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20 maggio 2026

20 anni di questo blog. Venti anni di pensieri "in viaggio", alla ricerca di un senso.

20 maggio 2026 - 20 maggio 2006


Vent'anni fa, il 20 maggio 2006, aprii questa pagina bianca e scrissi le prime parole di quello che ho chiamato Whole World Trip...Un "blog di viaggio", sì, ma dove il viaggio non era mai solo geografico. Era filosofico, politico, economico. Era dentro e fuori. Era nel mondo e nel tempo.

Oggi, guardando indietro, vedo qualcosa che non sapevo di stare costruendo: un archivio della mia coscienza intrecciata con quella collettiva. Un diario pubblico nel quale le mie osservazioni (o ossessioni) personali finivano sempre per incontrare quelle di un'epoca intera.



I numeri di un viaggio lungo vent'anni

Prima di tutto, i numeri: circa 450 articoli pubblicati in venti anni, con una distribuzione molto irregolare che racconta da sola la storia di questo blog.

AnnoPost
200633
200733
2008        35
200938
201031
201135
201272 (picco assoluto)
201340
201411
20155
201612
20175
20183
20194
20203
20213
20222
20231
20243
20251
20262 (incluso questo post)

La curva discendente non è pigrizia. È cambiamento di vita: la fondazione di GESTA nel 2012, le figlie che arrivano, il lavoro che assorbe. Ma anche una maggiore consapevolezza: quando scrivo, voglio avere qualcosa di reale da dire. La quantità ha lasciato spazio alla densità.


2006–2009: Gli anni dell'esplorazione. Il mondo pre-crisi.

Ho iniziato questo blog nell'anno in cui lìItalia vinceva i Mondiali di calcio e il paese ancora non sapeva di essere sull'orlo di una crisi strutturale. Il mondo era in espansione, Google era giovane e glorioso, Facebook muoveva i primi passi globali.

Io ero a Cambridge, a Pisa, a viaggiare. Il blog nasceva come diario di quella irrequietezza: Perché questo Blog era la domanda, e la risposta era il viaggio stesso — fisico, intellettuale, sentimentale. In quegli anni scrivevo di tutto: di partenze difficili, di adii sulla soglia di casa con le valigie in mano (Addio Pisa). Scrivevo di BMW Motorrad che si interessava al mio progetto di girare il mondo in moto. Di Cambridge, delle persone incontrate, di ministri e principi.

Erano anni in cui il web era ancora un posto dove si scriveva per passione, non per algoritmo. In cui un blog poteva ambire ad essere una piccola comunità di pensiero libero.


2010–2012: La grande crisi. End of the World Economy.

Nel 2008, Lehman Brothers collassava. Nel 2010, la Grecia chiedeva il salvataggio. Nel 2011, l'Italia rischiava il default e Berlusconi cadeva sotto la pressione dei mercati. Lo spread era diventato la parola che tutti pronunciavano a cena.

Io stavo guardando tutto questo, e nel 2012 — l'anno più prolifico della mia storia da blogger con 72 post — ho scritto quello che considero il progetto più ambizioso di questo blog: End of the World Economy, un "manuale di economia della fine del mondo" in 31 capitoli, pubblicati ogni giorno dal 21 novembre al 21 dicembre 2012, il giorno della presunta fine del mondo secondo il calendario Maya.

Era ironia, certo. Ma era anche una riflessione serissima. Attraverso lo spettro dell'apocalisse ho parlato di Adam Smith e della divisione del lavoro, della speculazione finanziaria e dell'effetto leva, dei titoli derivati che avevano quasi distrutto il sistema economico globale. Ho parlato di cosa succede all'uomo quando viene privato della fiducia nelle istituzioni, quando il "sentiment" — termine tecnico della finanza comportamentale — crolla insieme agli spread. Ho parlato della Ricchezza delle Nazioni per spiegare come, in un mondo chiuso su se stesso, si produca solo povertà.

E, nel mezzo di tutto questo, ho parlato di emozioni, di speranza, di lentezza, di libri da portare nel rifugio anti-apocalisse. Perché la crisi economica del 2008-2012 non era solo un fatto tecnico: era una crisi etica e morale, una messa in discussione dei fondamenti su cui avevamo costruito un modello di sviluppo insostenibile.

Cosa abbiamo imparato dalla Fine del Mondo — il Capitolo 31 — era una lista di 31 lezioni. La prima: che la specie umana si avvia verso l'estinzione, ed è solo questione di tempo. L'ultima: che forse non abbiamo imparato niente, ma almeno ci abbiamo provato.


2013–2015: Politica, economia, web. Il mondo si digitalizza.

Passata la psicosi della fine del mondo, il mondo non era finito. Ma era cambiato. In Italia si votava con il Porcellum, nasceva il Movimento 5 Stelle, Renzi scalava il PD. In Europa si continuava a litigare sull'austerità.

Io fondavo GESTA e cominciavo a scrivere con più consapevolezza professionale. Il blog diventava anche uno spazio per ragionare su SEO, web marketing, nuovi domini gTLD, la filosofia dell'information technology. Mi chiedevo perché ci volessero dei filosofi che si occupassero degli standard del web. Non era una domanda retorica, era un auspicio.

Il volume dei post calava, ma la riflessione aumentava. Meno diari, più saggi.


2016: Il referendum Renzi-Boschi. L'Italia conservatrice.

Il 2016 è stato, a livello globale, l'anno delle scosse tettoniche: la Brexit, l'elezione di Trump, la crisi della politica tradizionale in tutto l'Occidente. In Italia, il referendum sulla riforma costituzionale di Renzi-Boschi.

Ho scritto Arianna, il futuro avrà i tuoi occhi pensando alla mia bambina appena nata e ho votato Sì, spiegando la differenza tra leader e follower, tra chi vuole cambiare e chi difende lo status quo. Il No ha vinto. L'Italia era — ed è rimasta — fondamentalmente conservatrice.

Ci pensavo anche dieci anni dopo, scrivendo del Referendum sulla Riforma della Magistratura nel marzo 2026: stessa dinamica, stesso Paese, stesso fronte trasversale del No. L'Italia non è cambiata. O forse sono io che non ho smesso di sperare che cambiasse.

Sempre nel 2016 ho contribuito alla pubblicazione e promozione della teoria della Liquidità Distribuita, una proposta di politica monetaria per stabilizzare i sistemi economici complessi senza sperequazioni. L'ho presentata a Carlo Calenda, che l'ha trovata interessante, ma non si è mai impegnato veramente a capirla. La sua ascesa politica era ancora di là da venire e ne ho parlato in parte successivamente sempre su questo blog.


