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10 ottobre 2020

Il Dilemma Sociale: seguire o non seguire? Follow or Unfollow? E soprattutto: basta dire "io l'avevo detto"?

Un caro amico, che sa qual è il mio lavoro, mi ha suggerito di vedere il documentario "The Social Dilemma" su Netflix.


L'ho visto, e non ci ho trovato nulla che già non sapessi. Anzi, proprio la conoscenza di quegli algoritmi incriminati di cui si parla nel documentario è alla base di gran parte del mio successo professionale.

Però la visione del film, che consiglio a tutti, ha prodotto in me un altro tipo di "dilemma".
Usare una tecnologia sbagliata, avendo il controllo del fine ultimo, è giusto? Oppure, proprio perché si riconosce che il mezzo è intrinsecamente sbagliato, bisogna rinunciarvi?

SEGUIRE O NON SEGUIRE? 

Follow
e Unfollow sono termini che ormai attribuiamo non a dinamiche sociali, ma ad azioni progettate per i Social Network. Eppure, è tutto lì il perimetro della scelta dell'individuo: schierarsi.

Io ho creduto, per anni, di essermi sufficientemente "schierato".

Nel lontano 2011 teorizzavo l'influenza dei progressi del Web sulla società civile:
"Cos'è il Web 3.0"

Nel 2012 scrivevo che la perdita dell'oggettività nei risultati di ricerca era un problema:
"Confessioni di un SEO Specialist pentito"

Nel 2013 scrivevo che il monopolista delle ricerche sul Web era poco trasparente e perseguiva, con le proprie politiche aziendali, meramente il profitto:
"Google, don't be evil... togli il Not Provided e ridacci la Long Tail"

Nel 2014 scrivevo che non si possono lasciare scelte di carattere globale ai tecnocrati, ma ci vogliono umanisti e filosofi per indirizzare il progresso tecnologico:
"I nuovi domini, la vecchia SEO... e perché ci vorrebbero dei filosofi che si occupassero di standard ed Information Technology"

Non mi sono limitato a scrivere su questo blog. In un tavolo di lavoro alla Leopolda 5, proposi all'allora Sottosegretario di Stato del Ministero dello Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni nel governo Renzi, Antonello Giacomelli, di fare un intervento legislativo per le scuole dell'obbligo sulla "formazione all'uso del Web e dei Social Media". L'obiettivo era formare le giovani generazioni sui funzionamenti degli algoritmi dei colossi dell'economia digitale, spiegare che non restituiscono una verità oggettiva, ma solo quello che è funzionale ai loro obiettivi di business.

Un tempo ci insegnavano a sfogliare l'enciclopedia, ora nessuno spiega ai giovani che fare una ricerca sul Web o sui Social Media segue logiche completamente diverse dalla restituzione di risultati che hanno a che fare con "la verità".

Sono tutti temi che troverete nel recente documentario di Netflix. 

E, anche se ho sollevato tali problemi etici con molti anni di anticipo rispetto alla "sensibilità pubblica", non mi sento esente da colpe: li ho denunciati, ma ho continuato ad usare la loro tecnologia, tecnologia che ha prodotto "mostri", come Trump e i terrapiattisti.
Certo, con fini opposti, spesso nobili, o comunque eticamente affini al mio sentire. Ma siamo ancora una volta di fronte al dilemma: la mia etica può decidere cosa è giusto o sbagliato per altri individui, per altre sensibilità? Oppure la conoscenza di certi strumenti tecnologici mi consente di manipolarli?
Il problema è, oggi più che mai, che il mezzo che veicola la comunicazione non è neutro.

La mia più grande frustrazione è che non mi basta più dire "io l'avevo detto".
Vorrei aver saputo scegliere una terza via.

20 agosto 2020

Droga, Drughi e Draghi

Non bisogna essere un drago per capire e sottoscrivere quello che ha detto Mario Draghi al meeting di Comunione e Liberazione di Rimini il 18.08.2020. Nella sostanza un discorso bello perché vero, forse anche sentito. Ma tardivo e quantomeno inutile, ora come ora.


Quello che mi sorprende è il clamore che il suo discorso ha avuto. Significa che in Italia la stragrande maggioranza della popolazione, giornalisti inclusi, è analfabeta rispetto a nozioni basiche di Economia Politica.

Viviamo in un Paese di Drughi (non nell'accezione di "tifosi della Juventus", ma di "nullafacenti fancazzisti" seguaci dello stile di vita del Grande Lebowski). Sono tutti pronti a darsi da fare per riscattare la lesa maestà di un tappeto, ma non fanno nulla per preservare le dinamiche che consentono la sopravvivenza socio-economica di uno Stato.

Di quale droga si fanno i nostri politici per emettere debito senza capire cosa significa sul lungo periodo??

Forse della droga del "consenso", quella roba che gli consentirà di essere rieletti alle prossime elezioni.

