi guidati da governi illuminati e impegnati per il Bene Comune, mi sono ricordato che l'unico piano su cui io potevo agire era la mia, personale, azione. Il piano della mia Responsabilità.

E quindi dovevo dare il mio contributo per consentire, a quanti avessero avuto la voglia di leggermi, di prendere una posizione "consapevole" sull'imminente Referendum Costituzionale.

Io posso solo votare Sì e spiegarti la differenza tra Leader e Follower...

Veniamo quindi al titolo di questo post, l'unico che ho scritto, mentre gli altri li ho solo immaginati. L'ho scritto per te Arianna, per te Raffaella, per te Marica. Mi perdonerete se non ho giocato con voi stasera, ma l'impegno politico è anche questo, fare delle scelte. Oggi ho scelto di spiegarvi come ho vissuto questo 2016, e come ho vissuto questa spiacevole campagna referendaria. Se in futuro dovesse capitarvi di leggere queste righe, sappiate che io avrò votato a favore del "superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione" (semmai queste parole avranno un senso da qui a 10-15 anni). Sappiate che ho votato Sì per voi.
Quale sarà il risultato della consultazione non mi è dato saperlo, ma vi lascio qualche consiglio per orientarvi nelle vostre future scelte.

Diffidate dei Follower, dei populisti. Cercate forme di governo di voi stesse e delle persone con cui vi troverete ad interagire che non contemplino la sopraffazione di un'idea rispetto ad un'altra come un'unica forma per andare avanti: se lavorate per il Bene Comune, il come è un dettaglio, l'importante e procedere. 
E se proprio non riuscite a fare ciò, almeno sviluppate forme di tolleranza per chi la pensa diversamente da voi (cosa che io non sono ancora riuscito a fare, mi pare evidente).

E guardate la natura più che potete, con occhi curiosi e attenti. Ha sempre qualcosa da insegnarvi.

24 giugno 2016

L'Inghilterra che mi ricordo e la sbornia del dopo Brexit

Il risultato del referendum in Gran Bretagna mi ha riportato alla mente due distinti periodi della mia vita nei quali ebbi modo di conoscere bene quel popolo che oggi è sotto gli occhi e sulla bocca di tutto il mondo.
Un popolo incredibilmente più complesso dell'immagine che ha saputo "vendere" agli altri stati.

Nell'estate dei miei 18 anni volai con un amico in Inghilterra. Il patto con i nostri genitori era chiaro: avete i soldi per una settimana, dopo di che tornate in Italia. Trovammo lavoro dopo pochi giorni e restammo a Londra per due mesi.
Il mio inglese migliorò sensibilmente, ed anche la mia autostima: Londra era la città dove chiunque poteva trovare una via, una sua realizzazione. Feci il "sostituto" lavapiatti all'inizio, poi un po' il cameriere, infine mi dirottai in periferia per fare il muratore.
Nei weekend andavo in Trafalgar Square e mi chiudevo nella National Gallery. Passavo ore e ore a guardare i dipinti dei maestri italiani, rendendo grazie a quella illuminata nazione che mi consentiva di farlo gratuitamente.
Guadagnavo tanto e potei licenziarmi con una settimana di anticipo rispetto al rientro in Italia; investii quel tempo libero andando in giro per musei.
Questa era l'Inghilterra del nuovo millennio (correva l'anno 2000).

Mi capitò di tornare nel Regno Unito per un periodo di tempo più lungo. Era il lontano 2006 ed avevo scelto come meta Cambridge.
Lavoravo contemporaneamente in un ristorante italiano, in un'agenzia di lavoro interinale e in un college. Per lo più era proprio in quest'ultimo luogo, il Gonville and Caius College, che passavo più tempo. Mi sentivo accettato dalla comunità locale di "immigrati" ed anche dai ricchi studenti inglesi, che beneficiavano della mia conoscenza dei vini italiani nelle loro cene di gala.
Fu un periodo bello e intenso (lavoravo anche 18 ore al giorno, dormendo pochissimo), ma vi posi termine decidendo di tornare in Italia: in ultima istanza, mi ritrovai a pensare che non aveva molto senso vivere in Inghilterra per servire cibo italiano, consigliare vini italiani e nel tempo libero andare nei musei ad ammirare le opere di artisti italiani.

Posi così fine alla mia permanenza in Gran Bretagna, ma ho continuato a portarla nel cuore, più che mai in questi ultimi tempi. Ho ancora amici che vivono lì, e non potevo vivere questo referendum in maniera neutra.

Alla vigilia della giornata referendaria ho scritto che, indipendentemente dal risultato, ci sono delle colpe del sistema-Europa che vanno affrontate. E lo confermo, ora che è sancita la BREXIT e che si aprono scenari inquietanti per tutti i cittadini dell'UE.
Ma vorrei attribuire qualche colpa anche a quella popolazione (per lo più anziana, disinformata e opportunista, ci dice l'analisi del voto) che ha spaccato il Regno Unito e ha portato a questa situazione di crisi planetaria.