2017–2020: Pochi post, molti eventi. La politica prima di tutto.

Gli anni del populismo trionfante — Salvini, Grillo, poi la caduta dei governi gialloverde e giallorosso, la pandemia. Io scrivevo poco, ma quando scrivevo era quasi sempre di politica. Il blogging si era fatto più raro e più personale.

Nel 2019 ero al Congresso di Volt Italia a Firenze e incontravo Carlo Calenda. Nel 2020 scrivevo con il mondo chiuso in casa, la pandemia che tutto travolgeva, e il blog era uno dei pochi spazi in cui cercavo di mettere ordine nel caos.


2021–2024: Amici, viaggi, intelligenza artificiale.

Nel 2021 scrivevo dell'incontro con il Principe Filippo d'Inghilterra, avvenuto quindici anni prima nella Old Library del Gonville & Caius College di Cambridge, quando ero "guardian degli orti" e lui veniva a conferire la laurea honoris causa al Premier indiano. Buon viaggio Filippo, al prossimo gin: un omaggio a un incontro che durava pochi minuti e che le mie figlie avevano trasformato in leggenda familiare.

Nel 2022 mi fermavo a fare una retrospettiva professionale a quarant'anni. Capivo che la vera libertà non è non rispondere al telefono la sera, ma avere chiara la propria missione. Capivo che a volte è meglio poco inchiostro su carta che migliaia di gigabyte nel cloud.

Nel 2023 l'intelligenza artificiale irrompeva ovunque. Io scrivevo di SEO nell'era dell'AI, di come si stesse passando dalla ricerca alla domanda, dall'informazione alla risposta. Nel 2024 coniavo il termine AI Stuffing per descrivere il fenomeno dei contenuti spazzatura generati con i modelli di linguaggio — una patologia della nostra epoca che rischia di far perdere all'umanità più tempo di quanto gliene faccia guadagnare.


I temi ricorrenti: un filo rosso attraverso vent'anni

Guardando indietro, vedo che ho scritto sempre delle stesse cose, in modi diversi:

La politica e il riformismo. Ho votato Sì a tutti i referendum progressisti, ho sostenuto prima Renzi e poi Calenda, ho criticato il populismo da destra e da sinistra. Mi identifico con la Sinistra come sistema di valori, non come partito. In Italia, questi due mondi non si sono mai incontrati davvero.

L'economia come fatto etico. La crisi del 2008, l'End of the World Economy, la Liquidità Distribuita: ho sempre pensato che l'economia non sia una scienza separata dalla morale. Che il modo in cui organizziamo gli scambi di valore dica chi siamo come società.

Il web e la comunicazione. Ho visto nascere i social media, la SEO, i blog, i podcast, gli LLM. Ho sempre cercato di capire cosa succede quando lo strumento cambia il messaggio — e quando il messaggio smette di avere valore perché lo strumento lo produce senza sforzo.

I viaggi come forma di conoscenza. Cambridge, la Scandinavia, gli USA, Pisa. Ho sempre creduto che spostarsi fisicamente sia un modo per spostarsi mentalmente. E che restare fermi, invece, sia a volte la scelta più coraggiosa.

La poesia come resistenza. Il Poetry Corner non è mai stato un ornamento del blog. Era — ed è — la sua anima più vera. Quando le parole non bastano a spiegare, i versi arrivano dove la prosa non riesce.

Gli amici e i lutti. Ho scritto di amici, ho scritto di chi se n'è andato. Forse scrivere è stato anche un modo di curare il dolore. Perché chi ci lascia merita di essere ricordato e amato nel ricordo.


Vent'anni dopo: cosa rimane

Rimane questo blog, con le sue imperfezioni e i suoi silenzi. Rimane la certezza che scrivere in pubblico — davvero, senza la rete di protezione dell'anonimato — sia un atto di responsabilità. Ogni articolo pubblicato qui è firmato, datato, verificabile. È parte di un archivio della coscienza.

L'Italia del 2026 assomiglia all'Italia del 2006 più di quanto vorrei ammettere. Il mondo del 2026 assomiglia a quello che descrivevo nella serie di post catalogati come End of the World Economy nel 2012. Oggi viviamo guerre all'epoca impensabili; la Russia che invade l'Ucraina (24 febbraio 2022), Israele che vuole cancellare i palestinesi e invade Striscia di Gaza (27 ottobre 2023) e Libano (1° ottobre 2024), gli Stati Uniti che attaccano l'Iran insieme ad Israele (28 febbraio 2026). Ad oggi sono più di 4 anni di guerre internazionali delle quali non si vede la fine, senza contare gli innumerevoli altri conflitti nel globo, meno mediatici ma ugualmente devastanti.
Raramente scrivo di guerra, perché non voglio dare energia a questo concetto assurdo. Ma il mondo che  immaginavo si avvicina sempre più, proprio a causa di questa divisione, questo pensare che l'Altro sia altro. L'Altro siamo noi. Ontologicamente. 

Ma veniamo al mio lavoro, altro filone ricorrente in questo blog, e parliamo di AI. L'intelligenza artificiale sta facendo alla comunicazione quello che la crisi finanziaria del 2008 e il post-covid hanno fatto all'economia: liberare potenze enormi (tramite iniezioni di liquidità con creazione di debito) senza che nessuno si sia preoccupato abbastanza delle conseguenze etiche e di impatto sulle generazioni future.

Di fronte a questi scenari, rimane la voglia di guardarli con lucidità, senza pessimismo, ma con l'intento di cogliere qual è la sfida trasformativa che mi sollecitano; perché il perimetro di azione su cui abbiamo potere è tutto interiore, ed è una delle poche cose che ho capito, dopo 20 anni di ricerca di senso. 

Mi auguro di poter continuare a scrivere su questo blog, condividendo più domande che certezze forse, ma con autentico spirito di apertura alle idee altrui. Rileggendo molti post, infatti, mi sono reso conto che erano mossi dalla voglia di affermare un'idea, criticandone un'altra. Spero che in futuro possa essere più aperto alla condivisione autentica, senza forme di prevaricazione dell'Altro. Che sono io, che siamo noi. L'apertura di cuore è la via per canalizzare l'amore. E c'è bisogno di amore in questo mondo. 

