Marcel Proust
Blog "di viaggio" di Luca Martino, dove Filosofia, Politica, Economia, Marketing, Web e SEO sono di strada.
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22 febbraio 2008
10 febbraio 2008
Il mito del Labirinto di Guzzetta
Per spiegare il titolo di questo post forse ci vorrebbe un settimana, ma per gradi proverò a riassumere gli elementi salienti che mi hanno portato a raggiungere l'incredibile illuminazione racchiusa nel Mito del Labirinto di Guzzetta.Martedì della scorsa settimana è venuto a trovarmi, dalla lontana Svizzera, Daniele Di Lullo, compagno di Ingegneria Senza Frontiere prima, e di Sinistra Per poi.
Con lui ho lavorato per diversi giorni ad un progetto di impresa che avevo da tempo in mente e che, con passione e spirito di sacrificio (finivamo di lavorare a computer sempre dopo le due di notte), abbiamo meglio strutturato. E' da poco on-line una breve presentazione del progetto; chi fosse interessato può dare un'occhiata al sito di ICE - Interworking Center for Experimentation .
Una di queste sere di lavoro, dopo
cena, viene a trovarci a casa nientepocodimenoche Giorgio Guzzetta, nostro comune ex-collega di università, nonché socio di ISF-Pi.Giorgo si trova a Trento per un dottorato da agosto, ma ci voleva la venuta di Daniele per farci incontrare.

Dunque, tornando alla sera dell'incontro con il Guzzetta, del quale molti denunciano l'incredibile somiglianza con Saint-Simon (una reincarnazione?), ci capitò di imbatterci in discussioni profonde, al limite del metafisico. Giorgione, pur non essendo (ahimè!) né utopista, né socialista, come il nostro Henri de Saint-Simon, può almeno considerarsi una specie di filosofo.
Ed è in questa veste che quella sera ci rivelò un profondo pensiero; tale pensiero mi piacque così tanto che lo elessi subito a "mito", denominandolo "Il Labirinto di Guzzetta". Poi, però, durante le discussioni seguenti a tale rivelazione filosofica, l'aneddoto si arricchì anche di mie riflessioni, tant'é che alcuni studiosi lo chiamano ormai Il Mito del Labirinto di Guzzetta-Martino.
Ed è questa ultima versione che ora vado a raccontarvi, cosicché possiate anche voi beneficiare della saggezza di Padre Guzzetta (ebbene sì; Giorgio oltre alla somiglianza con Saint-Simon, ha un'illustre omonimia).
La vita è come il cammino in un labirinto. E gli uomini credono che lo scopo sia quello di trovare l'uscita. Ogni uomo o donna ha il suo personale labirinto, che è diverso da quello di ogni altro. In questo labirinto sono disseminati per terra tanti pezzi di un puzzle e l'immagine che vien fuori dalla composizione di questo puzzle non è altro che la mappa del labirinto stesso.
Noi uomini, quindi, siamo alla perenne ricerca di questi pazzi pezzi di un impossibile puzzle; impossibile perché i pezzi non sono facili da comporre, in quanto non è detto che quelli che trovi si riferiscono alla medesima parte della mappa. Oppure magari riesci a comporre una parte della mappa, poiché hai trovato una decina di pezzi contigui, ma non è detto che tale pezzo rappresenti la zona della mappa in cui ti trovi, e quindi ti è inutile per uscire dal labirinto. Può essere per fortuna, caso, o Provvidenza che a volte trovi dei pezzi utili, che ti aiutano a comporre una buon pezzo di mappa, e ti sembra di capire dove ti trovi e dove devi andare. Spesso gli uomini provano a condividere questo tipo di intuizione con gli altri. Alcuni scrivono libri, altri fondano religioni, ma tutti hanno in cuore l'obiettivo di condividere col prossimo la propria mappa. Peccato che i labirinti rappresentati siano differenti. Certo, alcune cose sono simili, come le pareti, la pavimentazione di cui è fatto il tracciato, e quindi il confronto con l'altro è alla base della crescita dell'individuo; perfino la tecnica per comporre i pezzi può essere importante confrontare col prossimo. Ma resta il fatto che siamo fondamentalmente soli in questo cammino.Quindi gli uomini si affannano a raccogliere quanti più pezzi possono, ma spesso la morte li coglie che sono a pochi metri di distanza da dove sono partiti. Molti girano in tondo, altri arrivano quasi vicino all'uscita del labirinto, senza rendersene conto. Fatto sta che, se qualcuno riesce ad uscire, non può spiegarlo agli altri.
13 gennaio 2008
Partiremo un giorno in due
perché sono i turisti che partono d'estate.
Partiremo di autunno perché non abbiamo paura di andare incontro all'inverno.
E partiremo di mattina presto,
per mettere, durante il primo giorno di viaggio, quanta più distanza è possibile tra noi e la nostra casa;
così che, a sera, non ci venga in mente di tornare indietro.
Partiremo in due.
Due amici, due amanti, due nemici, due complici, due pellegrini, due fuggitivi.
Due di due concetti, di due cuori, di due opposte sensibilità, due di due idee, ritrovate una volta in un libro, poi dimenticate.
Partiremo perché è ora, non perché dobbiamo.
Partiremo perché vogliamo, non perché è tardi.
E, soprattutto, partiremo per non arrivare, perché in fondo non ci è mai interessato;
perché la vita ci ha insegnato
che è la strada che fa il pellegrino,
non la meta.
12 gennaio 2008
Per quanto io odii la solitudine
Chi cammina solo può partire oggi, ma chi viaggia in compagnia deve attendere finché l'altro non è pronto.
Henry David Thoreau
8 gennaio 2008
one year ago
4 gennaio 2008
Withe Landscape
Ieri sera, alle 21.40, dopo 8 ore del solito megaviaggio sui soliti treni affollati e progettati per viaggiatori senza valigia, sono arrivato a Trento con Maria Giovanna. E nevicava.Trento bianca, di notte, è stupenda.
Anche questa mattina, appena svegliato, lo spettacolo che si è rivelato alla tenue luce del sole è stato bellissimo: neve tutta intorno, che, come un colore sfumato di Friedrich, smaterializzava il paesaggio e lo rendeva surreale.

