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10 febbraio 2019

SEO e Voice Search: come cambierà il posizionamento su Google

Da alcuni mesi ho introdotto due "espedienti formativi" nell'Ufficio Marketing di Sesamo:
  • un bonsai Ficus Ginseng 
  • un dispositivo Google Home
Il bonsai è una pianta di cui prendersi cura e ci insegna che ogni giorno dobbiamo fare azioni specifiche per farla crescere in salute. E questo vale per tutti i progetti web e marketing, in particolare quelli di posizionamento sui motori di ricerca; sono qualcosa di "vivo", non basta aver fatto il setup una volta, serve cura e attenzione continua per farli crescere.

Lo smart speaker di Google è un oggetto con cui, semplicemente, dobbiamo imparare ad interagire. E nel farlo capiamo come sta evolvendo questa nuova dirompente tecnologia che è il Voice Search


Perché occuparsi di Ricerca Vocale? Perché io credo sarà il futuro campo di gioco (o di guerra) per chi si occupa di comunicazione e di S.E.O. (Search Engine Optimization).

Si stima che entro il 2020 il 50% di tutte le ricerche sarà di tipo vocale e il 30% delle sessioni web avverrà senza utilizzare schermi e tastiere. Dobbiamo quindi essere in grado di far evolvere i nostri progetti web verso questo scenario inevitabile. 
E dobbiamo capire che fare SEO non sarà più qualcosa che afferisce al posizionamento solo sui motori di ricerca web, ma riguarderà il posizionare contenuti su più piattaforme, più database, più fonti di informazioni per gli assistenti vocali.

COME CAMBIA LA SEO CON LA RICERCA VOCALE?

Chi usa il Voice Search con Google Assistant (sui dispositivi Google Home o sul proprio smartphone) o con Alexa (sui dispositivi Echo di Amazon), sa già che l'Intelligenza Artificiale di cui sono equipaggiati arriva a scomporre il linguaggio e riesce a dare risposte e feedback diversi in base a diversi meccanismi di attivazione.
Andando ad analizzare questi meccanismi di attivazione, avremo un'idea di quella che sarà l'evoluzione della SEO per il posizionamento dei contenuti. 

Quanto segue vale prevalentemente per le ricerche su e in Google, ma non escludo che alcune considerazioni saranno valide anche per altre piattaforme che usano assistenti vocali, come la stessa Alexa di Amazon (che sempre più viene utilizzato per ricercare informazioni sui prodotti, non solo per comprare), oppure Cortana di Microsoft e Siri di Apple.

1) Innanzitutto il CONTESTO.

Google sa se sei in macchina, in ufficio o a casa e, a parità di domanda, ti darà risposte più adeguate al contesto in cui ti trovi. 
Chi segue questo blog, ricorderà che la "diversificazione delle risposte" nelle SERP (Search Engine Results Page) e la perdita dell'oggettività del risultato è qualcosa di ormai vecchio e consolidato. Scrivevo nel 2012: "La strategia è chiara: non una, non cento, non mille, ma milioni di SERP differenti".

Con il Voice Search andremo ben oltre lo "user intent", già oggi interpretato nelle ricerche su Google da potenti algoritmi di machine learning, come Hummingbird e RankBrain. La voce, infatti, fornisce una moltitudine di informazioni che possono arricchire la ricerca verbale con informazioni paraverbali (tono di voce, ritmo, volume, etc.) che comunicano al dispositivo molto più delle mere parole: la voce ci dà informazioni sulla persona che invia il messaggio, come sta, che situazione emozionale sta vivendo, che intenzioni ha, e addirittura "perché ci sta facendo quella domanda", qual è il suo scopo ultimo. 
Il contesto, quindi, non è solo un concetto di luogo, di dispositivo utilizzato, ma un insieme di variabili che includono "il soggetto che pone la domanda", il come la pone, che finalità può avere la sua domanda dato il suo vissuto (presente e passato!).
Posizionare un contenuto, sia esso nel web o meglio ancora nell'indice di Google (perché il web diverrà solo una fonte dove attingere a delle informazioni strutturate), richiederà sempre più uno sforzo progettuale, per realizzare e catalogare contenuti per specifici contesti

Per usare una frase ad effetto che i SEO specialist ben conoscono, passeremo dal Content is the King al Context is the King!


