Cerca nel blog

20 maggio 2026

20 anni di questo blog. Venti anni di pensieri "in viaggio", alla ricerca di un senso.

20 maggio 2026 - 20 maggio 2006


Vent'anni fa, il 20 maggio 2006, aprii questa pagina bianca e scrissi le prime parole di quello che ho chiamato Whole World Trip...Un "blog di viaggio", sì, ma dove il viaggio non era mai solo geografico. Era filosofico, politico, economico. Era dentro e fuori. Era nel mondo e nel tempo.

Oggi, guardando indietro, vedo qualcosa che non sapevo di stare costruendo: un archivio della mia coscienza intrecciata con quella collettiva. Un diario pubblico nel quale le mie osservazioni (o ossessioni) personali finivano sempre per incontrare quelle di un'epoca intera.



I numeri di un viaggio lungo vent'anni

Prima di tutto, i numeri: circa 450 articoli pubblicati in venti anni, con una distribuzione molto irregolare che racconta da sola la storia di questo blog.

AnnoPost
200633
200733
2008        35
200938
201031
201135
201272 (picco assoluto)
201340
201411
20155
201612
20175
20183
20194
20203
20213
20222
20231
20243
20251
20262 (incluso questo post)

La curva discendente non è pigrizia. È cambiamento di vita: la fondazione di GESTA nel 2012, le figlie che arrivano, il lavoro che assorbe. Ma anche una maggiore consapevolezza: quando scrivo, voglio avere qualcosa di reale da dire. La quantità ha lasciato spazio alla densità.


2006–2009: Gli anni dell'esplorazione. Il mondo pre-crisi.

Ho iniziato questo blog nell'anno in cui lìItalia vinceva i Mondiali di calcio e il paese ancora non sapeva di essere sull'orlo di una crisi strutturale. Il mondo era in espansione, Google era giovane e glorioso, Facebook muoveva i primi passi globali.

Io ero a Cambridge, a Pisa, a viaggiare. Il blog nasceva come diario di quella irrequietezza: Perché questo Blog era la domanda, e la risposta era il viaggio stesso — fisico, intellettuale, sentimentale. In quegli anni scrivevo di tutto: di partenze difficili, di adii sulla soglia di casa con le valigie in mano (Addio Pisa). Scrivevo di BMW Motorrad che si interessava al mio progetto di girare il mondo in moto. Di Cambridge, delle persone incontrate, di ministri e principi.

Erano anni in cui il web era ancora un posto dove si scriveva per passione, non per algoritmo. In cui un blog poteva ambire ad essere una piccola comunità di pensiero libero.


2010–2012: La grande crisi. End of the World Economy.

Nel 2008, Lehman Brothers collassava. Nel 2010, la Grecia chiedeva il salvataggio. Nel 2011, l'Italia rischiava il default e Berlusconi cadeva sotto la pressione dei mercati. Lo spread era diventato la parola che tutti pronunciavano a cena.

Io stavo guardando tutto questo, e nel 2012 — l'anno più prolifico della mia storia da blogger con 72 post — ho scritto quello che considero il progetto più ambizioso di questo blog: End of the World Economy, un "manuale di economia della fine del mondo" in 31 capitoli, pubblicati ogni giorno dal 21 novembre al 21 dicembre 2012, il giorno della presunta fine del mondo secondo il calendario Maya.

Era ironia, certo. Ma era anche una riflessione serissima. Attraverso lo spettro dell'apocalisse ho parlato di Adam Smith e della divisione del lavoro, della speculazione finanziaria e dell'effetto leva, dei titoli derivati che avevano quasi distrutto il sistema economico globale. Ho parlato di cosa succede all'uomo quando viene privato della fiducia nelle istituzioni, quando il "sentiment" — termine tecnico della finanza comportamentale — crolla insieme agli spread. Ho parlato della Ricchezza delle Nazioni per spiegare come, in un mondo chiuso su se stesso, si produca solo povertà.

E, nel mezzo di tutto questo, ho parlato di emozioni, di speranza, di lentezza, di libri da portare nel rifugio anti-apocalisse. Perché la crisi economica del 2008-2012 non era solo un fatto tecnico: era una crisi etica e morale, una messa in discussione dei fondamenti su cui avevamo costruito un modello di sviluppo insostenibile.

