Dopo un'abbondante colazione a Copenaghen, abbiamo attraversato il ponte che porta in Svezia e ci siamo goduti diverse centinaia di chilometri fra boschi di betulle e laghi silenziosi (sulle rive dei quali abbiamo bevuto del buon mate portato da casa).
Arrivati in Norvegia, per la prima volta dall'inizio del viaggio, abbiamo "assaporato" la lieve paura della Dogana, memoria di un'Europa di decenni fa. Giunti in serata nella capitale, col favore della luce che tarda a calare, abbiamo fatto un giro in centro, scoprendo che Oslo è un bel "salotto" vista mare, nel quale la modernità si sposa con una storia antica, fatta di genti straniere, di navi e di venti.
Ma il viaggio continua...
Blog "di viaggio" di Luca Martino, dove Filosofia, Politica, Economia, Marketing, Web e SEO sono di strada.
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25 aprile 2012
Quarto giorno: Oslo
24 aprile 2012
Terzo giorno: Copenaghen
Dopo una traversata notturna di 250 km da Berlino a Rostock e due ore di traghetto da Rostock a Gedser, alle prime luci dell'alba eravamo in suolo danese.
Copenaghen, o più correttamente Copenhagen, l'abbiamo quindi potuta visitare per tutto il giorno (serata inclusa, vista l'ora a cui sto scrivendo). Decisamente bella, sebbene poco "vivace" per essere una capitale.
Di questa città mi porto l'immagine dei battelli che "dormono pigramente" nei canali, solo a tratti disturbati dal chiacchiericcio dei turisti, ignari della storia di viaggi e tempeste che i loro legni hanno vissuto...
22 aprile 2012
Postcards from Berlin
Secondo giorno: turista nell'immensa Berlino. Ho fatto a piedi circa 25 chilometri. Ma ne è valsa la pena. Ogni angolo di questa città ha la sua bellezza, e spesso nasconde un sua vita indipendente da quella della megalopoli.
Ora vado in aeroporto a prendere mio cugino Francesco. E punteremo dritti a Copenaghen!
1° giorno: Trento-Berlino
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| Passo del Brennero Italia-Austria |
Dopo 940 chilometri la stanchezza si sentiva, ma non ho rinunciato a fare un giro in centro.
La prima, spontanea, riflessione che mi veniva da fare è che Berlino somiglia a Londra, a Roma, a Milano, a New York. Ogni grande città si somiglia. Allora a cosa serve viaggiare se ogni parte del mondo è simile ad ogni altra? Beh, la verità si nasconde nei dettagli...
Ed ecco che vengono fuori le solite riflessioni politico-economiche.
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| Negozio di orologi antichi a Berlino |
La ricchezza della città si scorge ad ogni angolo: io che sono appassionato di orologi credo potrei passare mesi per i negozi del centro.
Ma tutta questa civiltà non la scorgo... Tanto per fare un esempio, quando l'ignaro pedone percorre con il verde l'attraversamento pedonale, di colpo scatta il rosso. Niente giallo. Ecco, lasciatemelo dire, il giallo è un segno di civiltà. Lasciamo perdere il fatto che in Italia, se siamo al volante, lo interpretiamo come "accelera, sta per scattare il rosso"; ma per i pedoni quell'avviso prima della transizione al rosso, è una cortesia, un segno di civiltà. Mentre qui per i pedoni esiste solo il rosso e il verde (che dura qualche millesimo di secondo). Se volete leggerci dell'ironia, fare pure, siete sulla strada giusta.
Mio cugino, in fase di preparazione del viaggio, ebbe a dire: "Ricordiamoci che qualche migliaio di anni fa, mentre noi creavamo il Diritto scritto, con la "D" maiuscola, loro tagliavano la testa agli ambasciatori."
Ecco, vorrei dire a Monti di non andare troppo dietro alla Merkel. Hanno solo da imparare dalla nostra cultura millenaria.
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| Lietzensee park, Berlin, Germany |
20 aprile 2012
On the road in Northern Europe
Ed è con questo spirito di apertura al cambiamento che, da diversi mesi, stavo maturando l'idea di un viaggio "intenso", come è stato il Cammino di Santiago o il "Road Trip" negli Stati Uniti.
Finché un bel giorno, alla soglia dei 30 anni, scopro allo specchio i primi capelli bianchi e lo interpreto come un segnale di via: meglio partire subito, tanto il tempo ci cambia comunque.