Permettetemi di spiegarvi quello che ti insegnano nelle primissime lezioni di Economia Politica: fare spesa pubblica emettendo debito è giusto e eticamente accettabile solo ed esclusivamente se quella spesa ha ricadute dirette sulle generazioni che ripagheranno il debito.

Treno a levitazione magnetica

Facciamo un esempio spicciolo, all'inverso: devo costruire una rete ferroviaria a levitazione magnetica ad altissima velocità e grande risparmio energetico, che richiederà 20-30 anni per essere attiva e funzionante; se la costruissi con i soldi delle tasse della popolazione lavoratrice di oggi, che probabilmente non la userà, o la userà per pochi anni, sarebbe ingiusto. In tal caso è giusto emettere debito pubblico, che sarà ripagato da chi beneficerà della lungimiranza di questi investimenti in infrastrutture.

Ma se si emette debito pubblico per pagare le pensioni a generazioni di privilegiati, se si emette debito pubblico per pagare i sussidi ai furbetti del cartellino e del Parlamento, che giustizia c'è in tale debito??

Provvedimenti come "Quota 100", esempio lampante di spesa improduttiva finanziata con emissione di debito, dovrebbero essere illegali in un Paese civile. 

Ecco, Draghi non ha fatto nient'altro che dire una serie di ovvietà. Sono sconvolto della risonanza che hanno avuto le sue parole, perché significa che pochi in questo ignorantissimo Paese conoscono i principi etici che ci sono dietro l'emissione di debito pubblico.
Se si lodano le sue parole è perché fino ad ora si è ricorso al debito con leggerezza e ingiustizia di fondo.

Ho già spiegato il ruolo dei giovani in un post metaforico che ripercorreva la storia economica dell'Italia.  

Essere giovani non può essere, oggi più che mai, solo una questione anagrafica: è una questione di parte. Chiunque può scegliere di stare dalla parte delle future generazioni, scegliendo, in politica ed economia, chi guarda sul lungo periodo e agisce non per tornaconto elettorale, ma secondo ideali di giustizia ed equità generazionale. 

26 aprile 2020

La Trincea Infinita


La sfida di questa quarantena l’ho persa. La consapevolezza di ciò ha un sapore amaro.

Dopo “appena” 38 anni di vita, mi sono fatto un’idea del perché sono venuto al mondo. Tra studi di filosofia, religione, Cabala, esoterismo, una qualche idea del senso della Vita me lo sono fatto: siamo qui a giocare un complesso gioco, nel quale siamo chiamati ad esprimere la versione migliore di noi.
Che è il modo di tornare all’Uno dal quale proveniamo, sentendoci parte, “essendo” parte del Tutto che ha giocato al gioco della Separazione, affinché potesse meritarsi la ricompensa dell’essere Uno. Dell’Essere.

Le difficoltà esterne, come questa emergenza da Coronavirus, accelerano le dinamiche della sfida e possono portarci agli estremi: diventare migliori o peggiori.

Ecco, io dopo più di 2 mesi di isolamento e 38 anni di gioco nel gioco della Vita, mi sono reso conto di aver perso. O di stare perdendo, se vogliamo essere ottimisti e sperare in un goal nei minuti di recupero.

Il motivo? Sinceramente non lo so.
Sicuramente n
on basta conoscere, o credere di conoscere, le regole del gioco, per andare a meta; serve allenamento, focus sull’obiettivo, determinazione e, soprattutto, essere disposti a perdere tutto.

Questa quarantena mi ha posto di fronte a scelte che mi si ripresentano da anni: quanto tempo dedicare al lavoro, quanto alla famiglia, per cosa lottare, cosa lasciar perdere, dove essere determinato, dove essere flessibile, a cosa rinunciare, a cosa puntare.
Noi scegliamo ogni singolo istante della nostra vita, e le scelte sono alla base del gioco.

In questa quarantena ho scelto di lavorare mediamente 14 ore al giorno (2-3 ore in più di quanto facevo prima), pur avendo 3 figlie a casa cui badare.
Ho scelto di dare loro l’attenzione e il tempo che si dà ad una call sbrigativa e sgradita, che ti capita in mezzo ad un serrato piano di lavori.
Ho scelto di ritirarmi “in trincea”, come ormai chiamo il mio angolo computer sul soppalco di casa, come gesto di resistenza estrema all’emergenza che ci vuole proni.
Ho scelto di resistere a modo mio, tuffandomi nel lavoro e dedicandomi ancora di più agli obiettivi dei miei clienti. Ma ogni notte fatico ad addormentarmi, nonostante l’ora tarda.

