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17 febbraio 2024

Invito alla lettura di "Equazioni dell’umano" di Alida Maria Sessa

Ho recentemente letto un bellissimo libro di poesie: "Equazioni dell’umano" di Alida Maria Sessa, edito da De Luca Editori D'Arte.

Credo sia un libro nel quale immergersi con il coraggio di lasciarsi interpellare dai versi, senza indietreggiare di fronte alle risposte che emergeranno nel proprio animo.

Come l’autrice scrive in un suo componimento: “La poesia è un veicolo emotivo, ci sali sopra e ti porta lontano o sfreccia in aria e voli sul vuoto”.

Il vuoto può far paura, così come le emozioni non positive, ma nella vita tutto va vissuto con intensità e il poeta diventa una sorta di Virgilio che ci accompagna nel nostro inferno interiore, passaggio necessario per poter assaporare anche gli sprazzi di paradiso. 


Le emozioni veicolate dai versi di Alida Maria Sessa sono comunque sempre molto complesse, non riducibili ad una valutazione in bianco e nero; si tratta piuttosto di variegate palette cromatiche, dove anche le tinte più cupe nascondono sprazzi di luce. Il lettore sale sulla poesia e si lascia portare dove ha bisogno di andare, dove un ricordo dell’autrice ne risveglia uno suo, dove una riflessione colta in un verso ne richiama un’altra assopita da tempo, dove un dispiacere apre ad una ferita, dove una ferita apre ad una scoperta, dove una scoperta apre ad una gioia viva, vera. Mentre.
Mentre il verso interrotto ci lascia tutto il gusto dolceamaro di aver condiviso con la poetessa una stessa emozione, un medesimo stato d’animo, pur se partorito da menti e cuori diversi.

Come spesso accade per le raccolte di poesie, il libro non è facile da descrivere, poiché ogni componimento è un’esperienza a sé, che merita di essere vissuta, più che raccontata.

Quella che può essere raccontata è, al limite, la struttura dell’opera. Il libro consta di cinque sezioni che raggruppano un totale di novantatré poesie. La prima parte, che dà nome al libro, è titolata “Equazioni dell’umano”; la seconda parte contiene “Poesie sulla poesia”; la terza parte è titolata “Family Life”; la quarta parte, riprendendo il verso di una poesia, titola “I pesci non vedono l’acqua”; l’ultima parte è denominata “Il buffo dell’amore”.

Le sezioni non costituiscono un vero e proprio raggruppamento antologico, sebbene ci siano alcune tematiche comuni (si va dalla fisica quantistica della prima parte all’amore dell’ultima, passando per contagiosi ricordi di luoghi e persone); si tratta piuttosto di un modo di vedere le cose, che influenza il percorso del lettore verso la scoperta della poetica dell’autrice.

Se la poesia sta nell’intenzione con cui ogni giorno posi lo sguardo, come recita Sessa nella poesia “Stringere la vita”, allora l’intenzione posta da chi scrive è di per sé un faro che aiuta il lettore a guardare con occhi nuovi al suo vissuto (passato, presente o futuro che sia).

Trovo che questo sia il grande pregio della poetica di Alida Maria Sessa, ci accompagna in una ricerca di significato che è il significato stesso dell’esperienza letteraria offerta al lettore, parafrasando un verso dalla sua poesia “Vita”.

Potrei citare decine di versi di rara bellezza che mi sono rimasti impressi, ma ribadisco che, per godere dell’opera letteraria, bisogna affidarsi all’esperienza diretta: è solo attraverso la lettura del libro che si può percepire la bellezza e completezza dell’esperienza estetica costruita dalla scrittura di Alida Maria Sessa.

Una nota finale meramente di natura tipografica: avrei preferito che le belle tavole di Enrico Benaglia che accompagnano le sezioni del libro fossero state a colori, per rendere giustizia all’ampiezza delle “sfumature emotive” di cui Sessa è stata capace.