Luca Martino
20 maggio 2026 — Figline Valdarno

21 marzo 2026

Sì... Spera - Una riflessione sulla campagna di comunicazione per il Referendum sulla Riforma della Magistratura

Dal mio punto di vista, in qualità di esperto di marketing e comunicazione, la gestione della recente campagna elettorale per il referendum costituzionale confermativo sulla Riforma della Magistratura è un caso studio di comunicazione manipolatoria e inefficace, dove il "rumore di fondo" ha oscurato il valore del prodotto istituzionale. Entrambi gli schieramenti hanno preferito vendere emotività e slogan di bassa lega piuttosto che entrare nel merito tecnico: da una parte, il fronte del No ha cercato di trasformare la consultazione in un test di gradimento sul governo; dall'altra, la comunicazione della maggioranza ha talvolta ceduto a esempi populisti che sviliscono il valore della riforma.


Tuttavia, analizzando il merito della proposta, emerge che votare rappresenta una scelta coerente con i valori della Sinistra, nella quale ancora mi identifico come "pensatore" (non come elettore, perché ormai i partiti che rappresentano la Sinistra in Italia non mi rappresentano).

Le ragioni tecniche a supporto della Riforma Meloni-Nordio sono solide e si articolano su quattro pilastri fondamentali:

  1. Piena attuazione della riforma Vassalli
    Il passaggio dal modello inquisitorio a quello accusatorio, iniziato nel 1989, richiede che accusa e difesa si confrontino ad armi pari davanti a un giudice realmente terzo. La riforma rende finalmente coerente l'organizzazione della magistratura con questa distinzione di ruoli, impedendo che chi giudica e chi accusa appartengano allo stesso corpo professionale o condividano interessi di carriera.

  2. Superamento della logica delle correnti
    L'introduzione del sorteggio per la composizione dei due nuovi Consigli Superiori della Magistratura (giudicante e requirente) è lo strumento più efficace per scardinare il potere dei blocchi organizzati. Pur non essendo una soluzione miracolosa, il sorteggio riduce il peso delle aggregazioni associative interne che hanno spesso premiato l'appartenenza anziché il merito professionale.

  3. Istituzione dell'Alta Corte disciplinare
    La creazione di un organismo autonomo per giudicare gli illeciti dei magistrati separa la funzione disciplinare dalla gestione delle carriere. Questo garantisce che il magistrato sia giudicato da un giudice davvero terzo e riduce i conflitti di interesse interni all'autogoverno.

  4. Garanzia di indipendenza del Pubblico Ministero
    Contrariamente a quanto sostenuto da una certa propaganda, la separazione non sottomette il PM alla politica. L'obbligatorietà dell'azione penale resta intatta, garantendo che i magistrati requirenti non siano sottoposti a indirizzi del Governo e mantengano la propria autonomia.

Smentendo le obiezioni più diffuse, è chiaro che non esiste contraddizione tra l'Alta Corte e i nuovi CSM, poiché la prima decide nel merito della sanzione, mentre i secondi si occupano esclusivamente dell'attuazione amministrativa. Inoltre, la selezione dei membri laici tramite sorteggio da un elenco compilato dal Parlamento a maggioranza qualificata ridurrà l'influenza delle maggioranze politiche rispetto al sistema attuale.

Ma perché nella recente campagna di comunicazione a supporto del Sì e del No, non si è parlato di contenuti e si è inquinato il dibattito con falsità e slogan populisti?

Io credo che il problema risieda nella degradata capacità di concentrazione del pubblico (che ha bisogno di scrollare oltre il reel sul social media di turno entro 30-40 secondi) e nel fatto che i politici abbiano definitivamente abbandonato il ruolo che avevano un tempo, ovvero di "formare" ed "elevare" la cultura di un popolo, grazie alla loro competenza e intelligenza.
C'è stato un tempo, infatti, in cui durante una campagna elettorale si imparavano contenuti e acquisivano valori, ci si confrontava nel merito delle proposte e si usciva più ricchi di prima a livello culturale, al di là del risultato sancito dalle urne. Quei tempi sono definitivamente passati.

Tuttavia, non voglio fare di tutta l'erba un fascio, e riconosco che Carlo Calenda è ancora in grado di fare buona comunicazione, sia in termini di qualità del messaggio (cosa non facile), che di aderenza alla realtà dei fatti (cosa non scontata, nella politica di oggi). Ho trovato la sua posizione e quasi tutti i contenuti veicolati da Azione assolutamente centrati nel merito della Riforma della Magistratura.

Mi sono trovato ad apprezzare anche qualche scelta di Marketing e Comunicazione di Giorgia Meloni. In particolare il fatto di essere andata a Pulp Podcast è stata una scelta senza precedenti, corretta strategicamente e gestita mediamente bene sul piano dei contenuti. Incomprensibile invece la scelta di Giuseppe Conte ed Elly Schlein di non accettare l'invito dei due conduttori.
Meloni è andata a intercettare la fascia 18-35 anni, che segue il Podcast e non guarda la TV. Quasi tutti elettori di Centro Sinistra. Ha parlato, da sola e senza contraddittorio (per poca lungimiranza degli avversari politici), ad un pubblico che non la segue e non la vota, ma che magari sul Referendum si farà un'idea più completa, grazie al suo intervento.

Condivido infine una riflessione di Calenda proprio sulla campagna di comunicazione che abbiamo vissuto in questi giorni, in vista del Referendum Confermativo.


Come potete ascoltare nel video, l'appello di Carlo Calenda è a superare quello schieramento eterogeneo che si configura come un "partito trasversale del No". Questo blocco è animato da esponenti del giornalismo, della cultura e dello spettacolo che, per puro conformismo, difendono lo status quo e l'immobilismo. Si tratta della medesima forza conservatrice che ha già frenato l'Italia in passato, opponendosi sistematicamente al nucleare, ai grandi investimenti e a ogni trasformazione strutturale. 
Mi fa uno strano effetto, a tal riguardo, rileggere l'articolo che scrissi quasi 10 anni fa, in occasione del Referendum sulla Riforma costituzionale Renzi-Boschi, che mirava a superare il bicameralismo paritario: Arianna, il futuro avrà i tuoi occhi. Io posso solo votare Sì e spiegarti la differenza tra Leader e Follower...

Dieci anni fa e non è cambiato nulla. L'Italia non può più restare paralizzata da una filosofia del "non si può", che alimenta il declino e costringe le nuove generazioni ad abbandonare il Paese.
Voto e faccio anche io un appello a votare Sì, per sconfiggere questo fronte conservatore. Perché essere progressisti e riformisti è di Sinistra. Perché è nel cambiamento che c'è evoluzione. Perché la Riforma costituzionale su cui si decide è giusta. 
Non un voto a favore del Governo Meloni, né una presa di posizione contro la Magistratura: un voto di una persona libera dagli schiramenti partitici e dal rumore di fondo della comunicazione elettorale, che fa una scelta culturalmente coerente con i propri valori.