Ho scelto di lavorare e non fatturare, per essere solidale con chi è fermo per decreto. Ma ogni istante calcolo le probabilità di insoluti futuri e tremo all’idea che il mio ipotetico altruismo non sia mai riconosciuto.
Ho scelto, e scelgo ancora, di irritarmi se la casa non è gestita alla perfezione, se le bambine costruiscono barricate per ritagliarsi propri spazi franchi, che intralciano il mio prendermi cura di loro.
Ho scelto di non leggere, cosa che da sempre amo fare, perché mi sembra un lusso che non posso permettermi, quando c’è così tanto da fare.
Ho scelto di considerare mia moglie un nemico, un “altro da me” che non mi capisce e che non comprende l’importanza delle mie scelte. Ho scelto di vivere una vita parallela, in trincea, mentre lei combatte in campo aperto.
Ho scelto, e scelgo ancora, l’opposto di ciò in cui credo. E non mi capacito del perché.

Talvolta trovo qualche scusante, ma non ci credo davvero.
Una di queste scuse è che io sia una vittima, quando non ho saputo essere un eroe.


Ho visto un film, nei frangenti di tempo tra la fine del lavoro a computer e l’andata a letto, che ho trovato toccante per molti versi. Il film si chiama “La Trincea Infinita”, ed è ambientato ai tempi della guerra civile spagnola (1936-1939), che si trascina fino all’amnistia tre decenni dopo. Un film che, in questi tempi di quarantena, qualsiasi persona sposata, dotata di senso critico, dovrebbe vedere.
C’è il senso della privazione, c’è il senso dell’amore. E anche tutte le sfumature intermedie.

Mi è rimasto impresso un dialogo immaginario, avvenuto durante un sogno del protagonista (Higinio Blanco), tra lui e un soldato da egli ucciso:
Soldato: "Sei molto coraggioso. Tanto coraggioso da non esserti neanche tolto la vita. Credo tu sia stanco di sentirtelo dire, ma poche persone avrebbero sopportato questa cosa con la tua integrità."
Higinio: "Grazie."
Soldato: "Forse la paura che hai avuto non ti farà passare da eroe, ma ciò non toglie che tu sia stato una vittima."
Higinio, fra le lacrime: "Grazie."

Ecco, da perdente, da persona che non ha saputo perdonare, che non ha saputo scegliere la Luce, che non ha saputo essere migliore, rimane la scusante che forse la sfida che mi si è parata di fronte sia stata davvero troppo ardua per le mie forze.

7 giugno 2019

Moody's, Minibot, Italexit e la Sindrome di Cassandra

Non sono un fan delle agenzie di rating. Manipolano il mercato, non sono mai obiettive perché hanno interessi incrociati e, soprattutto, perché non fanno bene il loro lavoro: i rating sono dati come si dà la pacca sulla spalla ad un amico, o si fa lo sguardo ammonitore ad un bambino discolo, senza riuscire davvero ad entrare negli specifici business per capire se sono sani o no; di conseguenza, non prevedono le crisi finanziarie ed economiche (si pensi a come era considerata Lehman Brothers poco prima del fallimento che ha dato il via alla crisi del 2008).

Detto ciò, quando ho letto la notizia che l'agenzia di rating Moody's ha visto nell'operazione minibot dell'attuale Governo italiano "un primo passo verso la creazione di una valuta parallela e la preparazione dell'uscita dell'Italia dall'Eurozona", mi sono detto: meglio tardi che mai!

Già, perché lo dico da un po' che il piano è quello. Tra l'altro, se gli attuali governanti giallo-verdi non tirano fuori il coniglio dal cilindro (senza trucchi!), non c'è modo di andare avanti con i conti in ordine. Inoltre, l'Italexit è un tema su cui Lega e 5 Stelle potrebbero ritrovare l'intesa persa. 

E siccome mi capita spesso di fare meste profezie che si avverano puntualmente, in politica, economia ed anche sul lavoro, temo di soffrire della Sindrome di Cassandra.
Però oggi mi sta perseguitando una domanda: ma Cassandra, aveva il dono della preveggenza o, semplicemente, portava sfiga?? 



10 febbraio 2019

SEO e Voice Search: come cambierà il posizionamento su Google

Da alcuni mesi ho introdotto due "espedienti formativi" nell'Ufficio Marketing di Sesamo:
  • un bonsai Ficus Ginseng 
  • un dispositivo Google Home
Il bonsai è una pianta di cui prendersi cura e ci insegna che ogni giorno dobbiamo fare azioni specifiche per farla crescere in salute. E questo vale per tutti i progetti web e marketing, in particolare quelli di posizionamento sui motori di ricerca; sono qualcosa di "vivo", non basta aver fatto il setup una volta, serve cura e attenzione continua per farli crescere.

Lo smart speaker di Google è un oggetto con cui, semplicemente, dobbiamo imparare ad interagire. E nel farlo capiamo come sta evolvendo questa nuova dirompente tecnologia che è il Voice Search


Perché occuparsi di Ricerca Vocale? Perché io credo sarà il futuro campo di gioco (o di guerra) per chi si occupa di comunicazione e di S.E.O. (Search Engine Optimization).