12 gennaio 2015

La Setta della Parola Sola

Titolo del libro

"La Setta della Parola Sola"

Copertina del libro LA SETTA DELLA PAROLA SOLA

Prefazione

[Prefazione di Umberto Eco alla 50ª edizione italiana]

«"Una nuova setta si aggira per l'Europa: la Setta della Parola Sola. Tutte le religioni della vecchia Europa si sono coalizzate in una sacra caccia alle streghe contro questa setta: il papa e il patriarca di Mosca, Gilles Bernheim e Justin Welby, radicali francesi e poliziotti tedeschi. [...]".

Così inizia il romanzo di Latuni e così ho scelto di iniziare la prefazione a questa cinquantesima ristampa che ho il privilegio di introdurre. Inizio così perché non c'è modo migliore di portare subito il lettore nell'atmosfera del romanzo fanta-storico di Marco Latuni e, soprattutto, di chiarirne subito l'aspetto principale che lo caratterizza: infiniti rimandi ad infiniti livelli di interpretazione del testo.
Le arcinote parole del Manifesto del Partito Comunista del 1848 nell'incipit stanno proprio ad indicare questo al lettore: ogni cosa che leggerai significa anche qualcos'altro. E le combinazioni di significati si moltiplicano esponenzialmente man mano che si leggono le citazioni, i riferimenti a fatti di cronaca o i dialoghi dei personaggi costruiti con pezzi estrapolati da altri libri.

Ma Marco Latuni non è un dotto scrittore che vuol mostrare quanto sa e di fatto far sentire ignorante il lettore riempendo di citazioni il romanzo (cosa che qualche critico ha invece scritto di me!); lui lo fa per un fine preciso, direttamente connesso alla trama del libro: vuole dire mille cose, quando i protagonisti del libro si affannano a dirne una sola. Chi ha ragione, autore o personaggi in cerca di autore? Non esiste risposta, o almeno non ne esiste una sola.

Siamo nel 2048, la tecnologia è più o meno come la conosciamo oggi, non ci sono macchine volanti o robot spietati, ed anche la società è simile a quella contemporanea, non ci sono regimi totalitari alla George Orwell, né modi di vivere tanto diversi dai nostri giorni. Forse l'unico aspetto degno di nota che emerge dalle ambientazioni dei capitoli è che il mondo è più secolarizzato e più materialista di come lo consociamo oggi; niente di eccessivo, beninteso, diciamo piuttosto che è il logico punto di arrivo di una retta di regressione lineare tracciata partendo dal livello di religiosità degli inizi del '900 in Europa e passando per il materialismo superficiale della prima decade del secondo millennio.
Ma è in questo contesto di a-religiosità e agnosticismo, che sembra l'atteggiamento dominante del mondo del 2048, che inizia a diffondersi nelle capitali europee una setta molto particolare: la Setta della Parola Sola.
Gli adepti non hanno altre regole se non quella di mantenere il silenzio perenne, sia fra loro che con il resto del mondo, e dedicare la vita a diffondere, pacificamente e in silenzio, una parola sola.
Vanno in giro con un cartello al collo, dove è scritta la parola che hanno scelto, conducono esistenze semplici, miti. Per lo più vivono di elemosine o di lavori dove non è necessaria favella.

Negli anni 70-80 capitava di vedere per le città di tutto il mondo gruppi di adepti al Movimento Hare Krishna, che, con vesti bianche o color zafferano, con i capelli rasati e con codino, cantavano sorridenti e festanti il loro credo, fra suoni di flauti e di tamburelli. Di loro, come di centinaia di altre sette, non c'è più traccia nel futuro descritto da Latuni; in tutta Europa si vedono solo individui silenziosi che se ne vanno in giro con una cartello in mano o al collo, con una parola scritta sopra. C'è chi usa un semplice pezzo di cartone, chi ha inciso a fuoco sul legno la sua parola, chi se l'è tatuata sul petto o sulla schiena, chi l'ha dipinta col suo sangue su un telo bianco e lo va sventolando con vigore in faccia agli uomini del 2048, che guardano sconcertati senza capire.