Non sarà facile, il No ha sempre vinto in tornate elettorali di questo tipo. Ma, come mi ha recentemente detto uno stimato pensatore libero, Sì... spera!

26 settembre 2025

I colori della Luce

Oggi un caro amico è passato a miglior vita e sento il bisogno di ricordarlo, di celebrarlo, di dire al mondo che grande amico è stato e che bella persona fosse. Lo faccio condividendo una sua poesia, perché qualsiasi altra parola non sarebbe luminosa come la sua.

I colori della Luce

Il colore più bello è quello della Luce
che vede la colomba nello sguardo dell’amata
la prima volta che gli vede gli occhi al mattino…
la luce degli occhi che vede per la prima volta
la mamma del suo bambino,
i colori del verde sconfinato
dove l’uomo ancora non ha fatto terra bruciata,
la luce che riflette il mare nelle sue onde dorate,
la luce dei tuoi occhi quando mi hai sorriso
dicendomi che ami un altro…
la luce che viene e che va del sole della luna e delle altre stelle.

La luce del filamento d’erba
che spunta tra i due popoli dopo la battaglia
e ne annuncia il rinsavire…
la luce del flauto che suona
tra tre bimbi di colori diversi
che il pomeriggio risolvono
il problema di matematica insieme
e imparano a condividere i loro problemi
per poi giocare a vivere in compagnia…
una luce che per loro la sera si deve spegnere
per farli riposare meglio…
ma che non si deve mai spegnere
per chi deve risolvere il problema
di chi la sera non ha un letto
e a mezzogiorno non ha un piatto!

(Poesia di Fabiano Di Nuccio)


20 agosto 2024

AI Stuffing: un neologismo che ricorda il Keywords Stuffing, ma che è peggio

Recentemente ho pubblicato un articolo sul fenomeno dell'AI Stuffing, che riporto di seguito.

AI Stuffing: il nuovo fenomeno che ci farà perdere tutto il (poco) tempo che abbiamo guadagnato con l’Intelligenza Artificiale


«Uno spettro si aggira nel mondo del Business: lo spettro dell’AI Stuffing. Tutte le società di consulenza si dovranno coalizzare in una sacra caccia ai contenuti generati dall’AI, altrimenti l’uso dell’Intelligenza Artificiale diventerà un boomerang!»

Al di là dell’incipit ad effetto, mutuato dal celebre Manifesto del Partito Comunista, il problema c’è ed è grande. Vediamo di cosa si tratta.

Cos’è l’AI Stuffing?

Per AI STUFFING intendiamo il fenomeno negativo della sovrabbondanza di contenuti nel mondo del lavoro generati tramite l’Intelligenza Artificiale, spesso di poco o nessun valore, frutto della semplicità di utilizzo dei tool di AI che riducono al minimo lo sforzo creativo e intellettivo dell’individuo.

Il neologismo deriva dal termine “Keywords Stuffing” in ambito di Search Engine Optimization. Il keyword stuffing, o “imbottitura di parole chiave”, è una pratica legata al mondo del web in cui si ripete in modo eccessivo una parola chiave all’interno di un testo, con l’obiettivo di migliorare la visibilità nei motori di ricerca. Questa tecnica è considerata scorretta e, ormai da anni, non è ben vista dai principali motori di ricerca, che addirittura possono attribuire una penality sul ranking delle pagine web che la praticano.

Con AI Stuffing intendiamo quindi questo eccessivo ricorso all’AI, che sta inondando di contenuti spazzatura le scrivanie e le email di chi, come noi, lavora nel mondo della consulenza aziendale.

OnMe: un “Case Study” sull’AI Stuffing - Tratto da una storia vera!


Potremmo raccontare decine di esempi di contenuti di bassa qualità generati con l’uso degli LLM nei quali ci siamo imbattuti negli ultimi mesi, dalle semplici e-mail alle presentazioni di progetti, passando perfino per i preventivi (cosa ben più grave).

Quello che però abbiamo scelto di raccontarvi è un esempio emblematico di come l’AI ci faccia perdere tanto di quel tempo che rimpiangiamo quando per scrivere paginate di contenuti ci voleva “uno sforzo” intellettuale.

Il caso in questione riguarda una richiesta di valutazione di un progetto di business denominato OnMe. Qui si può leggere integralmente il documento ricevuto, con tanto di lettera di presentazione a Elon Musk e NDA da firmare…

Per chi non avesse la pazienza di leggerlo, ecco una sintetica descrizione dell’idea di business.


OnMe - idea di business

OnMe è una piattaforma che collega il mondo del social media con quello del commercio elettronico. Gli utenti possono acquistare prodotti o servizi pagando non con denaro, ma ospitando contenuti sponsorizzati sui propri profili social. In pratica, le aziende partner di OnMe pubblicano annunci sui profili social dell’utente, e il valore di questi annunci viene accreditato come pagamento per l’acquisto effettuato. Il valore di ogni post è calcolato in base alla portata e all’interazione dell’utente sui social media.

La nostra reazione leggendo il documento è  stata di sgomento: davvero qualcuno ci chiede una valutazione di un’idea scritta palesemente con l’AI? Ed ovviamente l’idea ci sembrava per nulla praticabile, quindi abbiamo cortesemente rifiutato l’incarico. Ma l’autore ha insistito, quindi abbiamo dovuto impiegare del tempo a spiegare il perché tale idea era assurda. Ma ci siamo tolti qualche sassolino dalla scarpa, perché per confutare tale idea, scritta in 5 minuti con l’Intelligenza Artificiale, noi del tempo l’abbiamo pur dovuto impiegare…

Ecco la nostra riposta.

«Gentilissimo,
mi dispiace non poterti aiutare, ma ci sono troppi errori nel concept che, anche volendo impegnarsi, non riuscirei a risolvere. Come ti scrivevo prima, in bocca al lupo, ma non posso aiutarti.