Chi ha vissuto in Inghilterra ed ha bevuto almeno una volta una pinta di birra in un pub non turistico, di quelli dove incontri la classe operaia vera, non può essere sorpreso dal risultato di questo referendum. Mi ricordo benissimo la diffidenza con cui ci trattavano (noi forza lavoro europea, qualificata e a basso costo), così come ricordo che tutti i datori di lavoro che ho avuto preferivano un italiano ad un inglese: se c'era da lavorare tanto e senza fare storie, un italiano o un polacco erano meglio di qualsiasi giovane inglese. Non è superfluo aggiungere che ogni singola ora di lavoro che ho svolto sul suolo britannico era in regola, pagata bene, e con tutti i diritti che ne conseguivano.

Proprio per questo "virtuoso sfruttamento" apprezzavo l'intelligenza dell'Inghilterra, che apriva le porte a chiunque avesse da offrire qualcosa al proprio sistema economico, pur rimanendo gelosamente se stessa.
Cosa è successo, quindi, ai miei amici inglesi per arrivare a questa scelta?

Forse hanno solo dato voce ai loro istinti peggiori, quelli che hanno sempre avuto dentro, ma che fino all'altro giorno tenevano a freno. Di quelli che sono soliti sfogare solo il venerdì sera, dopo pinte di birra o bicchieri di gin, nella "sicurezza" di una strada, non certo dentro un'urna.

Ci sono studiosi che affermano che l'intera Rivoluzione Industriale, senza il gin, non sarebbe stata possibile. Lavorare come schiavi 5 giorni a settimana, reprimendo ogni istinto fino al venerdì sera (momento di libero sfogo di qualsiasi frustrazione), era una prassi voluta e favorita dal sistema capitalistico dell'Inghilterra del XVIII secolo (che non a caso aveva inserito il gin nel salario degli operai).

La Gran Bretagna è un paese con sacche di ignoranza incredibili, mancanza di visione di insieme (sul piano nazionale, figurarsi quindi sul piano europeo), paure ed egoismi radicati.
Quindi, semplicemente, quello della permanenza nell'UE non era un tema su cui fare un referendum. E sicuramente non doveva essere consentita una campagna di comunicazione pro-Brexit il cui messaggio era: è venerdì sera, i pub sono aperti e se votate BREXIT avremo gratis birra e gin a fiumi!

Perché la sbornia del giorno dopo è toccata a milioni di ignari e innocenti cittadini europei.

La famosa e osannata foto di Joel Goodman, che ritrae scene di strada a Manchester, nell'ultima notte del 2015. Una foto bellissima, con luci e ombre perfettamente bilanciate, personaggi che sembrano appartenere ad un quadro rinascimentale, pose plastiche quasi michelangiolesche. Il preludio di un 2016... col botto.



13 maggio 2016

La sana dialettica tra potere politico e religioso (che si va perdendo)

Ieri sera sono andato a San Giovanni Valdarno per seguire una lectio di Massimo Cacciari sul tema Il Potere Che Frena (titolo di un suo libro), ospitata nella bella Pieve di San Giovanni Battista.

Premetto che non sono mai stato un fan di Cacciari, ed anzi come politico non mi è mai andato molto a genio. Però devo dire che come filosofo e oratore è estremamente lucido e in grado di trasferire concetti alti ad un pubblico di non addetti ai lavori.

La tesi del suo libro, che parte dall'analisi di testi sacri e autori cristiani, è che il Potere Politico, Potestas, non può mai andare d'accordo con il Potere Religioso, Auctoritas, in una civiltà basata sulla dottrina cristiana (dimenticate "la moneta di Cesare", ve l'hanno sempre spiegata male). L'uno ambisce da sempre a sconfinare nel campo dell'altro. Il "sano conflitto" tra i due poteri sarebbe anzi alle fondamenta della cultura europea.
Purtroppo l'Europa pare stia perdendo questo valore e sempre più si chiede ai politici di occuparsi solo di amministrazione e ai sacerdoti solo di morale.

In chiusura della lectio gli ho chiesto se l'affievolirsi della dialettica tra i due poteri non sia un sintomo di un buio culturale che stiamo affrontando come continente (citando Notte della cultura europea di Giuseppe Maria Zanghì) e cosa questo buio può insegnare agli altri popoli.
Non ha centrato la risposta, perché mi ha detto che noi europei dovremmo insegnare il valore del confronto con l'altro (cosa che non stiamo facendo, rispondendo ad esempio con i muri alle ondate di migranti).
E su questo non ci piove. Ma io intendevo capire se la mancanza di dialettica fra Potestas e Auctoritas, la crisi economica, il materialismo esasperato, l'infelicità diffusa, "il buio stesso" della nostra malata Europa può essere di insegnamento.
La domanda è rimasta e rimane per me senza una risposta.

Ma vorrei chiudere con una parentesi di attualità: mi sembra che Renzi abbia gestito benissimo il "sano" dissenso della Chiesa sulle unioni civili di questi giorni. Si tratta di una dialettica che fa bene alla democrazia e lui non l'ha criticata, ma gestita, direi "contenuta", come la figura del "katechon" (di cui parla Cacciari nel suo libro) fa e deve fare.