Ok, si parte, è deciso. Dove?
La mia politica di life-time management è di non tornare negli paesi già visitati (la vita è troppo breve e il mondo troppo vasto per permettersi di tornare dove si è già stati).
Quando mi sono "fermato" a Trento avevo deciso che avrei continuato il folle progetto del Giro Completo del Mondo (Whole World Trip) un po' alla vota; step by step, ogni anno avrei cercato di vistare una nazione nuova. Ma ormai sono fermo dal viaggio in Liechtenstein del 2010, anche perché gli stati "a portata di mano" sono finiti.
Bisogna quindi spingersi più in su, nel profondo Nord. E magari allargarsi anche ad Est, che a quel punto diventa "di strada".
Nasce così l'idea di un viaggio in macchina "estremo", che consenta di visitare tutto il Nord Europa e parte dell'Europa dell'Est. Questi i passaggi principali: Trento - Berlino - Copenaghen - Oslo - Stoccolma - Helsinki - Tallinn - Riga - Vilnius - Varsavia - Vienna - Trento.
9 capitali e 10 stati (Italia, Germania, Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Polonia, Austria); il tutto in soli 10 giorni, dal 21 al 30 aprile.
Considerando che dei 10 stati ben 6 sono nuovi alla mia chek-list, è un buon passo avanti nel progetto WWT. In pieno stile FAST TOURISM, come avevo teorizzato tempo fa!
Unico "arruolato volontario" alla missione: mio cugino, che incontrerò all'Aeroporto di Berlino-Schönefeld domenica 22 alle 23 (per guadagnare un paio di giorni sulla tabella di marcia).
15 aprile 2012
Invito al viaggio

Ti invito al viaggio in
quel paese che ti somiglia tanto.
I soli languidi dei suoi cieli annebbiati
hanno per il mio spirito l'incanto
dei tuoi occhi quando brillano offuscati.
Laggiù tutto è ordine e bellezza,
calma e voluttà.
Il mondo s'addormenta in una calda lucedi giacinto e d'oro.
Dormono pigramente i vascelli vagabondi
arrivati da ogni confine per soddisfare i tuoi desideri.
Le matin j'écoutais
les sons du jardin
la langage des parfums
des fleurs.
(Canzone di Franco Battiato - testo ispirato alla poesia "L'invitation au voyage" di Charles Baudelaire)
24 marzo 2012
Quousque tandem abutere, CGIL, patientia nostra?
Fino a quando dunque, CGIL, abuserai della nostra pazienza?A parte il soggetto, questo è l'incipit della prima delle orazioni di Cicerone denominate Catilinarie, scritte più di duemila anni fa.
Quanto a lungo ancora codesta tua follia si prenderà gioco di noi? Fino a che punto si spingerà la tua sfrenata audacia?
Sono dovuto andare tanto in dietro nella storia della letteratura per trovare parole in grado di comunicare con sufficiente efficacia lo sdegno che provo per il comportamento dei sindacati e della CGIL in particolare.
Non è la prima volta che evidenzio la miopia delle sigle sindacali e la loro incapacità di lavorare per il bene comune. Nell'articolo "Breve storia economica d'Italia" ho illustrato come gran parte dei problemi economici che oggi il nostro Paese sta affrontando siano dovuti proprio alle sciocche pretese di queste associazioni di lavoratori, che hanno condannato i lavoratori delle generazioni successive a farsi carico dei loro errori.Ma gli ultimi eventi, dall'opposizione alla Riforma delle pensioni allo stallo sulle modifiche dell'Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, mi hanno davvero esasperato.
Sono stanco di una demagogia sterile, incapace di progettare e costruire un futuro migliore, tutta protesa ad una difesa dell'interesse particolare, per nulla interessata al bene comune: una stupida guerra di trincea, dove, mentre si perde la guerra e la visione di insieme, ci si trincera con le barricate nei metri quadri dei propri stupidi convincimenti. E non vince nessuna delle parti, ma perde il Paese.
Portare lo Stato sull'orlo della bancarotta, difendere chi il lavoro ce l'ha a scapito di chi lo cerca, fare ostruzionismo ad ogni riforma sociale, questa è miopia.
Ecco, i sindacati in Italia o sono miopi o sono criminali.