Cosa abbiamo imparato dalla Fine del Mondo — il Capitolo 31 — era una lista di 31 lezioni. La prima: che la specie umana si avvia verso l'estinzione, ed è solo questione di tempo. L'ultima: che forse non abbiamo imparato niente, ma almeno ci abbiamo provato.


2013–2015: Politica, economia, web. Il mondo si digitalizza.

Passata la psicosi della fine del mondo, il mondo non era finito. Ma era cambiato. In Italia si votava con il Porcellum, nasceva il Movimento 5 Stelle, Renzi scalava il PD. In Europa si continuava a litigare sull'austerità.

Io fondavo GESTA e cominciavo a scrivere con più consapevolezza professionale. Il blog diventava anche uno spazio per ragionare su SEO, web marketing, nuovi domini gTLD, la filosofia dell'information technology. Mi chiedevo perché ci volessero dei filosofi che si occupassero degli standard del web. Non era una domanda retorica, era un auspicio.

Il volume dei post calava, ma la riflessione aumentava. Meno diari, più saggi.


2016: Il referendum Renzi-Boschi. L'Italia conservatrice.

Il 2016 è stato, a livello globale, l'anno delle scosse tettoniche: la Brexit, l'elezione di Trump, la crisi della politica tradizionale in tutto l'Occidente. In Italia, il referendum sulla riforma costituzionale di Renzi-Boschi.

Ho scritto Arianna, il futuro avrà i tuoi occhi pensando alla mia bambina appena nata e ho votato Sì, spiegando la differenza tra leader e follower, tra chi vuole cambiare e chi difende lo status quo. Il No ha vinto. L'Italia era — ed è rimasta — fondamentalmente conservatrice.

Ci pensavo anche dieci anni dopo, scrivendo del Referendum sulla Riforma della Magistratura nel marzo 2026: stessa dinamica, stesso Paese, stesso fronte trasversale del No. L'Italia non è cambiata. O forse sono io che non ho smesso di sperare che cambiasse.

Sempre nel 2016 ho contribuito alla pubblicazione e promozione della teoria della Liquidità Distribuita, una proposta di politica monetaria per stabilizzare i sistemi economici complessi senza sperequazioni. L'ho presentata a Carlo Calenda, che l'ha trovata interessante, ma non si è mai impegnato veramente a capirla. La sua ascesa politica era ancora di là da venire e ne ho parlato in parte successivamente sempre su questo blog.


2017–2020: Pochi post, molti eventi. La politica prima di tutto.

Gli anni del populismo trionfante — Salvini, Grillo, poi la caduta dei governi gialloverde e giallorosso, la pandemia. Io scrivevo poco, ma quando scrivevo era quasi sempre di politica. Il blogging si era fatto più raro e più personale.

Nel 2019 ero al Congresso di Volt Italia a Firenze e incontravo Carlo Calenda. Nel 2020 scrivevo con il mondo chiuso in casa, la pandemia che tutto travolgeva, e il blog era uno dei pochi spazi in cui cercavo di mettere ordine nel caos.


2021–2024: Amici, viaggi, intelligenza artificiale.

Nel 2021 scrivevo dell'incontro con il Principe Filippo d'Inghilterra, avvenuto quindici anni prima nella Old Library del Gonville & Caius College di Cambridge, quando ero "guardian degli orti" e lui veniva a conferire la laurea honoris causa al Premier indiano. Buon viaggio Filippo, al prossimo gin: un omaggio a un incontro che durava pochi minuti e che le mie figlie avevano trasformato in leggenda familiare.

Nel 2022 mi fermavo a fare una retrospettiva professionale a quarant'anni. Capivo che la vera libertà non è non rispondere al telefono la sera, ma avere chiara la propria missione. Capivo che a volte è meglio poco inchiostro su carta che migliaia di gigabyte nel cloud.

Nel 2023 l'intelligenza artificiale irrompeva ovunque. Io scrivevo di SEO nell'era dell'AI, di come si stesse passando dalla ricerca alla domanda, dall'informazione alla risposta. Nel 2024 coniavo il termine AI Stuffing per descrivere il fenomeno dei contenuti spazzatura generati con i modelli di linguaggio — una patologia della nostra epoca che rischia di far perdere all'umanità più tempo di quanto gliene faccia guadagnare.