2) Poi le parole di attivazione, le TRIGGER WORDS.

Nell'esperienza d'uso di Google Home ho notato l'importanza delle parole di attivazione. Provate anche voi a cercare in maniera "secca" un'azienda non famosa, con nome proprio, ragione sociale o nome + payoff. Di solito le domande con keyword secche, non danno risposta (a meno che non si tratti di realtà famose, nel qual caso il dispositivo ricorre a siti con knowledge base strutturata, come Wikipedia, e vi dà una risposta basata su un archivio terzo).
Ma ottenere un sito web di un'azienda non famosissima, come risposta da un dispositivo Google Home, non è cosa facile. Potete chiedere "chi è l'azienda X", "cosa fa X", etc. Saranno molto probabilmente domande senza risposta.
Provate invece a chiedere "dov'è l'azienda X" e vedrete che, se il SEO Specialist ha correttamente impostato Google MyBusiness con la localizzazione dell'attività, il vostro Google Assistant vi risponderà con l'indirizzo dell'azienda.
Capire quali sono i database cui attingono le Intelligenze Artificiali e individuare le modalità (multiple, mai univoche) per attivare l'accesso ad essi sarà importante per fare SEO.
Se chiedete a Google Home "qual è il verso del gatto?", vi farà ascoltare un bel "miaoo". E questa risposta la otterrete anche con la frase di attivazione "come fa il gatto?". Ultimamente, Google introduce la risposta con una frase, tipo "Questo è un gatto + verso del gatto", come a dire: quale che sia quello che mi hai chiesto, questo è quello che sono in grado di risponderti.

In ogni caso, la chiave per ottenere la risposta, è una chiara parola di innesco che Google riesce ad interpretare univocamente e per la quale sa dove andare a reperire le informazioni (Google Maps, nell'esempio della domanda con l'avverbio interrogativo di innesco "dove").

Chiamerò queste parole obiettivo "Trigger Words", ovvero parole di innesco, parole che "fanno scattare qualcosa"; tali combinazioni di parole (possono essere avverbi, verbi e combinazioni di più elementi), sono già oggi determinanti per generare la corretta ricerca sui dispositivi che usano il Voice Search, per cui gli utenti sempre più impareranno a unirle alle KeyWords, per ottenere risposte utili alle loro esigenze, e coerenti al contesto che stanno vivendo.

Io credo che la SEO di domani sarà quindi sempre più basata sull'uso congiunto di parole di innesco e parole chiave. Prima il focus erano le KeyWords, in futuro saranno le Trigger Words abbinate alle KW.


COME OTTIMIZZARE I SITI WEB PER IL POSIZIONAMENTO TRAMITE VOICE SEARCH

Arrivati a capire le dinamiche che sottostanno all'evoluzione delle ricerche degli utenti e della tecnologia usata dai motori di ricerca, immagino molti si domanderanno come tecnicamente fare un'ottimizzazione SEO per contenuti che dobbiamo posizionare per ragioni commerciali (perché è il nostro lavoro o perché vogliamo massimizzare l'incontro della domanda potenziale di un prodotto/servizio con il nostro prodotto/servizio).

Ovviamente non posso svelare tutto (è un settore molto competitivo :-) quello dove lavoro), ma credo che nel futuro prossimo ci saranno indirizzi di sviluppo per il web che arriveranno direttamente da Big G, come già in parte avviene con il rilascio delle API per lo sviluppo di dispositivi compatibili nel settore della domotica. Così come oggi tutti gli esperti SEO utilizzano i dati strutturati (un tempo esisteva solo un progettino chiamato Schema.org), così un domani avremo etichette per indicare il contesto, le trigger words e l'abbinata con le keywords.

Ma già da subito, quando scrivete i vostri testi, i vostri meta, quando progettate i vostri siti web, pensate in termini di CONTEXT > TRIGGER WORDS > KEYWORDS.

