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10 febbraio 2008

Il mito del Labirinto di Guzzetta


Per spiegare il titolo di questo post forse ci vorrebbe un settimana, ma per gradi proverò a riassumere gli elementi salienti che mi hanno portato a raggiungere l'incredibile illuminazione racchiusa nel Mito del Labirinto di Guzzetta.

Martedì della scorsa settimana è venuto a trovarmi, dalla lontana Svizzera, Daniele Di Lullo, compagno di Ingegneria Senza Frontiere prima, e di Sinistra Per poi.
Con lui ho lavorato per diversi giorni ad un progetto di impresa che avevo da tempo in mente e che, con passione e spirito di sacrificio (finivamo di lavorare a computer sempre dopo le due di notte), abbiamo meglio strutturato. E' da poco on-line una breve presentazione del progetto; chi fosse interessato può dare un'occhiata al sito di ICE - Interworking Center for Experimentation .


Una di queste sere di lavoro, dopo cena, viene a trovarci a casa nientepocodimenoche Giorgio Guzzetta, nostro comune ex-collega di università, nonché socio di ISF-Pi.

Giorgo si trova a Trento per un dottorato da agosto, ma ci voleva la venuta di Daniele per farci incontrare.

Dunque, tornando alla sera dell'incontro con il Guzzetta, del quale molti denunciano l'incredibile somiglianza con Saint-Simon (una reincarnazione?), ci capitò di imbatterci in discussioni profonde, al limite del metafisico. Giorgione, pur non essendo (ahimè!) né utopista, né socialista, come il nostro Henri de Saint-Simon, può almeno considerarsi una specie di filosofo.

Ed è in questa veste che quella sera ci rivelò un profondo pensiero; tale pensiero mi piacque così tanto che lo elessi subito a "mito", denominandolo "Il Labirinto di Guzzetta". Poi, però, durante le discussioni seguenti a tale rivelazione filosofica, l'aneddoto si arricchì anche di mie riflessioni, tant'é che alcuni studiosi lo chiamano ormai Il Mito del Labirinto di Guzzetta-Martino.

Ed è questa ultima versione che ora vado a raccontarvi, cosicché possiate anche voi beneficiare della saggezza di Padre Guzzetta (ebbene sì; Giorgio oltre alla somiglianza con Saint-Simon, ha un'illustre omonimia).

La vita è come il cammino in un labirinto. E gli uomini credono che lo scopo sia quello di trovare l'uscita. Ogni uomo o donna ha il suo personale labirinto, che è diverso da quello di ogni altro. In questo labirinto sono disseminati per terra tanti pezzi di un puzzle e l'immagine che vien fuori dalla composizione di questo puzzle non è altro che la mappa del labirinto stesso.
Noi uomini, quindi, siamo alla perenne ricerca di questi pazzi pezzi di un impossibile puzzle; impossibile perché i pezzi non sono facili da comporre, in quanto non è detto che quelli che trovi si riferiscono alla medesima parte della mappa. Oppure magari riesci a comporre una parte della mappa, poiché hai trovato una decina di pezzi contigui, ma non è detto che tale pezzo rappresenti la zona della mappa in cui ti trovi, e quindi ti è inutile per uscire dal labirinto. Può essere per fortuna, caso, o Provvidenza che a volte trovi dei pezzi utili, che ti aiutano a comporre una buon pezzo di mappa, e ti sembra di capire dove ti trovi e dove devi andare. Spesso gli uomini provano a condividere questo tipo di intuizione con gli altri. Alcuni scrivono libri, altri fondano religioni, ma tutti hanno in cuore l'obiettivo di condividere col prossimo la propria mappa. Peccato che i labirinti rappresentati siano differenti. Certo, alcune cose sono simili, come le pareti, la pavimentazione di cui è fatto il tracciato, e quindi il confronto con l'altro è alla base della crescita dell'individuo; perfino la tecnica per comporre i pezzi può essere importante confrontare col prossimo. Ma resta il fatto che siamo fondamentalmente soli in questo cammino.

Quindi gli uomini si affannano a raccogliere quanti più pezzi possono, ma spesso la morte li coglie che sono a pochi metri di distanza da dove sono partiti. Molti girano in tondo, altri arrivano quasi vicino all'uscita del labirinto, senza rendersene conto. Fatto sta che, se qualcuno riesce ad uscire, non può spiegarlo agli altri.