Si stima che entro il 2020 il 50% di tutte le ricerche sarà di tipo vocale e il 30% delle sessioni web avverrà senza utilizzare schermi e tastiere. Dobbiamo quindi essere in grado di far evolvere i nostri progetti web verso questo scenario inevitabile. 
E dobbiamo capire che fare SEO non sarà più qualcosa che afferisce al posizionamento solo sui motori di ricerca web, ma riguarderà il posizionare contenuti su più piattaforme, più database, più fonti di informazioni per gli assistenti vocali.

COME CAMBIA LA SEO CON LA RICERCA VOCALE?

Chi usa il Voice Search con Google Assistant (sui dispositivi Google Home o sul proprio smartphone) o con Alexa (sui dispositivi Echo di Amazon), sa già che l'Intelligenza Artificiale di cui sono equipaggiati arriva a scomporre il linguaggio e riesce a dare risposte e feedback diversi in base a diversi meccanismi di attivazione.
Andando ad analizzare questi meccanismi di attivazione, avremo un'idea di quella che sarà l'evoluzione della SEO per il posizionamento dei contenuti. 

Quanto segue vale prevalentemente per le ricerche su e in Google, ma non escludo che alcune considerazioni saranno valide anche per altre piattaforme che usano assistenti vocali, come la stessa Alexa di Amazon (che sempre più viene utilizzato per ricercare informazioni sui prodotti, non solo per comprare), oppure Cortana di Microsoft e Siri di Apple.

1) Innanzitutto il CONTESTO.

Google sa se sei in macchina, in ufficio o a casa e, a parità di domanda, ti darà risposte più adeguate al contesto in cui ti trovi. 
Chi segue questo blog, ricorderà che la "diversificazione delle risposte" nelle SERP (Search Engine Results Page) e la perdita dell'oggettività del risultato è qualcosa di ormai vecchio e consolidato. Scrivevo nel 2012: "La strategia è chiara: non una, non cento, non mille, ma milioni di SERP differenti".

Con il Voice Search andremo ben oltre lo "user intent", già oggi interpretato nelle ricerche su Google da potenti algoritmi di machine learning, come Hummingbird e RankBrain. La voce, infatti, fornisce una moltitudine di informazioni che possono arricchire la ricerca verbale con informazioni paraverbali (tono di voce, ritmo, volume, etc.) che comunicano al dispositivo molto più delle mere parole: la voce ci dà informazioni sulla persona che invia il messaggio, come sta, che situazione emozionale sta vivendo, che intenzioni ha, e addirittura "perché ci sta facendo quella domanda", qual è il suo scopo ultimo. 
Il contesto, quindi, non è solo un concetto di luogo, di dispositivo utilizzato, ma un insieme di variabili che includono "il soggetto che pone la domanda", il come la pone, che finalità può avere la sua domanda dato il suo vissuto (presente e passato!).
Posizionare un contenuto, sia esso nel web o meglio ancora nell'indice di Google (perché il web diverrà solo una fonte dove attingere a delle informazioni strutturate), richiederà sempre più uno sforzo progettuale, per realizzare e catalogare contenuti per specifici contesti

Per usare una frase ad effetto che i SEO specialist ben conoscono, passeremo dal Content is the King al Context is the King!


2) Poi le parole di attivazione, le TRIGGER WORDS.

Nell'esperienza d'uso di Google Home ho notato l'importanza delle parole di attivazione. Provate anche voi a cercare in maniera "secca" un'azienda non famosa, con nome proprio, ragione sociale o nome + payoff. Di solito le domande con keyword secche, non danno risposta (a meno che non si tratti di realtà famose, nel qual caso il dispositivo ricorre a siti con knowledge base strutturata, come Wikipedia, e vi dà una risposta basata su un archivio terzo).
Ma ottenere un sito web di un'azienda non famosissima, come risposta da un dispositivo Google Home, non è cosa facile. Potete chiedere "chi è l'azienda X", "cosa fa X", etc. Saranno molto probabilmente domande senza risposta.
Provate invece a chiedere "dov'è l'azienda X" e vedrete che, se il SEO Specialist ha correttamente impostato Google MyBusiness con la localizzazione dell'attività, il vostro Google Assistant vi risponderà con l'indirizzo dell'azienda.
Capire quali sono i database cui attingono le Intelligenze Artificiali e individuare le modalità (multiple, mai univoche) per attivare l'accesso ad essi sarà importante per fare SEO.
Se chiedete a Google Home "qual è il verso del gatto?", vi farà ascoltare un bel "miaoo". E questa risposta la otterrete anche con la frase di attivazione "come fa il gatto?". Ultimamente, Google introduce la risposta con una frase, tipo "Questo è un gatto + verso del gatto", come a dire: quale che sia quello che mi hai chiesto, questo è quello che sono in grado di risponderti.