Se vuoi domani sono in macchina e posso chiamarti, così e ne parliamo.
Giusto per anticiparti qualche concetto:

  1. I Social Media sono piattaforme basate sul Paid Advertising, se anche qualche folle aprisse le API a OnMe, le chiuderebbero appena inizia ad erodere impressions al Paid Adv. Ma mettiamo che trovano un accordo…
  2. Il valore in impression dell’organico di un uomo comune è praticamente nullo. Se volessimo prendere come riferimento un influencer, che comunque ha seguito e professionalità per promuovere un prodotto/servizio, siamo parlando di circa 0,002 € a contatto stimato nell’audience. Questo valore l’ho calcolato prendendo dati di vendite dirette (Ferragni che vende il post a Gucci, per intendersi), quindi qualsiasi cosa mediata dalla piattaforma scontala del 50% minimo; siamo a 0,001€.
  3. Ipotizziamo pure che OnMe si rivolga a gente attiva sui Social, con numero di 1000 amici/follower. Dato il filtro delle piattaforme e nessun “boost” dell’algoritmo (cosa che invece hanno gli influencer), avrebbe massimo il 2% di impression in organico, ovvero 20. Mettiamo che il tizio ha un ottimo engagement rate (dell’ordine dello 5%), e quindi la rete di amici interagisce e diffonde il post… arriviamo ad 1 condivisione,(su 20 impressions) e da 20 siamo a 40 impressions totali. Valore economico 4 centesimi di euro. Che cazzo ci compri con 4 centesimi di euro??
  4. Nota bene, ho aggiunto un valore alla condivisione, ma tecnicamente non sarebbe corretto, perché andrebbe imputato il valore al soggetto che ricondivide e non a chi ha fatto il primo posting. Non entro nel merito, sarebbe troppo lungo, ma è come se dessi valore alla moneta solo al primo che la spende e non a chi la guadagna e rispende. Ma ripeto, andiamo oltre, però ho aggiunto il punto perché non contemplo condivisioni “virali”, ovvero una catena senza fine di tutti e 1000 amici/follower attivissimi sui social che riescono ad aumentare la catena oltre il 2° livello.
  5. Vediamo ora il meccanismo dei crediti. Il tizio di cui sopra con un’ottima attività social (intendo superiore all’uomo medio che ha meno di un terzo delle sue metriche), diffonde contenuti tramite “pulsante” OnMe (difficilissimo da fare senza accordi con i Social Media – vedi punto 1), ogni giorno, su 100 aziende diverse, per un mese intero. Arriverebbe a 120€. Oh cazzo, ci si può comprare qualcosa con 120€… Tolta la commissione di OnMe e la % ai Social Media che ospitano i contenuti (vedi valore a sconto di intermediazione al punto 2 di cui sopra, ovvero del 50%)… sarebbero comunque 60 fottutissimi euro da spendere! E no bello mio, perché gli attuali algoritmi limiterebbero la diffusione dei tuoi post, il tuo engagement rate scenderebbe perché sei diventato spammoso e la tua capacità di generare impressions crollerebbe drasticamente a zero, con una velocità esponenziale.
  6. È difficile stimare il tempo di distruzione dei profili social di cui sopra, ma potrebbe essere inferiore alle 2 settimane. Però guarda, stasera che mi hai fatto lavorare oltre il mio consueto orario delle 22.30, mi sento magnanimo e ipotizzo che il tipo in esame si sputtana tutti i social nel mese di cui sopra (punto 5). Se spammava i 100 prodotti/brand di cui sopra e generava 40 impressions a post siamo a 4000 impressions al giorno 1 e 0 al giorno 30, con decrescita esponenziale (ti allego un grafico, per capirsi). Ora: io non sono bravo in matematica, ma visto che tu hai fatto un Business Plan usando ChatGPT (e mi hai rubato circa 10 minuti di tempo prezioso per leggerlo e altrettanti per risponderti, abusando della mia pazienza), ricorrerò anche io all’AI e le chiederò di calcolare l’integrale dell’area sottesa al grafico… Mi dice che sono circa 14.465 impressions… Ovvero circa 14,5€ di valore per il mercato, allo stato attuale e con tutte le condizioni favorevoli di cui ai punti 2, 3 e 5.



Ora non ti resta che fare un bel focus group e vedere quanti soggetti con le audience di cui al punto 3 sarebbero disposti a lavorare circa 1 ora al giorno (1 post ogni 30 secondi mi sembra il minimo), per 30 gg, sputtanandosi definitivamente i propri profili social… per 14 fottutissimi euro e 50 centesimi.

Comunque sentiamoci domani, magari mi sfugge un qualche calcolo di sostenibilità che hai fatto… anche se dubito che la mia valutazione preliminare possa cambiare.

Cordialmente »


Ovviamente la telefonata del giorno dopo non c’è mai stata… l’e-mail ha almeno sortito l’effetto di chiudere definitivamente questa “valutazione” dell’idea di business.

Per recuperare parte del valore del tempo speso nel fare l’analisi microeconomica, ho chiesto all’ideatore di OnMe di poter scrivere un articolo sul tema dell’AI Stuffing e me l’ha accordato. 


Come proteggersi dall’AI Stuffing e risparmiare tempo

Come dimostra il simpatico caso di OnMe, le AI possono dare una discreta forma a qualsiasi assurdità e pertanto chi ancora usa il cervello deve impiegare tempo a smontare le “idee” presentate da sedicenti imprenditori, colleghi, clienti e fornitori.


Il primo consiglio che possiamo dare è di non perderci tempo: se notate che un contenuto è stato scritto con un LLM, chiedete a chi ve l’ha fornito di produrne uno scritto da “un umano”. Se dovete voi impiegare del tempo per leggerlo, perché non poteva impiegarlo l’autore per scriverlo? Il vostro tempo vale meno del loro?

Nel caso dovessero rifiutarsi, avete risolto il problema alla radice. Nel caso l’autore avesse realmente a cuore la vostra attenzione, vi produrrà quanto richiesto.

Ultimamente ci è capitato di ricevere un preventivo per un progetto complesso scritto integralmente con ChatGPT. Non c’era nemmeno un briciolo di sforzo progettuale, a fronte di una cifra comunque importante per la fornitura di sviluppo codice (circa 25.000€ per un’applicazione web, manco a dirlo, proprio basata sull’AI).

Abbiamo garbatamente fatto notare che avevano preso il nostro briefing, datolo in pasto a ChatGPT e aggiunto un prezzo, senza dettagliare le scelte tecnologiche, la stima dei tempi, le risorse impiegate, etc.

Ovviamente ci hanno rifatto il preventivo, scusandosi.

Non abbiate quindi timore a rifiutare l’AI Stuffing nel vostro lavoro. Rischiate di perdere molto più tempo nel districarvi tra contenuti spazzatura di quanto ne risparmiate usando voi stessi qualche tool di AI.