Eppure qualcuno capisce. Sempre più persone decidono di lasciare le loro esistenze per aderire alla Setta della Parola Sola. Non ci sono capi, non ci sono riti, ci si spoglia di tutti gli averi e si inizia a giare per il mondo "donando" agli altri "la parola sola".
Il romanzo inizia proprio con una ragazza della "Milano bene" che, vedendo un gruppo di adepti camminare silenziosi per le via del centro, scrive con il rossetto la parola "Perdono" sulle pagine di un libro universitario e si unisce a loro.

A dispetto dell'incipit citato all'inizio, poco spazio viene dato al pur affascinante intreccio di spionaggio e contro-spionaggio fra i capi delle principali religioni mondiali (tutti impauriti per l'effetto dirompente che la setta sta avendo sul numero dei fedeli afferenti al proprio credo). Il fulcro del romanzo sono invece le vite delle persone che aderiscono alla setta. Ognuno per motivi diversi, ognuno dando il proprio significato a quella particolare parola.

Decine di personaggi che non hanno un nome e cognome, ma una parola sola. C'è "Felicità", c'è "Dono", ci sono tanti "Amore", ognuno diverso dall'altro, c'è "Casa", c'è "Mare", c'è "Io", c'è "Noi". Ci sono anche tanti "Dio", "Allah", qualche "Buddha" (per lo più gli ex-buddhisti preferiscono "Illuminazione" o "Pace").
Sovente capita che nello stesso gruppo di adepti si ritrovino parole uguali o affini, ma è una condizione temporanea. Se il gruppo "Pace, Serenità, Unità, ecc." incontra nel proprio peregrinare "Io, Basta, Stronzi" c'è sempre l'adepto che si stacca dal gruppo originario, magari quello che l'ha inspirato ad aderire alla setta, per andare con quello che propugna parole molto diverse. Il senso è che leggere una parola bianca fra tante nere o una nera fra tante bianche dà più risalto alla voce diversa e consente quindi all'adepto di meglio far emergere il proprio credo.

Le dinamiche di scelta e di migrazione fra gruppi erranti sono al centro delle vicende narrate con sapiente maestria da Marco Latuni e portano il lettore ad immedesimarsi a tal punto che vorrebbe essere ciascuna di quelle parole.
Forse il vero motivo per cui questo libro tanto complesso è diventato un best seller mondiale è che mette in crisi chiunque. Nessuno ne esce intero, nessuno immune dal fascino dell'essenzialità della scelta che fanno i protagonisti.

Ad ogni cartello alzato in silenzio al cielo c'è un pezzo di noi che va in frantumi. Ed una parte di noi che impara una parola per la prima volta, scoprendone il significato più autentico.»



L'Osservatore Romano: «Un libro meraviglioso e toccante, che è un'irrinunciabile traccia per meditare su se stessi, sul significato che attribuiamo alla vita. In ultima analisi il romanzo è una lunga e sofferta meditazione dell'autore sull'uomo, il suo fine, la sua fine.»

La Nazione: «A tanti sarà capitato di essere in difficoltà nello scegliere un libro da regalare, magari per Natale, ad una persona amica cui si vuole bene. La difficoltà è tanto maggiore quanto più si vorrebbe comunicare con quel regalo; si vorrebbe che quel libro fosse speciale per la persona che lo riceve, ma anche che parlasse un po' di noi, che condensasse significati e fosse in grado di veicolare concetti importanti o emozioni che vogliamo condividere. Immaginiamo ora di regalare solo il titolo. Anzi, peggio, una parola del titolo. Ecco, leggendo La Setta della Parola Sola di Marco Latuni vivrete le vite di decine di persone che sono state in grado di regalare all'umanità una parola sola. E la cosa più sorprendente e che condividerete ogni singola scelta.»

Avvenire: «Commovente, a tratti struggente. Cosa porta l'uomo ad abbandonare il molteplice per focalizzarsi sull'Uno?»