In ogni caso, la chiave per ottenere la risposta, è una chiara parola di innesco che Google riesce ad interpretare univocamente e per la quale sa dove andare a reperire le informazioni (Google Maps, nell'esempio della domanda con l'avverbio interrogativo di innesco "dove").

Chiamerò queste parole obiettivo "Trigger Words", ovvero parole di innesco, parole che "fanno scattare qualcosa"; tali combinazioni di parole (possono essere avverbi, verbi e combinazioni di più elementi), sono già oggi determinanti per generare la corretta ricerca sui dispositivi che usano il Voice Search, per cui gli utenti sempre più impareranno a unirle alle KeyWords, per ottenere risposte utili alle loro esigenze, e coerenti al contesto che stanno vivendo.

Io credo che la SEO di domani sarà quindi sempre più basata sull'uso congiunto di parole di innesco e parole chiave. Prima il focus erano le KeyWords, in futuro saranno le Trigger Words abbinate alle KW.


COME OTTIMIZZARE I SITI WEB PER IL POSIZIONAMENTO TRAMITE VOICE SEARCH

Arrivati a capire le dinamiche che sottostanno all'evoluzione delle ricerche degli utenti e della tecnologia usata dai motori di ricerca, immagino molti si domanderanno come tecnicamente fare un'ottimizzazione SEO per contenuti che dobbiamo posizionare per ragioni commerciali (perché è il nostro lavoro o perché vogliamo massimizzare l'incontro della domanda potenziale di un prodotto/servizio con il nostro prodotto/servizio).

Ovviamente non posso svelare tutto (è un settore molto competitivo :-) quello dove lavoro), ma credo che nel futuro prossimo ci saranno indirizzi di sviluppo per il web che arriveranno direttamente da Big G, come già in parte avviene con il rilascio delle API per lo sviluppo di dispositivi compatibili nel settore della domotica. Così come oggi tutti gli esperti SEO utilizzano i dati strutturati (un tempo esisteva solo un progettino chiamato Schema.org), così un domani avremo etichette per indicare il contesto, le trigger words e l'abbinata con le keywords.

Ma già da subito, quando scrivete i vostri testi, i vostri meta, quando progettate i vostri siti web, pensate in termini di CONTEXT > TRIGGER WORDS > KEYWORDS.

4 febbraio 2019

Volt, ovvero #VoltiamoPagina


Sabato scorso (2 febbraio 2019), ho partecipato al Primo Congresso Nazionale del partito Volt Italia.
Volt è un movimento paneuropeo e progressista che propone un modo di fare politica nuovo e inclusivo. Dalle posizioni che ha, potrebbe essere un partito di centro-sinistra riformista, ma queste catalogazioni non reggono alla prova dei tempi che viviamo, anzi, risultano addirittura arcaiche.
Diciamo che è un movimento dai grandi ideali e realmente interessato al Bene Comune, soprattutto perché è il primo Partito che nasce direttamente “europeo”, non come emanazione di partiti nazionali.

Ci sono arrivato quasi per caso, dopo un primo contatto avvenuto appena a dicembre 2018. Stavo cercando un modo di portare la Liquidità Distribuita sul fronte dei temi caldi da trattare durante la campagna per le elezioni europee di maggio, e nessuno dei partiti tradizionali sembrava prestare ascolto.
In Volt, invece, ho trovato subito interesse e disponibilità ad accogliere nuove proposte; inoltre, cosa per me inimmaginabile fino a poco tempo fa, hanno un chiaro percorso di collaborazione dal basso per la stesura delle policy, che diventeranno le proposte sostenute dal Partito a livello europeo.

Non so se Volt Italia riuscirà a raccogliere le firme per partecipare alle elezioni europee, ma so una cosa: l’Unione Europea è davvero a rischio e serve l’impegno di tutti per evitare che le imminenti elezioni distruggano un progetto politico ed economico che non ha alternative credibili.

Certo l’Europa va riformata, serve una vera FEDERAZIONE di stati amici, non una CONFEDERAZIONE di stati litigiosi, e lo si può fare solo facendo convergere l’interesse dei singoli verso l’interesse comune.
Che poi è il nocciolo della Liquidità Distribuita…

26 gennaio 2019

Dilettanti allo sbaraglio o Geni del male?

Nell'autunno del 2018 avevo pronosticato l'adozione di una moneta fiscale (se non addirittura una ridenominazione della valuta dei conti correnti), cercando di dare un senso al braccio di ferro tra Governo italiano e Unione Europea circa la legge di bilancio.
Non mi capacitavo di come si potesse essere così tracotanti nei proclami, così certi della propria forza a dispetto dei mercati, così boriosi nel muro contro muro con l'UE, senza avere un piano B.
Vista poi come è andata a finire la trattativa (una ritirata con la coda fra le gambe, di fatto, a dispetto della narrazione populista che ci è stata propinata), devo ammettere di aver sopravvalutato l'intelligenza di Lega e 5 Stelle.