4 febbraio 2019

Volt, ovvero #VoltiamoPagina


Sabato scorso (2 febbraio 2019), ho partecipato al Primo Congresso Nazionale del partito Volt Italia.
Volt è un movimento paneuropeo e progressista che propone un modo di fare politica nuovo e inclusivo. Dalle posizioni che ha, potrebbe essere un partito di centro-sinistra riformista, ma queste catalogazioni non reggono alla prova dei tempi che viviamo, anzi, risultano addirittura arcaiche.
Diciamo che è un movimento dai grandi ideali e realmente interessato al Bene Comune, soprattutto perché è il primo Partito che nasce direttamente “europeo”, non come emanazione di partiti nazionali.

Ci sono arrivato quasi per caso, dopo un primo contatto avvenuto appena a dicembre 2018. Stavo cercando un modo di portare la Liquidità Distribuita sul fronte dei temi caldi da trattare durante la campagna per le elezioni europee di maggio, e nessuno dei partiti tradizionali sembrava prestare ascolto.
In Volt, invece, ho trovato subito interesse e disponibilità ad accogliere nuove proposte; inoltre, cosa per me inimmaginabile fino a poco tempo fa, hanno un chiaro percorso di collaborazione dal basso per la stesura delle policy, che diventeranno le proposte sostenute dal Partito a livello europeo.

Non so se Volt Italia riuscirà a raccogliere le firme per partecipare alle elezioni europee, ma so una cosa: l’Unione Europea è davvero a rischio e serve l’impegno di tutti per evitare che le imminenti elezioni distruggano un progetto politico ed economico che non ha alternative credibili.

Certo l’Europa va riformata, serve una vera FEDERAZIONE di stati amici, non una CONFEDERAZIONE di stati litigiosi, e lo si può fare solo facendo convergere l’interesse dei singoli verso l’interesse comune.
Che poi è il nocciolo della Liquidità Distribuita…

26 gennaio 2019

Dilettanti allo sbaraglio o Geni del male?

Nell'autunno del 2018 avevo pronosticato l'adozione di una moneta fiscale (se non addirittura una ridenominazione della valuta dei conti correnti), cercando di dare un senso al braccio di ferro tra Governo italiano e Unione Europea circa la legge di bilancio.
Non mi capacitavo di come si potesse essere così tracotanti nei proclami, così certi della propria forza a dispetto dei mercati, così boriosi nel muro contro muro con l'UE, senza avere un piano B.
Vista poi come è andata a finire la trattativa (una ritirata con la coda fra le gambe, di fatto, a dispetto della narrazione populista che ci è stata propinata), devo ammettere di aver sopravvalutato l'intelligenza di Lega e 5 Stelle.

Ancora adesso, mi domando come sia stato possibile per Salvini e Di Maio mantenere per settimane quella posizione indifendibile e dannosa per il Paese (visti i miliardi che ci è costata in interessi sul Debito Pubblico, a causa dell'aumento dello spread).

Restano in piedi tre sole ipotesi:
1) Non hanno mai avuto un piano B. Questi governanti sono quindi davvero dei dilettanti allo sbaraglio, che costruiscono e consolidano la loro posizione con un mix di slogan e proposte di legge miopi, capaci solo di rispondere alla pancia del Paese (la parte più sporca, egoista e ignorante del Paese, beninteso).
2) Avevano un piano B, ma non sono tecnicamente capaci di preparare l'operazione. Fino all'ultimo giorno, ho pensato che, almeno nel "decretone" sul Reddito di Cittadinanza, ci sarebbe stato un spiraglio per infrangere il tabù dell'espansione monetaria (caricando sulle tessere per l'erogazione del RdC non Euro, ma moneta parallela). Invece niente. Quindi anche l'ipotesi 2 suffraga il concetto di incompetenza di cui all'ipotesi 1.
3) Hanno ancora un piano B, e aspettano l'Europa e i Partiti tradizionali al varco delle Elezioni Europee di maggio, gettando così le basi per la distruzione dell'unico progetto politico in grado di assicurare pace e stabilità al Vecchio Continente. In tal caso, sono davvero dei geni del male.