Blog "di viaggio" di Luca Martino, dove Filosofia, Politica, Economia, Marketing, Web e SEO sono di strada.
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22 dicembre 2010
21 novembre 2010
Report su Finmeccanica
La notizia che la puntata di domani di Report parlerà di Finmeccanica, ha risvegliato in me ricordi mai sopiti di una storia torbida che ancora mi fa male, e che ha influito notevolmente sulla mia vita.
La racconto su questo blog perché non mi va che finisca nel dimenticatoio e perché credo sia importante condividere le esperienze negative, affinché possono aiutare tutti a capire, ad acquisire consapevolezza.
Quello che segue è il mio, personale, REPORT su Finmeccanica, la prima industria militare del nostro Paese. E per "report" intendo una cosa ben precisa. Questo termine inglese ha molteplici significati... notizia, rapporto, resoconto, verbale, comunicazione, referto... e denuncia. Ecco il mio report va inteso con quest'ultima accezione.
La storia inizia con una passione: quella per il bene comune. E con un errore di valutazione: pensare che la politica persegua il bene comune.
La passione per la politica mi aveva portato, fin dai tempi del liceo, a scegliere l'associazionismo studentesco come luogo privilegiato in cui imparare a confrontarsi, elaborare opinioni e sostenere idee, circa i temi importanti dell'attualità, i diritti dei cittadini, i valori fondanti della società civile.
Per la positiva esperienza di rappresentate d'istituto al Liceo Scientifico Luigi Garofano di Capua, appena arrivato a Pisa, cercai subito di impegnarmi nella rappresentanza studentesca. Trovai un ambiente fertile in Sinistra Per, una Lista Studentesca che univa alla difesa degli ideali, una visione pragmatica, orientata al fare, all'essere propositivi, all'agire nei luoghi istituzionali più che nelle manifestazioni di piazza.Fu così che durante il periodo dei miei studi in Ingegneria Aerospaziale a Pisa (dal 2001 al 2005) mi ritrovai impegnato nelle attività di rappresentanza studentesca a tutti i livelli. Ero stato infatti eletto nel Consiglio del mio Corso di Studi, nel Consiglio della Facoltà di Ingegneria, nel Senato Accademico dell'Università di Pisa e nel Consiglio degli Studenti (oltre che nelle varie consulte comunali e provinciali).
Un bel giorno il prof. Attilio Salvetti, allora presidente del Consiglio del Corso di Studi in Ingegneria Aerospaziale, mi convocò nel suo ufficio. Mi disse che avevano intenzione di proporre una laurea honoris causa in Ingegneria Aerospaziale a Giorgio Zappa, Presidente di Alenia Spazio e Direttore Generale di Finmeccanica. Mi chiese di evitare opposizioni nelle sedi decisionali, considerando la rilevanza della collaborazione tra il DIA (Dipartimento di Ingegneria Aerospaziale) di Pisa e Finmeccanica.
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| Da sinistra: Guarguaglini, Zappa e Ciampi |
Sarebbe lungo e tedioso spiegarvi le molteplici ragioni per cui ritenevamo non meritevole di quella laurea Giorgio Zappa. Basti sapere che se in Italia non siamo più in grado di costruire per intero un areo è per colpa di Zappa e Guarguaglini. Se la maggior parte degli investimenti in ricerca del settore aerospaziale sono a scopi militari e non civili è per colpa loro. Se uno studente laureando in Ingegneria Aerospaziale a Pisa deve fare una tesi su un progetto militare, altrimenti ha difficoltà a trovare una tesi sperimentale, è per colpa loro.
Ma c'era una ragione ancora più rilevante: la laurea honoris causa non poteva essere uno strumento politico per sancire alleanze, un ringraziamento del DIA per i finanziamenti elargiti da Finmeccanica. Una laurea honoris causa è un riconoscimento per meriti verso la società civile, un modo per premiare una vita spesa per "testimoniare" valori alti, nobili; deve essere poi un'indicazione per gli studenti, affinché vedano nella personalità premiata un esempio da seguire nella loro futura vita lavorativa.
Tutto questo non rientrava certo tra le motivazioni a sostegno della proposta di laurea a Giorgio Zappa.