Come di consueto ho fatto una foto al ciliegio nano che ho sul balcone di casa... silenzioso testimone del susseguirsi repentino delle stagioni.
La cosa strana (e decisamente piacevole) di quando nevica, è che il freddo è più che sopportabile; la temperatura si attesta intorno agli 1-2 gradi e rimane costante. Ho sofferto il freddo molto di più, ad esempio, questo Capodanno, in Toscana. Sono stato per 3 giorni, con quasi tutta la famiglia da parte di madre, a Loppiano, vicino Firenze, e, benché ci fosse spesso il sole, il freddo era tagliente.
Ed ora una poesia sul nuovo anno che ho scritto in un attimo di scoraggiamento a Capodanno del 2006.

Titolo: 01/01/2006, ore 6.05 a.m. (alla finestra)L'alba del nuovo mondo,
il sole del nuovo anno,
sorge lì, dietro le montagne.
Ed io non la scorgo.
Buon 2008 a tutti. E buona vita.
19 dicembre 2007
Un anno a Trento
Si avvicina ormai un anno che sono a Trento.Fisicamente ora mi trovo a Calvi, sono sceso per il Natale, mentre a Capodanno saremo a Loppiano, vicino Firenze. Dicevo che, seppur lontano dalla mia nuova sede, stavo pensando a quest'ultimo anno passato a Trento. Mi sembra ieri che sono salito per un colloquio di lavoro ed ho poi deciso, senza troppo pensarci su, di iniziare una nuova esperienza.
A Trento, nonostante la lontananza dagli amici e dalla famiglia, si sta bene. D'altronde è la prima città in Italia per qualità della vita.
Ma non basta una classifica del Sole24Ore per spiegare quello che di bello io trovo in Trento.
Diciamo che sembra, o è, il luogo dove lo stridore della miseria dell'uomo e delle sue aspirazioni più nobili si nota meno. Mi spiego con un esempio.
Il giorno dopo essere arrivato qui a Calvi Risorta, sono andato a Napoli in macchina a prendere Maria Giovanna, che aveva finito con l'università e tornava a casa per le feste.
A causa del traffico, blocchi alla circolazione e incidenti, ho impiegato tre ore per fare circa 50 km. Il tutto accompagnato da cumuli di immondizia lungo le strade. Anche se la vista del Golfo di Napoli è sempre una emozione bellissima, lo sconforto per le cose brutte viste lungo la strada ha preso il sopravvento. E a sera ero triste, come se avessi fatto visita ad un luogo di guerra.
A Trento è diverso. E siccome sono in una fase della vita in cui ho bisogno di
Spesso la bellezza convive con le cose brutte, ma a volte è possibile trovare un equilibrio tra le forme, la natura, le persone. E' questo equilibrio a darci un'idea di armonia, che ha il potere di condizionarci positivamente.
Anche mio fratello Marco, che è stato a Trento con me alcuni giorni, ha scorto questa armonia, ed ha sintetizzato il suo pensiero ritoccando una foto fatta al Pedavena (un'osteria tipica dove producono dell'ottima birra chiara con metodi artigianali).
Cambiando discorso, volevo lasciare i link alla canzone che avevo scritto dopo i fatti della Thyssenkrupp: musica - testo e accordi. Suona e canta Marco, ovviamente, perché io sono stonato.
Che altro dire,... auguri.
Per ora di buon Natale, e se non ci sentiamo, anche di buon anno nuovo.
Be a good engineer, Alfredo.

Oggi ho fatto il primo esame a Economia. E' andato bene.
E mentre io ricomincio d'accapo, un mio amico, un grande compagno (N.d.R. forse più socialista che comunista!), domani finisce la sua avventura alla facoltà di Ingegneria di Pisa.
Auguri, Alfredo.
Ti dedico questa saggia vignetta, fornita dal vulcanico Lorenzo.
Mi spiace non poter venire a Pisa, ma è come se fossi lì con voi.
Be a good engineer!
16 dicembre 2007
Il posto dell'anima
29 novembre 2007
La consapevolezza che ti può cambiare la vita
"Ogni giorno sei messo alla prova, e quello che hai vissuto ti fa credere di aver diritto ad un risarcimento. Ma bisogna fermarsi in tempo. Allora ti lasci sorprendere da gesti inaspettati, apparentemente piccoli, ma pieni di nuova consapevolezza che ti può cambiare la vita."
dal film Nero Bifamiliare di Federico Zampaglione