Le Figaro: «Un libro misterioso, pieno di rimandi ad altri libri e denso di significati nascosti; fin dalla copertina alla prima edizione (mai cambiata in tutte le riedizioni, anche nelle altre lingue), che mostra una donna con in mano un cartello. Su quel cartello c'è un nome che tutto il mondo, purtroppo, ben conosce. Che significato ha quella parola "Charlie"? Nessuno all'interno del romanzo; è "solo" una parola "sola", come le tante altre scelte dai protagonisti che incontriamo nel libro. Ma se si cala la trama nella storia contemporanea, che significato ha quella parola? Che significato ha in relazione al romanzo? E che significato in relazione alle nostre vite?»

The Sun: «Un libro che apre degli interrogativi profondi in ogni lettore: chi sono io, quale parola sono? sono stato sempre questa parola o un'altra? o molte altre? e se sono stato tante parole nella mia vita forse è assurdo sceglierne una soltanto? ma se avessi l'energia per dire una parola sola ed una soltanto... quale direi?»

Washington Post: «Un capolavoro assoluto: un libro dove tutti i protagonisti affermano, anzi, gridano al mondo una parola sola, ma che lascia nel lettore solo domande aperte. Soprattutto, forse, perché si grida in silenzio.»

La Padania: «Noi non abbiamo certo bisogno di aspettare il 2048 per dedicare la vita ad una parola sola: PADANIA LIBERA!»

La Frusta Letteraria: «Un libro che sembrerebbe per pochi, ma che ha avuto un straordinario successo di pubblico e di critica. Un libro per molti, quindi, ma non per tutti; specialmente non per quanti credono che "padania libera" sia una sola parola.»

La Repubblica: «Un nuovo modo di scrivere, un romanzo che parte dalle pagine stampate e si completa nel mondo reale, nelle parole che leggiamo sui giornali e nei libri cui quotidianamente ci dedichiamo. Un libro che non è sbagliato definire "sperimentale".»

Autore

Marco Latuni è uno degli autori-rivelazione più interessanti nel panorama letterario italiano degli ultimi anni. Giardiniere di professione da più di vent'anni, dopo l'incredibile successo del libro autobiografico "Io c'ero - Lettere di un padre alla figlia", ha definitivamente intrapreso la professione dello scrittore ed ora è al suo secondo libro.
Il suo stile è semplice, lineare e insieme profondo e toccante. Con "La Setta della Parola Sola" si è cimentato in un genere letterario completamente differente dal primo libro, il che lo rende un autore versatile e mai prevedibile. Umberto Eco ha detto di lui: «Vende come Dan Brown e scrive come me. È lo scrittore perfetto».

6 aprile 2014

Fuori Registro

Titolo del libro

"Fuori registro"


Quarta di copertina

[Dalla prefazione di Luca Martino]  «No, Fuori Registro non è un libro di Starnone sulla malconcia scuola italiana, non è una rock band di fine anni novanta, né il prossimo album di Fabri Fibra.
È un bel libro con un brutto titolo. O con un titolo che c’entra poco con tutto il resto. Non importa, davvero. Importa solo lo stridore fra il percepito ed il sotteso, fra le emozioni di chi scrive e quelle di chi legge. Stridore che nelle immagini più forti è quasi nauseante. Ed allora dovete fare un atto di fede ed entrare nella vita che non avete avuto, o bere “un altro litro di consolazione, prima che arrivi domani”.
Già, perché se volete entrare davvero in Fuori Registro, dovete avere “in corpo il primo vino di una cantina”, come cantava Guccini, o l’ultimo cocktail in uno squallido bar di periferia. Se lo affrontate da sobri rischiate di scorgere solo arte, lì dove l’ubriaco, invece, ritrova tracce di vita vissuta.
Ma anche no. Potreste desiderare di leggere i versi di Pier Paolo Carbone alla lucida luce della vostra vita ragionevole e compassionevole. Potreste volervi sentire superiori nel comfort delle vostre camere arredate con cura, lontani dai sudici vicoli di una città degenere, che sanno di piscio e di tristezza affogata nell’alcol. Già, perché “la birra è un bene rifugio”. Refugium peccatorum. E voi non ne avete bisogno. Potreste trovare ripugnante un verso, un’immagine, una virgola. Voi non siete così.
Ma poi le difese crollerebbero ugualmente. Alla quarta, quinta frase che vi toccherà nel profondo, entrerete in crisi. E potreste sentirvi cani affamati, balene spiaggiate, palmipedi senza coscienza, pappagalli finalmente liberi. Potreste immedesimarvi così tanto nei versi sparsi da pensare che quella vita è proprio la vostra. Magari quella che non avete avuto il coraggio di scegliere.
E potreste sorprendervi, un giorno, a dare un nome ad una protuberanza ghiacciata nel vostro frigorifero. O decidere di smettere di sbrinarlo regolarmente, per vederne nascere finalmente una.»