I temi ricorrenti: un filo rosso attraverso vent'anni

Guardando indietro, vedo che ho scritto sempre delle stesse cose, in modi diversi:

La politica e il riformismo. Ho votato Sì a tutti i referendum progressisti, ho sostenuto prima Renzi e poi Calenda, ho criticato il populismo da destra e da sinistra. Mi identifico con la Sinistra come sistema di valori, non come partito. In Italia, questi due mondi non si sono mai incontrati davvero.

L'economia come fatto etico. La crisi del 2008, l'End of the World Economy, la Liquidità Distribuita: ho sempre pensato che l'economia non sia una scienza separata dalla morale. Che il modo in cui organizziamo gli scambi di valore dica chi siamo come società.

Il web e la comunicazione. Ho visto nascere i social media, la SEO, i blog, i podcast, gli LLM. Ho sempre cercato di capire cosa succede quando lo strumento cambia il messaggio — e quando il messaggio smette di avere valore perché lo strumento lo produce senza sforzo.

I viaggi come forma di conoscenza. Cambridge, la Scandinavia, gli USA, Pisa. Ho sempre creduto che spostarsi fisicamente sia un modo per spostarsi mentalmente. E che restare fermi, invece, sia a volte la scelta più coraggiosa.

La poesia come resistenza. Il Poetry Corner non è mai stato un ornamento del blog. Era — ed è — la sua anima più vera. Quando le parole non bastano a spiegare, i versi arrivano dove la prosa non riesce.

Gli amici e i lutti. Ho scritto di amici, ho scritto di chi se n'è andato. Forse scrivere è stato anche un modo di curare il dolore. Perché chi ci lascia merita di essere ricordato e amato nel ricordo.


Vent'anni dopo: cosa rimane

Rimane questo blog, con le sue imperfezioni e i suoi silenzi. Rimane la certezza che scrivere in pubblico — davvero, senza la rete di protezione dell'anonimato — sia un atto di responsabilità. Ogni articolo pubblicato qui è firmato, datato, verificabile. È parte di un archivio della coscienza.

L'Italia del 2026 assomiglia all'Italia del 2006 più di quanto vorrei ammettere. Il mondo del 2026 assomiglia a quello che descrivevo nella serie di post catalogati come End of the World Economy nel 2012. Oggi viviamo guerre all'epoca impensabili; la Russia che invade l'Ucraina (24 febbraio 2022), Israele che vuole cancellare i palestinesi e invade Striscia di Gaza (27 ottobre 2023) e Libano (1° ottobre 2024), gli Stati Uniti che attaccano l'Iran insieme ad Israele (28 febbraio 2026). Ad oggi sono più di 4 anni di guerre internazionali delle quali non si vede la fine, senza contare gli innumerevoli altri conflitti nel globo, meno mediatici ma ugualmente devastanti.
Raramente scrivo di guerra, perché non voglio dare energia a questo concetto assurdo. Ma il mondo che  immaginavo si avvicina sempre più, proprio a causa di questa divisione, questo pensare che l'Altro sia altro. L'Altro siamo noi. Ontologicamente. 

Ma veniamo al mio lavoro, altro filone ricorrente in questo blog, e parliamo di AI. L'intelligenza artificiale sta facendo alla comunicazione quello che la crisi finanziaria del 2008 e il post-covid hanno fatto all'economia: liberare potenze enormi (tramite iniezioni di liquidità con creazione di debito) senza che nessuno si sia preoccupato abbastanza delle conseguenze etiche e di impatto sulle generazioni future.

Di fronte a questi scenari, rimane la voglia di guardarli con lucidità, senza pessimismo, ma con l'intento di cogliere qual è la sfida trasformativa che mi sollecitano; perché il perimetro di azione su cui abbiamo potere è tutto interiore, ed è una delle poche cose che ho capito, dopo 20 anni di ricerca di senso. 

Mi auguro di poter continuare a scrivere su questo blog, condividendo più domande che certezze forse, ma con autentico spirito di apertura alle idee altrui. Rileggendo molti post, infatti, mi sono reso conto che erano mossi dalla voglia di affermare un'idea, criticandone un'altra. Spero che in futuro possa essere più aperto alla condivisione autentica, senza forme di prevaricazione dell'Altro. Che sono io, che siamo noi. L'apertura di cuore è la via per canalizzare l'amore. E c'è bisogno di amore in questo mondo. 

Luca Martino
20 maggio 2026 — Figline Valdarno