Ancora adesso, mi domando come sia stato possibile per Salvini e Di Maio mantenere per settimane quella posizione indifendibile e dannosa per il Paese (visti i miliardi che ci è costata in interessi sul Debito Pubblico, a causa dell'aumento dello spread).

Restano in piedi tre sole ipotesi:
1) Non hanno mai avuto un piano B. Questi governanti sono quindi davvero dei dilettanti allo sbaraglio, che costruiscono e consolidano la loro posizione con un mix di slogan e proposte di legge miopi, capaci solo di rispondere alla pancia del Paese (la parte più sporca, egoista e ignorante del Paese, beninteso).
2) Avevano un piano B, ma non sono tecnicamente capaci di preparare l'operazione. Fino all'ultimo giorno, ho pensato che, almeno nel "decretone" sul Reddito di Cittadinanza, ci sarebbe stato un spiraglio per infrangere il tabù dell'espansione monetaria (caricando sulle tessere per l'erogazione del RdC non Euro, ma moneta parallela). Invece niente. Quindi anche l'ipotesi 2 suffraga il concetto di incompetenza di cui all'ipotesi 1.
3) Hanno ancora un piano B, e aspettano l'Europa e i Partiti tradizionali al varco delle Elezioni Europee di maggio, gettando così le basi per la distruzione dell'unico progetto politico in grado di assicurare pace e stabilità al Vecchio Continente. In tal caso, sono davvero dei geni del male.


31 ottobre 2018

Il Lato B del Piano B

Quasi tutti i commenti che sento sull'attuale Governo a propulsione Movimento 5 Stelle e Lega, in questo autunno 2018, mi appaiono troppo superficiali. Certo anche io non li vedo di buon occhio questi Giallo-Verdi e fino ad ora non ho trovato UN SINGOLO INTERVENTO dei leader intelligente, né alcun provvedimento legislativo condivisibile. Ma...

C'è un MA. Non posso credere che siano così imbecilli da non avere un piano B se l'Europa arriva allo scontro. E lo scontro è ormai cosa certa.
Se l'UE decide di bocciare la legge di bilancio italiana scatta la procedura d'infrazione, che prevede una multa compresa tra lo 0,2% e lo 0,5% del PIL.
Ma quello che è devastante, già oggi, è l'aumento del costo degli interessi sul debito pubblico a causa della sfiducia dei mercati.

Come facciamo a reggere il peso degli interessi crescenti?
Per cui penso, e voglio credere, che il piano B esista eccome.

Quale piano? Ovviamente non l'uscita volontaria dall'Euro. Semplicemente la ridenominazione in valuta locale del debito pubblico. Una Nuova Lira, magari, tanto per far contento qualche nostalgico.
Ovviamente ciò non è consentito, ma che possono farci gli altri Stati membri, ci sbattono fuori? Ci vuole tempo...

Salvini ha già detto che le sanzioni per la bocciatura della legge di bilancio non le paghiamo (per inciso, mi sembra logico, altrimenti che senso ha infrangere le regole). In tal caso si dovrebbe avviare una procedura di espulsione dell'Italia dall'Unione Europea. Ma l'Europa non ha ancora una procedura per far questo.

Quindi quale remora avrebbe un tale Governo, ad orchestrare un piano B di questo tipo? Magari a mercati chiusi, tra Natale e Capodanno...

Questa non è solo la mia opinione, ma nasce dal confronto con l'intellighenzia dei 5 Stelle (sì, anche loro hanno i loro intellettuali e i loro tecnici, ma li tengono ben lontani dai riflettori, per non perdere consenso).
E c'è perfino qualche giornale che parla di Italexit, avvisando che a ottobre c'è stato un aumento del rischio percepito dagli investitori; sotto riporto un grafico (realizzato da Sentix e pubblicato ieri dal Sole 24 Ore), che mostra il rischio percepito da più di mille investitori istituzionali e privati: le probabilità di uscita dell'Italia dall'EU sono stimate intorno all'11,2%. Sembra poca cosa, ma il trend dovrebbe accendere una spia di allarme.



Il punto è: possibile mai che nessuno dell'Opposizione, dei grandi economisti del PD, degli Europeisti, vede questo all'orizzonte?
Un buon politico va oltre il dibattito che gli avversarsi ti impongono, cerca di anticipare i tempi e i problemi, prova a dare il proprio contributo su cose reali, non illazioni, offese e altri diversivi. Questi furbetti del 5S+Lega tengono banco ogni giorno dettando l'agenda del dibattito e nessuno è in grado di vedere il Lato B del Piano B.

È una scelta che ci stanno facendo piovere addosso, giorno dopo giorno, dichiarazione dopo dichiarazione, senza essere pronti, senza aver calcolato tutte le conseguenze, senza aver detto agli Italiani che questa scelta ha un rovescio della medaglia (un lato B, appunto).