Der Spiegel: «Il ritratto realistico di una generazione degenere, lo specchio di un'Italia che vive una crisi morale oltre che economica.»

Washington Post: «Un capolavoro! Carbone, al suo esordio letterario, sorprende per la maturità dello stile e la profondità dei contenuti.»

L'Osservatore Romano: «Se potessimo lo inseriremmo subito nell'Index Librorum Prohibitorum. Sono autori come questi che ci fanno desiderare il ritorno della Santa Inquisizione!»

La Frusta Letteraria: «Chiari ed inequivocabili i riferimenti a libri culto della letteratura americana, come Sulla strada di Jack Kerouac e Post Office di Charles Bukowski.»

Il Vernacoliere: «Alla redazione il Pippo l'è garbato da matti. Che dé, più prova della su’ bravura ‘un ci pol’esse’!»


Autore

Pier Paolo Carbone è l'ultimo dei grandi scrittori italiani ispirati dalla Beat Generation. Ed anche il primo che lo neghi apertamente. Vive di parole come solo i markettari sanno fare (uomini del marketing, si intende). Ma non disdegna di vivere di sogni, come solo i consumatori sanno fare.
"Fuori Registro" è il suo primo romanzo, tradotto in 18 lingue e accolto in maniera contrastante dalla critica di tutto il mondo. Ha recentemente dichiarato che è felice di non essere compreso; in fondo, autocitandosi, "domani potrebbe essere il giorno giusto per non farsi capire".


29 agosto 2013

Io c'ero - Lettere di un padre alla figlia

Titolo del libro

"Io c'ero - Lettere di un padre alla figlia"


Quarta di copertina

«Quando ti ho scattato questa foto io ero in bilico su un pontile traballante della riva sud-ovest del lago di Como. Tu volevi che nella foto venissero anche le papere e quella era l'unica posizione possibile che accontentasse anche tua madre, che voleva venissero nello sfondo le ville sui verdi pendii attorno al lago. Dopo lo scatto caddi nell'acqua e l'unico pensiero fu quello di salvare la macchina fotografica. La qual cosa, fortunatamente, mi riuscì. Tu avevi tre anni, ridevi di gusto nel vedermi tutto bagnato, ed io ero colmo di gioia per averti fatto ridere. E per aver tenuto il rullino lontano dall'acqua.»

Ogni lettera una foto, ogni foto una situazione, un luogo, un'atmosfera, un ritratto di famiglia in cui manca sempre il padre. Dal primo giorno di vita fino ai 18 anni, Marco Latuni ha scattato migliaia di foto alla figlia, senza mai essere incluso nelle stesse. Per questo decide di tenere una sorta di diario segreto in cui "si include" nello scatto, raccontando alla figlia, per ogni foto, tutto ciò che c'era "aldiqua" della macchina fotografica: lui, con i suoi pensieri, le sue emozioni, il suo ruolo nella gita di famiglia o nella festa di quartiere.
Scrive in un capitolo: «Forse sono l'unico padre al mondo cui mai nessuno ha proposto "Dai che questa la scatto io". E forse sono la persona che più di ogni altra l'avrebbe desiderato.»


Washington Post: «Un album di famiglia che è, in realtà, un'opera letteraria.»