A volte entrambe le cose: c'è l'incapacità di leggere e interpretare la fase storica ed economica che si vive, con conseguenti azioni dannose per il Paese, e l'aggravante dell'intento criminale di danneggiare chiunque abbia un'opinione diversa (come nel recente sciopero delle bisarche, dove sono avvenute aggressioni e linciaggi ai camionisti che non hanno aderito allo sciopero, compreso l'incendio di autocarri carichi di nuovi veicoli FIAT).Sento di poter dire queste cose senza il rischio di apparire "antisindacale". Sono un uomo di Sinistra, ogni mia idea politica e sociale ha radici negli ideali di Sinistra e ho sempre lavorato fianco a fianco alla CGIL quando facevo attivismo politico in università. Ma sono anche un cittadino pragmatico, razionale, che ha una così alta opinione dei diritti e di chi ha combattuto per conquistarli da ritenerli "sacri". Ma l'agire dei sindacati confederali da diversi anni a questa parte non ha niente di nobile, niente di puro: è un mero utilitarismo contingente, miope e dannoso per le generazioni future.
Lavoro da più di 6 anni e non ho mai fatto un solo giorno di malattia o 5 minuti di ritardo al lavoro. Ma sono grato di vivere in uno Paese in cui se dovessi averne bisogno, la mia famiglia avrebbe di che mangiare anche con me in ospedale. Questo è il diritto alla malattia. Non una settimana di riposto per un mal di testa. O peggio ancora perché si sono finiti i giorni di ferie.
Finché i sindacati stessi non punteranno il dito verso questi comportamenti, finché non capiranno che la difesa ad oltranza dei propri iscritti è sbagliata e vanno difesi solo gli onesti, finché non capiranno che il loro agire danneggia le future generazioni, allora io continuerò a ritenerli fra le peggiori "caste" del nostro Paese.
Nel libro di Stefano Livadiotti "L'altra casta. Privilegi. Carriere. Misfatti e fatturati da multinazionale. L'inchiesta sul sindacato", emerge, fra le tante situazioni imbarazzanti, un dato significativo: solo un italiano su venti si sente pienamente rappresentato dalle sigle sindacali e meno di uno su dieci dichiara di averne fiducia. Chi rappresentano, quindi? Che legittimità hanno per trattare a nome nostro?Nessuna.
Sono profondamente convinto che un vero lavoratore, uno di quelli onesti e indifesi nei confronti del Sistema, se perde il lavoro non scende in piazza a protestare, ma si rimbocca le maniche e cerca, come può, di portare il pane a casa. Chi protesta sposta la responsabilità su altri, e attende da altri la soluzione del problema.
Ora io non escludo che queste responsabilità possano esserci, voglio solo ribadire che questa cultura del "protestare prima di rimboccarsi le maniche" è terribilmente sbagliata; e i maestri di questo approccio, in Italia, sono stati e sono tuttora i sindacati.
C'è una cosa che mi ha insegnato mio padre (NdR sindacalista) fin da piccolo: il lavoro onesto, qualsiasi lavoro, nobilita l'uomo; ed è dignitoso per il solo fatto di essere "lavoro". Questa cosa me la ripetevo quotidianamente quando, una decina di anni fa, facevo il lavapiatti nella periferia di Londra per imparare l'inglese, e immaginavo quanto eroico fosse chi quel lavoro doveva farlo per tutta la vita.
Anche il lavoro più umile, disagiato e senza diritti, è pur sempre lavoro. Ha una sua dignità e "sacralità" intrinseca. Ma questa importanza gli italiani l'hanno dimenticata. La difesa a tutti i costi del posto fisso, le proteste per le pause di 10 o 15 minuti, le battaglie per i permessi sindacali, o per i buoni pasto da un euro in più, hanno, negli anni, fatto dimenticare la "sacralità" del lavoro.
E la colpa più grossa ce l'hanno proprio i leader delle sigle sindacali confederali, CIGIL, CISL e UIL, che hanno pensato solo ad usare i lavoratori come bacino di voti per le loro carriere politiche, deformando la percezione dei diritti e doveri di un intero popolo.
Il problema non può e non deve essere l'Articolo 18, ma semmai il fatto che vanno previste tutele adeguate per chi perde il posto, il problema non è il posto fisso, ma semmai il fatto che il nostro sistema bancario non fornisce mutui a chi ha un contratto precario, il problema non è a che età andare in pensione adesso, ma la certezza che fra trent'anni i giovani di oggi una pensione non ce l'avranno, il problema non è il mobbing o la discriminazione fra i sessi, ma il fatto che in Italia si muore ancora di lavoro!