27 marzo 2024

La mia storia con il Tai Chi

Vi racconto una storia. È la mia storia con il Tai Chi.

Anni fa lavoravo in un’azienda molto “illuminata”, la cui la titolare (illuminata) a fine anno regalò a tutti i dipendenti una visita da un medico specializzato in medicina cinese. Il medico, italiano, con varie specializzazioni di medicina moderna, ma che poi aveva deciso di praticare solo medicina cinese, ad ognuno fece la terapia che riteneva utile. A me fece sia l’agopuntura che la coppettazione.

Poi mi consigliò di praticare il Tai Chi.


Così mi informai, comprai dei libri, trovai un corso in un paese vicino a dove abitavo e decisi di fare la lezione di prova.
Il corso era serale, alle 19.00. Ma io lavoravo a Firenze, finendo sempre oltre l’orario standard delle 18.00. Tra spostamenti a piedi, treno, più macchina/moto per raggiungere la palestra dove si praticava Tai Chi, un’ora di viaggio era il minimo tempo possibile. Mi dissi che era l’occasione giusta per staccare di lavorare alle 18.00 e decisi di provare.
Alla prima lezione di prova arrivo puntuale, mi cambio e inizio la pratica. Non ci capisco nulla, sono scoordinato e impacciato nei movimenti, ma l’energia del gruppo mi piace e decido subito di fare l’iscrizione associativa e pagare i primi mesi.

Alla seconda lezione faccio notte a Firenze, perché qualcuno si è buttato sotto al treno da qualche parte sulla linea di collegamento con il mio paese.

Alla terza lezione c’è sciopero del trasporto pubblico e arrivo a fine lezione. Nemmeno mi cambio, ma mi scuso con l’insegnante e spiego che non è dipeso da me.

Alla quarta lezione, succede un’urgenza lavorativa molto complessa da gestire ed esco dall’ufficio dopo le 21.00.

Alla quinta lezione, di nuovo un incidente sui binari (questa volta non volontario, ma comunque mortale).

A questo punto, per il bene di tutta l’umanità, decido di chiudere la mia esperienza con il Tai Chi. Quando mia moglie mi chiede perché, le rispondo, sorridendo, che non volevo altri incidenti sulla coscienza.

17 febbraio 2024

Invito alla lettura di "Equazioni dell’umano" di Alida Maria Sessa

Ho recentemente letto un bellissimo libro di poesie: "Equazioni dell’umano" di Alida Maria Sessa, edito da De Luca Editori D'Arte.

Credo sia un libro nel quale immergersi con il coraggio di lasciarsi interpellare dai versi, senza indietreggiare di fronte alle risposte che emergeranno nel proprio animo.

Come l’autrice scrive in un suo componimento: “La poesia è un veicolo emotivo, ci sali sopra e ti porta lontano o sfreccia in aria e voli sul vuoto”.

Il vuoto può far paura, così come le emozioni non positive, ma nella vita tutto va vissuto con intensità e il poeta diventa una sorta di Virgilio che ci accompagna nel nostro inferno interiore, passaggio necessario per poter assaporare anche gli sprazzi di paradiso. 


Le emozioni veicolate dai versi di Alida Maria Sessa sono comunque sempre molto complesse, non riducibili ad una valutazione in bianco e nero; si tratta piuttosto di variegate palette cromatiche, dove anche le tinte più cupe nascondono sprazzi di luce. Il lettore sale sulla poesia e si lascia portare dove ha bisogno di andare, dove un ricordo dell’autrice ne risveglia uno suo, dove una riflessione colta in un verso ne richiama un’altra assopita da tempo, dove un dispiacere apre ad una ferita, dove una ferita apre ad una scoperta, dove una scoperta apre ad una gioia viva, vera. Mentre.
Mentre il verso interrotto ci lascia tutto il gusto dolceamaro di aver condiviso con la poetessa una stessa emozione, un medesimo stato d’animo, pur se partorito da menti e cuori diversi.

Come spesso accade per le raccolte di poesie, il libro non è facile da descrivere, poiché ogni componimento è un’esperienza a sé, che merita di essere vissuta, più che raccontata.

Quella che può essere raccontata è, al limite, la struttura dell’opera. Il libro consta di cinque sezioni che raggruppano un totale di novantatré poesie. La prima parte, che dà nome al libro, è titolata “Equazioni dell’umano”; la seconda parte contiene “Poesie sulla poesia”; la terza parte è titolata “Family Life”; la quarta parte, riprendendo il verso di una poesia, titola “I pesci non vedono l’acqua”; l’ultima parte è denominata “Il buffo dell’amore”.

Le sezioni non costituiscono un vero e proprio raggruppamento antologico, sebbene ci siano alcune tematiche comuni (si va dalla fisica quantistica della prima parte all’amore dell’ultima, passando per contagiosi ricordi di luoghi e persone); si tratta piuttosto di un modo di vedere le cose, che influenza il percorso del lettore verso la scoperta della poetica dell’autrice.

Se la poesia sta nell’intenzione con cui ogni giorno posi lo sguardo, come recita Sessa nella poesia “Stringere la vita”, allora l’intenzione posta da chi scrive è di per sé un faro che aiuta il lettore a guardare con occhi nuovi al suo vissuto (passato, presente o futuro che sia).

Trovo che questo sia il grande pregio della poetica di Alida Maria Sessa, ci accompagna in una ricerca di significato che è il significato stesso dell’esperienza letteraria offerta al lettore, parafrasando un verso dalla sua poesia “Vita”.

Potrei citare decine di versi di rara bellezza che mi sono rimasti impressi, ma ribadisco che, per godere dell’opera letteraria, bisogna affidarsi all’esperienza diretta: è solo attraverso la lettura del libro che si può percepire la bellezza e completezza dell’esperienza estetica costruita dalla scrittura di Alida Maria Sessa.

Una nota finale meramente di natura tipografica: avrei preferito che le belle tavole di Enrico Benaglia che accompagnano le sezioni del libro fossero state a colori, per rendere giustizia all’ampiezza delle “sfumature emotive” di cui Sessa è stata capace.


13 maggio 2023

Dalla Ricerca alla Domanda, dalle Informazioni alle Risposte

 Riporto un articolo scritto per GESTA, dal titolo Quale futuro per la SEO, al tempo dell’Intelligenza Artificiale?