El País: «Commovente, a tratti struggente. La vera storia di un padre, che racconta alla figlia ogni scatto in cui l'ha ritratta e nel quale, ovviamente, non è presente.»

Il Libraio: «Il caso letterario dell'anno, da un autore sconosciuto al grande pubblico. Più di 100.000 copie vendute in un solo mese.»

The Sun: «Nelle intenzioni di Marco Latuni le tante lettere associate alle tante foto avrebbero testimoniato alla figlia che, in ogni momento importate della sua vita, lui c'era. Voleva rilegarle e regalargliele al compimento dei 18 anni. Ma la figlia scappa di casa la notte del suo diciottesimo compleanno. E Latuni, per raggiungerla, non ha altra scelta che pubblicare le lettere. Umberto Eco ha scritto recentemente: "È un bene per la letteratura mondiale che quella ragazza sia scappata di casa"


Autore

Marco Latuni è al suo primo libro alla tenera età di 46 anni. Giardiniere di professione da vent'anni e fotografo della domenica da una vita, non ha mai scritto molto più che qualche fattura. Eppure "Io c'ero" è diventato un bestseller a pochi mesi dalla pubblicazione.
Il suo stile è semplice, lineare e insieme profondo e toccante. Parla al cuore di chi lo legge, e ai migliaia di padri che si immedesimano nelle emozioni che descrive.


15 luglio 2013

Il simbolo infernale del codice segreto dell'angelo di Caravaggio

Titolo del libro

"Il simbolo infernale del codice segreto dell'angelo di Caravaggio"

Dipinto di Caravaggio: San Matteo e l'angelo

Quarta di copertina

[Dall'introduzione di Umberto Eco all'edizione italiana] «Visto che parlavo sempre male di Dandy Browny, mi hanno chiesto di scrivere una prefazione al suo nuovo romanzo. Pensavano così di mettermi a tacere. E ci sono riusciti.»


New York Times: «Dandy Brownie ha superato se stesso: decisamente il titolo più criptico fra tutti i suoi thriller.»

Washington Post: «Una trama avvincente, un ritmo incalzante, un finale imprevedibile. Non riuscirete a trovare il tempo nemmeno per andare a bagno. O, se già ci siete, vi rimarrete inchiodati fino all'ultima pagina.»

L'Unità: «Chi si aspetta il solito romanzo alla Brownie ambientato in Europa, dove un professore americano esperto di simbologia salva il mondo scoprendo messaggi in codice dove per secoli professori di storia dell'arte hanno visto solo dipinti, si sbaglia. Questa volta il romanzo è ambientato in Africa.»

La Padania: «Bellissimo libro, ma Brownie poteva risparmiarsi tutti quei personaggi troppo abbronzati e dal grottesco aspetto di oranghi.»


Autore

Dandy Brownie è sicuramente uno dei più noti autori di romanzi thriller al mondo. Pare non sia mai uscito oltre i confini della sua città natale nel New Hampshire, eppure descrive nei suoi libri alla perfezione città e opere d'arte di tutto il mondo. Aiutato da internet e da qualche guida Lonely Planet, si dice.
Per la MondaTevi ha già pubblicato "Il segreto dell'Ordine Segreto Della Croce di Malta", "Il templare che rifiutò di bere dal Santo Graal" e "I misteri del Vaticano perduto".  Con il suo ultimo libro Brownie conclude la serie di thriller che vedono come protagonista Robby Lingord, brillante esperto di simbologia religiosa e amante del mistero più misterioso che si nasconde dietro le opere d'arte.