E invece della cooperazione fra le parti sociali, del lavoro di squadra per risolvere questi problemi, le priorità dei nostri sindacati (ed anche dei partiti politici, a dire il vero) sono tutte scelte esattamente per tenersi le mani pulite di fronte agli iscritti, così da poter essere rieletti. E a fine mandato nel sindacato iniziare la carriera politica.
Demagogia e miopia, con un pizzico di intento criminoso.
Ma allora è tutto così disperatamente sbagliato in Italia? No, fortunatamente ci sono i lavoratori!
I sindacati, infatti, non rappresentano il meglio della forza lavoro, quella che si "spacca le nocche" tutti i giorni, come recita una canzone di Caparezza.
Meglio chiudere, quindi, con un omaggio a questi "eroi contemporanei"...
20 marzo 2012
Mi Resto En Bondon... e la diffusione virale
Un video nato come "omaggio" al Bondone, la montagna che per i nativi di Trento rappresenta da sempre una meta sciistica preferenziale, perché a pochi minuti dalla città. Spesso il Monte Bondone è stato snobbato rispetto alle altre prestigiose località sciistiche del Trentino, ma da sempre è nel cuore di chi lo conosce e frequenta. Sarà per questo legame fra la località e i trentini, o per l'originalità dei testi (in rigoroso dialetto locale), che la versione originale del video pubblicato su YouTube, in meno di un mese, ha totalizzato più di 31.000 visualizzazioni.
L'APT di Trento, Monte Bondone e Valle dei Laghi ha anche inviato l'autore ad un evento pubblico sul Bondone per suonare "live" il tormentone del momento.
Visto il successo della canzone (basata inizialmente sulla musica di Home di Michael Bublè), si è subito realizzata una versione con musiche originali, per poterla diffondere liberamente su tutti i media, senza problemi di copyright. Anche in questo caso il contenuto ha velocemente iniziato a circolare sui Social Network, diventando un cult nel panorama trentino degli user-generated content.
La domanda che mi pongo è: cosa rende un video così "virale", tanto da essere condiviso da migliaia di utenti in pochissimi giorni?
La risposta non è facile. Se si guarda la tipologia di contenuti (testuali o multimediali) che gli utenti tendono a condividere online, non si riescono ad identificare "tipologie" di contenuti che più di altri vengono condivisi. Si condivide, infatti, quello che si ritiene interessante, divertente, bellissimo, bruttissimo, spaventoso, irrealistico, fatto benissimo, fatto malissimo, emozionante,... in pratica tutto quello che si ritiene "meritevole di attenzione" da parte della propria cerchia di amici. Quello che quindi riesce a far diventare virale la diffusione, sono le sovrapposizioni di interessi fra cerchie, cosicché un contenuto inviato ai miei amici ha la possibilità di diventare interessante anche per gli amici dei miei amici.
Nel caso di Mi Resto En Bondon, forse, oltre alla simpatia dei testi di Giacomo Gardumi, il motore alla condivisione è stato l'amore per la montagna di Trento (o il campanilismo diffuso).
15 marzo 2012
Link2Link: dall'idea alla realizzazione
Una risposta della quale mi sto convincendo sempre più è che a me piace creare, e in una Web Agency si possono "creare delle cose" con una certa facilità e velocità.
Da piccolo il mio gioco preferito erano le costruzioni LEGO, ma se avessi deciso di lavorare nelle costruzioni, da adulto, avrei dovuto aspettare mesi o anni prima di veder realizzato un singolo progetto.
Sul Web, invece, è tutto più veloce: decine di progetti partono e si concludono nell'arco di poche settimane e ci si può concedere il lusso di realizzare qualcosa di nuovo, per il solo gusto di essere i primi a farlo.
È il caso del nuovo sito web Link2Link realizzato con Archimede. Nato per velocizzare dei processi interni al reparto di Web Marketing, è subito diventato un servizio aperto a tutti e per molti aspetti innovativo.
Si tratta di un URL shortener che, oltre ad accorciare e personalizzare gli URL (cosa che già fanno molti servizi online), permetterà di modificare gli URL di destinazione (cosa che ad oggi non fa nessuna WebApp).
Sul blog di Archimede ho scritto una descrizione più dettagliata dell’idea: l2l.it/url-shortener.
C'è poco da fare: che si tratti di una pubblicità, di una campagna di Web Marketing o di un sito web, creare dà soddisfazione.