Dalla Ricerca alla Domanda, dalle Informazioni alle Risposte

Il fenomeno del crescente ricorso alle soluzioni di Intelligenza Artificiale per acquisire informazioni, avrà un impatto enorme, è ormai chiaro, sui Motori di Ricerca per il Web e, a cascata, sulle attività di ottimizzazione, dette SEO (Search Engine Optimization).

Il successo dell’AI ChatGPT ha portato, nel giro di pochi mesi, tutti i principali player nel settore dei Search Engine a dotarsi di proprie soluzioni (dal nuovo Bing di Microsoft a Bard di Google), per evitare di perdere quote di mercato e offrire un’esperienza sulla ricerca delle informazioni all’altezza delle aspettative degli utenti.

Le nuove aspettative degli utenti per quanto riguarda la ricerca Web, secondo una nostra analisi, si basano essenzialmente su tre aspetti, che hanno peso diverso a seconda del profilo-utente e per questo parleremo di “livelli di aspettative”:

  1. LINGUAGGIO

    L’AI offre un’esperienza basata sul dialogo naturale, che è ovviamente più semplice e appagante della ricerca per parole chiave, perché aiuta l’utente ad esprimere meglio il suo bisogno e la macchina a fornire informazioni più precise, grazie al fatto che il modo stesso di porre le domande contiene un “search intent” più chiaro (rispetto alle keywords o anche alle key-sentences che Google comunque già sapeva elaborare semanticamente).


     

  2. ELABORAZIONE

    L’Artificial Intelligence aggrega informazioni da più fonti e le compone fra loro, fornendo non solo una “risposta a una domanda”, ma spesso un vero e proprio “lavoro svolto“. Si pensi allo sviluppo di codice, alla capacità di riassumere testi, alla possibilità di scrivere in autonomia libri (o almeno la scaletta dei contenuti) a partire da una semplice frase di poche parole. Questa capacità di elaborare dati e informazioni è molto più avanzata di quanto potevano fare prima i motori di ricerca, ad esempio tramite l’aggregazione in SERP (Search Engine Results Page) di risposte estratte dai dati strutturati (markup usati nelle pagine web per indicare, ad esempio, prezzi, recensioni, orari di apertura, eventi e tantissime altre informazioni specifiche e “catalogate” secondo uno schema noto ai Motori di Ricerca).


     

  3. ESPERIENZA D’USO – COMODITÀ

    Diretta conseguenza dei due livelli precedenti, è un’esperienza d’uso unica, soprattutto per quanto riguarda la comodità di accesso alle informazioni. Ci vengono spiattellate in chat decine di concetti che prima avremmo dovuto cercare e aggregare singolarmente. Ci arrivano risposte anche su temi che non conosciamo per nulla e che in passato avremmo dovuto studiare per arrivare ad un elaborato e/o un lavoro svolto. La facilità è diventata veramente “estrema”, per cui il livello 3, così come è stato per il Voice Search, è qualcosa che sta cambiando le abitudini degli utenti in maniera irreversibile.



Robots che ricercano sul Web con l'AI

 Va detto che questi livelli di aspettative erano già presenti negli utenti dei Motori di Ricerca (in particolare in quelli di Google, che sono oltre il 91% a livello globale), ben prima dell’avvento dei modelli di linguaggio basati sul machine learning. Si pensi alla correzione degli errori di battitura, ai suggerimenti real-time nella barra di ricerca, ai già citati rich-snippets, nonché alla capacità di partire da due o tre parole per estenderne il significato (aggregando informazioni implicite, come la località, l’orario in cui si fa la ricerca, il proprio profilo socio-demografico, etc.) e fornire così risposte precise all’intento di ricerca.

Ma nel recente passato le priorità erano altre ed hanno fatto sviluppare sia i Motori di Ricerca che il Web verso un certo tipo di struttura dell’informazione.

Si pensi ad esempio alla “freschezza dei contenuti”. Su una data parola chiave, poniamo “Giro d’Italia“, stiamo cercando la storia della celebre gara ciclistica, il percorso dell’edizione 2023, oppure il risultato della tappa odierna? Fare questa stessa ricerca 13 anni fa, rispetto ad oggi, avrebbe generato una tipologia di contenuti in SERP completamente diversa.
Non dimenticherò mai l’avvento di Google Panda nel 2011 (un cambiamento dell’algoritmo di ranking che premiava siti con notizie aggiornate e Social Network) e quanta importanza diede all’aggiornamento continuo dei siti web. Fu un bello scossone nel mondo della SEO, ma ha cambiato l’idea stessa di sito web: da vetrina ad hub contenutistico continuamente aggiornato.

Di contro, l’Intelligenza Artificiale di ChatGPT ha un limite alla freschezza delle informazioni, poiché è stata addestrata in uno specifico periodo di apprendimento, oltre il quale essa stessa dichiara di non poter andare (settembre 2021, ad oggi, quindi più di un anno e mezzo fa). E il grosso delle informazioni l’AI le ha prese dal Web, quindi proprio da quei contenuti che si erano modellati sulla base delle evoluzioni dei motori di ricerca. Questa formazione statica, basata su un Web dinamico, crea un problema sulla qualità delle informazioni fornite da ChatGPT non da poco. È facile supporre che le AI di domani avranno un apprendimento dinamico.

Cosa succederà quindi al “database” del Web e alla SEO?

Le recenti soluzioni AI di Bing e Google integrano le capacità di linguaggio alla ricerca continuamente aggiornata, tramite i loro crawler (qui un esempio autoriferito su Bard di Google), quindi sembra che il limite dell’obsolescenza dei dati sarà presto superato. Tuttavia, i livelli di aspettative, generati soprattutto da ChatGPT, imporranno una sempre crescente capacità di elaborazione dei dati tramite deep learning, da parte delle AI usate come fonte di informazioni.
Probabilmente, quindi, il Web continuerà ad essere ancora per molto tempo il “database” principale sul quale le Intelligenze Artificiali si formano e ricercano le nuove informazioni. La SEO sarà importante nella misura in cui riuscirà a rendere l’accesso alle informazioni più strutturato, quindi usabile in modelli elaborati al di fuori dal sito stesso di pubblicazione.

Ma non basterà.

Le AI si formeranno (e in parte già lo fanno), tramite le interazioni con gli utenti che le interrogano. Ci sarà quindi, nella fase di apprendimento (che diventerà però continuo, una sorta di Lifelong Learning), l’opportunità per indirizzare l’AI verso i contenuti che si vorrebbe essa (lei?) conoscesse, al fine di poterli poi fornire ad altri utenti.