24 gennaio 2013

L'uomo che si asteneva

Titolo del libro

"L'uomo che si asteneva"


Quarta di copertina

Il romanzo si apre con una scena piatta, senza alcun pathos, quasi a preannunciare un ritmo inesorabilmente lento: nel parlamento regionale della Bassa Sassonia, Ulrich Anders, neo-eletto fra le fila della CDU, assiste tra lo svogliato ed il sopito al susseguirsi di importanti dibattiti e relative votazioni, astenendosi puntualmente.
Anche in altri momenti di vita, nei quali una qualche scelta sarebbe auspicabile, lì dove non obbligatoria, il protagonista evita puntualmente di prendere una decisione e, semplicemente, si astiene. Fino al tragico epilogo che chiude il romanzo, nel quale Ulrich, fermo in un crocevia perché indeciso se voltare a destra o a sinistra, viene investito da un TIR in transito e muore.
«Non so. E comunque non ora, forse domani» è la frase che Vico Ciattima mette spesso in bocca a questo anti-eroe dei nostri giorni, del quale tuttavia non dà mai un giudizio netto; si limita a descriverne scene di vita quotidiana, di quotidiano "astensionismo", evidenziando così tutti i paradossi e le miserie di una vita passata a procrastinare, senza prendere mai posizione.


Der Spiegel: «Il ritratto impietoso di una politica degenere, lo specchio dell'Italia che Ciattima evita per pudore di chiamare palesemente in causa.»

Washington Post: «Un libro dalla trama inesistente e dal ritmo lentissimo. Ma proprio per questo un capolavoro di metafore e riflessioni indotte, solo suggerite dagli episodi narrati, mai gridate.»

L'Osservatore Romano: «Quello che i critici di mezzo mondo hanno interpretato come un J'Accuse di Ciattima alle responsabilità della classe politica, è in realtà una profonda riflessione filosofica sull'insostenibile onere della scelta per l'uomo secolarizzato, senza più riferimenti religiosi.»

La Frusta Letteraria: «Chiaro ed inequivocabile il riferimento a L'uomo senza qualità di Robert Musil.»

La Nazione: «Sublime la scena di Ulrich Anders sull'autobus, che impiega sette fermate per decidere se alzarsi e far sedere un'anziana signora; la quale nel frattempo scende e lo leva dall'impiccio di prendere una decisione.»

L'Adige: «Dellai assicura: "Queste cose capitano solo in Germania".»


Autore

Vico Ciattima è un parlamentare italiano del Partito Democratico, che ha militato in gioventù nel PCI prima e nei DS poi. Ha scritto diversi saggi di inchiesta sull'assenteismo degli eletti in Camera e Senato, pubblicando nel 2012 anche una classifica dei parlamentari meno attivi delle ultime 3 legislature ("Se questo è un politico" per Editori Laterza).
"L'uomo che si asteneva" è il suo primo romanzo, tradotto in 8 lingue e accolto con favore dalla critica di tutto il mondo.

23 gennaio 2013

Braciola di maiale con erbe aromatiche, formaggio e filetto di acciuga

Titolo del libro

"Braciola di maiale con erbe aromatiche, formaggio e filetto di acciuga"


Quarta di copertina

[Dall'introduzione di Antonella Clerici all'edizione italiana] «Chi vuole avvicinarsi al nuovo libro di cucina di Lardon deve dotarsi di tanta fame e pochi pregiudizi. Gli abbinamenti che lo chef americano propone sono a dir poco arditi e le foto dei suoi piatti posso generare non poca diffidenza iniziale. Ma quando il lettore più intraprendente proverà a seguire le sue istruzioni e a cucinare una delle 50 eccezionali ricette del libro, rimarrà stupito di quanti sapori si possano sprigionare dal mix sapiente di pochi ingredienti. Unica regola: violare tutte le regole della cucina tradizionale!»


New York Times: «Da leccarsi le dita. Anche solo per girare le pagine.»

Cook's Illustrated: «Il trionfo del gusto sulla forma; il nuovo libro di Jerry Lardon convince perfino Gordon Ramsay.»

Il Manifesto: «Non un libro di cucina come tanti, ma pura innovazione nell'arte culinaria; in una parola: rivoluzionario!»

Trentino-Corriere delle Alpi: «Uno chef che scrive come mangia: benissimo.»