Badate bene, non sto dicendo che è sbagliata, ma prima di farla, con un atto di imperio del Governo, non dibattuto alle elezioni politiche, il Popolo dovrebbe conoscere pro e contro... il debito pubblico ci peserà meno, è vero, ma comprare un cellulare diventerà più caro, il Reddito di Cittadinanza ci sarà, ma sarà erogato con la moneta parallela, con corso forzoso, e obbligo di accettazione al pari dell'Euro (che finché non ci cacciano, sarà la moneta preferita da tutti i sani di mente), l'inflazione esploderà, i mutui saranno più cari ... insomma, l'Italiano Medio, questo supremo decisore delle sorti di noialtri intellettuali, dovrebbe sapere che c'è questo all'orizzonte.

Ma tutti dormono. Oppure sono presi ad inseguire Salvini e Di Maio sul loro terreno, dove questi ultimi sono di gran lunga più bravi e più scaltri a scansare le buche. E caduta dopo caduta, nelle buche, di politici in grado di guidare l'Italia, non ne resta più nessuno.

27 maggio 2018

Genova, Savona, Impero e qualche spezia

Mi tocca dirlo, perché gli scenari che si stanno aprendo sono più preoccupanti di quelli che potevamo correre con Paolo Savona al Ministero dell'Economia.

Mi tocca dirlo perché ci sono alcune scomode verità espresse dall'illustre economista che io condivido e condivido pienamente... (basta leggere gli ultimi post su Liquidità Distribuita, Germania, Europa, etc.)
Il problema non è Savona, ma un Governo a guida Movimento 5 Stelle e Lega, di cui Savona poteva essere l'esponente più illuminato. Ma non avrebbe potuto fare molto, con le spinte populiste che muovono questo "combinato disposto M5S-Lega".
Per dirla con le recenti parole di Padoan: «Il dibattito vero non ha che fare con la figura di Savona, ma con la politica economica strategica fondamentale quale combinato disposto del contratto di programma (M5S e Lega), chiaramente insostenibile sulla politica di bilancio [...]» 

Un M5S ancora teleguidato dal comico genovese (e ovviamente da un'azienda privata come la Casaleggio Associati), una Lega che parla di "sovranità" e confini come se avessimo un Impero da difendere, e il comune denominatore che entrambi sanno parlare alla pancia del popolo ma non a quella degli investitori (i quali, ci piaccia o no, sono quelli che ci prestano i soldi per andare avanti).

Savona in un governo PD non mi avrebbe preoccupato, anzi, sarebbe stato in grado di portare avanti proposte intelligenti e magari aprire una nuova fase riformista dell'Europa. Ma il teatrino messo in piedi da Movimento 5 Stelle e Lega in questi giorni ha dimostrato al mondo (investitori in primis) che l'equilibrio internazionale, l'armonizzazione degli interessi, la ricerca della "soluzione democratica", fino al rispetto delle istituzioni, non fanno parte del loro modus operandi.

Se M5S e Lega avessero voluto DAVVERO portare avanti delle idee e non delle ideologie, avrebbero dovuto rispettare la chiara richiesta di Sergio Mattarella di non insistere con la proposta di Savona al Ministero dell'Economia.
Ma si sa, le idee sono cosa complicata, sia da spiegare che da realizzare, perché si scontrano con la realtà dei fatti e i vincoli del mondo reale (non solo quelli di bilancio). Le ideologie populiste, invece, sono la scelta vincente per i partiti irresponsabili: ottime per ottenere consensi e facili da difendere, perché tanto non si realizzeranno mai.

E per aggiungere un po' di pepe all'articolo, veniamo alla soluzione. Quale?
Elezioni con una nuova forza politica europeista e riformista, fatta da professionisti e politici competenti, affidabili e moderati, che propongano in campagna elettorale riforme MONDIALI, non solo europee. E magari anche candidando Paolo Savona.
Ma il Ministro dell'Economia, quello, lo deve fare Tito Boeri.

1 marzo 2018

Quando Uno vale Uno e non è contento Nessuno

Visto che nessun partito politico ha candidato Tito Boeri (vedi il mio ultimo post), non volevo dare il mio contributo pubblico per questa tornata elettorale. Probabilmente non sarebbe mancato a nessuno e, molto probabilmente, quelli a cui sarebbe importato, avrebbero comunque votato bene.

Ma poi il senso civico prevale e la voglia di scrivere si affaccia, fra la stanchezza di un'interminabile giornata di lavoro e l'ennesimo piatto spaccato da Arianna (no, non è mia moglie, ma la mia ultima bimba, di 1 anno e mezzo).
Ed è proprio per lei e per Raffaella (la seconda figlia) e per Marica (la prima) che scrivo. Alla fin fine scriviamo per loro, ci impegniamo ed esponiamo per il Futuro, quando il presente ci appare misero e ci sconforta.