AIO - Artificial Intelligence OptimizationDa SEO ad AIO (Artificial Intelligence Optimization)

Si passerà quindi da una Search Engine Optimization ad una più complessa Artificial Intelligence Optimization, che richiederà meccanismi di interazione col Machine Learning od oggi non noti. Ci saranno da superare mille blocchi creati dagli sviluppatori, ci saranno da scoprire le centinaia di variabili che pesano e che aprono le finestre di apprendimento, i comandi trigger per far scattare la memorizzazione di una certa risposta, ci saranno da fare milioni di conversazioni pilotate… Ma se la storia della SEO ci ha insegnato una cosa è che non esiste algoritmo che i SEO Specialist più bravi non siano in grado di sfruttare per posizionare i contenuti dei propri clienti.

Sarà più difficile, certo, ma si potrà fare. E, magari, ci sarà una specifica AI ad aiutarci.

26 aprile 2022

Retrospettiva professionale. 40 anni dopo.

Mi sono sempre piaciuti i computer, fin dai 6 anni; li usavo quasi sempre solo per scrivere. Cosa che avrei potuto fare a mano, su carta. Ma l’idea di salvare gli scritti su un floppy disk mi dava l’impressione di consegnare quelle righe al futuro, ai posteri.

Quello che mi piaceva quindi era la comunicazione, più che i computer, e ci ho messo un po’ a capirlo.

Quando ho iniziato a lavorare in un’Agenzia di Comunicazione, mi è stato affidato il neonato reparto Web Marketing. Era il 2009, Google era il nuovo Microsoft e Facebook si apprestava ad essere il prossimo Google.


Tutto quello che nasceva in quegli anni è diventato lo standard per un nuovo tipo di comunicazione, fatta con precisione, sfruttando i dati, con metodo scientifico. Ma ho sempre unito della “poesia” alle strategie di Web Marketing, perché alla fine il messaggio diffuso deve fare presa sulle persone. E le persone amano la poesia, amano le storie, amano le relazioni.

Tutto ciò è stato poi codificato in regole precise di Comunicazione e Marketing, si iniziò a parlare di “storytelling”, di “purpose”, il Cluetrain Manifesto diventò una moda, insomma, il mercato della comunicazione riuscì a svilire quel poco di magia che avevamo riscoperto nel fare il nostro lavoro.

Le Web Agency stavano diventando delle fabbriche e quanti ci lavoravano erano i nuovi operai sfruttati per fare profitti. Si lavorava sulla quantità e la qualità non era più perseguibile. Perché per fare della poesia a volte hai bisogno di stare in silenzio davanti ad un foglio bianco. Ma se quel foglio è un file Word, vieni bersagliato da decine di notifiche sul desktop, e-mail, alert dalle campagne Facebook e Google, messaggi nella chat aziendale…

Nel 2012 quindi mi licenzio e fondo il Network di consulenza GESTA, con un’idea molto semplice: volevo aiutare le aziende e le persone, attraverso le strategie di Marketing e Comunicazione, a realizzarsi. A trovare il loro posto nel mercato. Che al tempo pensavo significasse trovare il proprio posto nel mondo.
Il payoff scelto per descrivere il mio approccio era cloud consulting, perché mi immaginavo dei professionisti sempre disponibili per ogni esigenza del progetto e del cliente: una “presenza a distanza”. I consulenti GESTA erano quindi in grado di seguire il cliente in ogni parte del mondo, con le nuove tecnologie e un set di strumenti digitali che appunto risiedevano nell’allora nascente “cloud”.
Con i recenti scenari pandemici questo modo di lavorare è diventato comune a molte realtà aziendali, ma dieci anni fa non era scontato.
Il cloud consulting rimane comunque tutt’oggi più una forma mentis che una modalità di lavoro: significa esserci per il cliente, quando ne ha bisogno, sempre.

È una scelta difficile da fare per i freelance del 2022, che spesso decidono di esercitare la libera professione per “sentirsi liberi”, avere i propri spazi e decidere della propria vita senza ingerenze esterne. Quindi figurarsi se rispondono al telefono quando il cliente chiama la sera e nel weekend, o se ti chiede qualcosa in più di quanto scritto sull’incarico di progetto.

Io invece ho capito che la vera libertà nasce dalla consapevolezza interiore, dal capire e accettare la propria “mission”. Nel mio caso questa consapevolezza mi ha portato ad abbracciare totalmente gli obiettivi dei miei clienti. Ovviamente i clienti me li scelgo e dico molti No, quando non sono disposto a dedicarmi al 100% ai loro progetti. Ma una volta “sposato” il progetto, ci sono sempre e chiedo la stessa dedizione ai miei collaboratori.

Dal lontano 2012 ad oggi ho fatto molte e interessanti esperienze di lavoro, in diverse aziende e diversi settori, acquisendo non solo competenze tecniche ma anche più consapevolezza su quale sia la mia missione: aiutare gli altri (e i brand), con le mie competenze, non solo a “comunicare chi sono”, ma soprattutto a scoprire (o progettare) chi sono.
Si parte da un obiettivo di fatturato e si arriva ad un obiettivo esistenziale. Mica poco. E non per tutti.

Nel 2020 decido quindi di dedicarmi esclusivamente allo sviluppo del Network e alla formazione di nuovi consulenti, nonché alla formalizzazione del Metodo GESTA, basato sui livelli logici di Robert Dilts, per la progettazione delle Strategie Marketing.

Il Network oggi aggrega oltre 30 professionisti senior che vogliono lavorare con qualità e che si concentrano sulle esigenze del cliente con dedizione assoluta. La nostra promessa è che siamo “Business Partner”, ovvero siamo ingaggiati e fortemente motivati a conseguire il nostro successo attraverso il successo del nostro cliente. Generalmente non accettiamo il lavoro se non siamo ragionevolmente sicuri di poter portare un valore concreto al cliente, preferibilmente in termini di aumento dell’EBITDA.

Oggi sono dove volevo essere a livello professionale e provo gratitudine per questo.
Ma quando penso a quegli scritti infantili persi per sempre, perché affidati a dei floppy disk (che con grande sforzo tecnologico ho provato ad aprire decenni dopo, senza successo), dico a me stesso: tutto è cambiamento e sicuramente GESTA di domani sarà qualcosa di diverso da quello che è oggi.

E, infine, a quarant’anni, ho capito che a volte è meglio poco inchiostro su carta che migliaia di gigabyte nel cloud.

Luca Martino