Autore

Jerry Lardon è uno degli chef più eclettici del panorama gastronomico mondiale. Esponente di spicco della FoodArt negli anni '90, ha successivamente dedicato la propria vita professionale alla ricerca degli abbinamenti culinari più improbabili.
Per la Marks & Spencer ha già pubblicato "Tutti pazzi per la meringa", "Le ricette del Monte Sion" e "Dieta è una brutta parola".  Con "Braciola di maiale con erbe aromatiche, formaggio e filetto di acciuga" si è definitivamente affermato come il più autorevole fra gli innovatori dell'arte dei fornelli.


22 gennaio 2013

Il Matto di Trento

Titolo del libro

"Il Matto di Trento"


Quarta di copertina

«[...] Puoi vederlo ogni mattina, alle 8.00 in punto, nella periferia nord di Trento, che cammina all'indietro, con il suo incedere lento e meditato. Puoi vederlo col sole, il vento, la pioggia, la grandine, la neve. Puoi vederlo d'estate e d'inverno, sempre alla stessa ora, che pratica il suo personale rituale: la camminata all'indietro.»
Cosa nasconde quell'uomo di origine cinese? Quale assurda vicenda si nasconde dietro quel personaggio misterioso che gli abitanti della zona chiamano il Matto di Trento?
Una storia storia umana affascinante, un thriller avvincente, dove bugie, pregiudizi e verità sono inestricabilmente connesse.


New York Times: «Strepitoso, il libro-evento di un maestro della narrazione, che avrà molto da dire sui thriller psicologici del terzo millennio.»

The Indipendent: «Nessuna trama ha mai appassionato tanto, nessun personaggio ha mai commosso tanto.»

Il Manifesto: «Illuminante l'ultimo libro di Tramulnacoi: fa compiere al protagonista un gesto rivoluzionario: cammina all'indietro mente il mondo persiste nell'andare avanti.»

L'Adige: «La vicina di casa giura: "Stava solo facendo ginnastica!"»


Autore

Tramulnacoi è lo pseudonimo di un personaggio non meglio precisato che scrive libri da una ventina di anni su Zen, haiku e filosofie orientali. "Il Matto di Trento" è il suo primo thriller, ispirato ad una storia vera. L'unico suo libro che abbia venduto più di 100 copie.


20 gennaio 2013

Liber Librorum

Possiedo un quaderno dove mi annoto tutti i libri che leggo. L'ho iniziato a redigere nel settembre del 2000, ma la catalogazione risale all'estate del 1999. In 12 anni e mezzo ho letto 400 libri. Un libro ogni 12 giorni.
Ho chiamato questo archivio "Liber Librorum", che i più accorti latinisti potranno tradurre non solo come Il libro dei libri ma anche Il figlio dei libri.
Nomen omen, quindi.

Fino a 4 anni fa avevo la media di un libro a settimana, ma poi, vuoi per il lavoro, vuoi per la famiglia, i tempi di lettura si sono dilatati, e adesso rischio di arrivare ad un libro ogni due settimane. Tuttavia la voglia di imbattermi in nuove storie, in nuove visioni del mondo, permane.

Ecco quindi che, negli ultimi giorni, mi è tornata alla mente un'idea nata nel profondo nord, mentre mio cugino ed io macinavamo chilometri in macchina lungo le strade di Germania, Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Austria (vedi On the road in Northern Europe) .
Francesco spesso se ne usciva con delle frasi sintetiche, che "fotografavano" il posto dove stavamo passando e lo eternavano con il titolo di un libro mai esistito: "Ultima alba a Vilnius" o "Il Kebabbaro di Ostrava".

Il progetto editoriale che subito caldeggiai era quello di scrivere un libro di possibili, ipotetici, magari anche assurdi libri, rigorosamente inventati. Per ogni libro avremmo scritto solo il titolo, la quarta di copertina e magari qualche nota biografica dell'autore.
Ma, come tutte le belle idee, dopo 9 mesi non si è ancora concretizzata.

Siccome la voglia di leggere nuovi libri è tanta, e visto che ho un titolo perfetto (perso dal mio archivio di libri letti), ho deciso di aprire una nuova categoria di post: Liber Librorum.
Ogni post, un libro. Mai letto, perché mai scritto.