Il post che immaginavo di scrivere doveva intitolarsi "Le SS che fanno paura: Salvini e i Social", ispirato ad un bell'articolo di Francesco Piccinelli Casagrande pubblicato su Wired, che vi consiglio di leggere (I segreti della strategia di Matteo Salvini sui social network).

Il mio ipotetico post ve lo risparmio, la sintesi è in un commento che trovate in fondo all'articolo e che vi riporto qui: «Purtroppo la comunicazione politica sui Social Media sta cambiando il modo stesso di fare politica: prima si esprimeva un'idea, usando certe parole, per ottenere consenso; ora si cerca consenso, usando certe parole, che esprimono certe idee. Invertire l'ordine degli addendi, in questo caso, stravolge il risultato.»

Quello che alla fine ho deciso di scrivere oggi e un post di tutt'altro tipo: una riflessione sul principio di competenza e sul significato del termine "responsabilità". Avevo sollevato il tema già nel 2016, in occasione del Referendum Costituzionale del 4 dicembre, miseramente fallito.

Ma lasciate che vi racconti qualcosa della mia passione per la Politica (con la P maiuscola).

Credo che il vero inizio sia stato davvero nella prima infanzia, quando ho capito che un pomeriggio di gioco "alla guerra" con i bambini del vicinato poteva finire in un dignitoso armistizio senza spargimento di sangue (e non sto scherzando, "giocavamo" scagliandoci delle pietre, quindi potete immaginare).
Lì ho imparato il significato di compromesso e trattativa.

Poi la rappresentanza: rappresentate di classe alle Scuole Medie, rappresentate di classe al Liceo, poi rappresentate d'Istituto (stiamo parlando del Liceo Scientifico Luigi Garofano di Capua, quando era ancora tutto da costruire... ma questa è un'altra storia).
Anche membro del direttivo dei Collettivi Studenteschi Riuniti del Casertano.
Lì ho dimenticato l'arte del compromesso e ho preso una deriva ideologica. Piuttosto normale a quell'età, ma poi sono guarito.

All'Università di Pisa, rappresentate di Corso di Studi, rappresentate nel Consiglio di Facoltà di Ingegneria, rappresentante nel Consiglio degli Studenti a livello di Ateneo, rappresentate nella Consulta Comunale, membro della Consulta Provinciale e, soprattutto, rappresentate degli studenti nel Senato Accademico, per la Lista Sinistra Per.
Lì ho imparato un nuovo significato del termine "Politica". Che è essenzialmente sacrificio e servizio. E capacità di essere propositivi e costruttivi, nonostante il pessimo esempio degli adulti (leggi pure "baroni" se ti va).

Sempre a Pisa, presi la mia prima tessera di partito: DS, Democratici di Sinistra, sezione Università e Ricerca. Grandi menti, belle riunioni, occasioni di confronto e crescita.

Poi Trento, di nuovo qualche nostalgica deriva ideologica, e la voglia di costruire qualcosa di bello: il Partito Democratico. Non tutti sanno che in Trentino arrivò in ritardo rispetto al resto del territorio nazionale, grazie ad un'associazione, cui mi iscrissi con entusiasmo.
Poi finalmente tessera PD, semplice elettore, poi membro del direttivo del Circolo PD San Giuseppe - Santa Chiara.

Da anni non ho più una tessera ad un partito, per disaffezione (e stanchezza, suppongo). Ma mi impegno su progetti concreti, come quello di diffondere la teoria della Liquidità Distribuita. E, di tanto in tanto, provo a scrivere le mie idee su questo blog, convinto che la condivisione possa far crescere non solo la rabbia (quella su cui poggia il consenso del Salvini di turno), ma anche la CONSAPEVOLEZZA che porta alla piena assunzione della responsabilità della proprie scelte (politiche, in questo caso).

Ecco, questa in breve è la mia storia politica, dai 5 ai 35 anni.
E il mio voto vale come quello di chi non conosce la complessità dell'amministrare, del rappresentare, del FARE.

Sono queste persone "non competenti" che decidono le elezioni; insieme all'Elettore Medio, un essere che il mio professore di Economia Politica a Trento descriveva come una specie di mostro acefalo. Ma che tutti i partiti corteggiano con proposte indecenti, poiché non possono farne a meno.

La cosa assurda è che nemmeno loro (gli elettori medi e "i non competenti") saranno contenti, quando tutto andrà a rotoli.

Ecco, volevo dire a te, lettore casuale o intenzionale, vota responsabilmente. E se hai un briciolo di umiltà e sai di non sapere nulla di Politica, fidati di chi la fa da trent'anni, solo per spirito di servizio e con grande sacrifico, senza aver mai tratto alcun beneficio da tale impegno (solo bastonate, per la verità).

Questo UNO ti dice vota PD. E saremo in DUE.