Per questa ragione, fin dalla discussione in Consiglio di Corso di Studi, mi opposi a questa proposta. Io e i miei due compagni di Ingegneria in Movimento - Sinistra Per fummo i soli a votare contro. Anche quei fantocci dei rappresentanti degli studenti di Comunione e Liberazione, per non essere invisi ai loro docenti, votarono a favore. Ricordo ancora la rabbia dei docenti, come il professor Giorgio Cavallini (allora Direttore del Dipartimento di Ingegneria Aerospaziale), che ci rimproveravano di non aver permesso una votazione all'unanimità.
Anche in Consiglio di Facoltà di Ingegneria feci un intervento spiegando la mia contrarietà a quella proposta di onorificenza. Ma pochi docenti votarono contro.
Erano molti di più quelli che avevano partecipato alla conferenza organizzata con Ingegneria Senza Frontiere, sul tema Ricerca ed Etica (a questo link è possibile leggere il mio intervento introduttivo a quella conferenza). Ma evidentemente votare contro la proposta di un Consiglio di Corso di Studi così influente, come il DIA di Pisa, richiedeva per loro uno sforzo troppo grande.
In Senato Accademico però le cose andarono diversamente. Feci una arringa che convinse la maggior parte dei presidi e professori presenti (soprattutto la parte delle facoltà umanistiche fu vicina alla nostre posizioni). Se un segnale andava dato era quello di un Ateneo per la Pace, non vicino all'industria bellica.
Il risultato fu la bocciatura della proposta di laurea honoris causa a Giorgio Zappa.
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| Il palazzo sede del Rettorato dell'Università di Pisa |
Ed anche la seconda volta io e i miei due colleghi senatori di Sinistra Per riuscimmo a bloccare la proposta. Questa volta i professori vicini ai nostri ideali preferirono uscire dall'aula, piuttosto che votare contro. Però, vista la maggioranza qualificata necessaria per le lauree honoris causa, anche la seconda volta fu rigettata la proposta.
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| Lectio magistralis di Giorgio Zappa |
Quando il mio mandato nel Senato Accademico dell'Università di Pisa giunse al termine, il rettore Marco Pasquali convocò una seduta che aveva come unico punto all'ordine del giorno il conferimento della laurea honoris causa a Giorgio Zappa. E la proposta passò.
I professori inizialmente vicini alla mia idea mi raccontarono delle telefonate ricevute, delle pressioni fatte sui loro dipartimenti e facoltà affinché votassero a favore della laurea a Zappa. Non li giudico per aver ceduto; capisco che se i prossimi finanziamenti al tuo dipartimento dipendono anche da questo, la scelta si fa difficile. Tanto per essere precisi, il prof. Cavallini (Ex direttore del DIA) era all'epoca Presidente del Collegio dei Direttori di Dipartimento.
Il dispiacere per tutta la vicenda fu enorme. Anche le pressioni che dovetti subire furono logoranti. Un ragazzo poco più che ventenne non dovrebbe subire tanto, solo perché crede in ideali oltre le logiche di potere ed il tornaconto personale.
E tutta questa torbida vicenda ha senz'altro influito sulla mia scelta di abbandonare il settore aerospaziale.
Non che nella finanza o l'economia regni più etica. Ma forse più libertà di crearne una. E di imporre così ai settori industriali di confrontarsi su basi diverse dal mero profitto (responsabilità sociale, economia sostenibile, FIL, ecc.).
Questa è la mia storia, il mio report.
Credo che, se non li hanno falsificati, ce n'è ancora traccia nei verbali del Senato Accademico dell'Università di Pisa. Magari la Gabanelli potrà farci una bella puntata sulla commistione tra poteri economici, massoneria, politica e università...
14 novembre 2010
Berlusconi's Photostory
Photostory della fine di un dramma umano. Che è stato per decenni il dramma dell'Italia.
... sperando che sia davvero la fine.
4 novembre 2010
IAB Forum 2010: the web is alive!
Sono di ritorno dallo IAB Forum di Milano (si tratta del più importante evento in Italia dedicato alla comunicazione interattiva, al web e alle evoluzioni nel web advertising).
Come alla fine di ogni conferenza in cui i relatori sono tanti, gli argomenti molteplici e tutti interessanti, nella testa ronzano ancora tante frasi, tanti spunti di riflessione, ma anche tante domande irrisolte.
Una di queste riguarda la domanda provocatoria di Chris Anderson, con cui si è aperto il forum, ovvero: "il web è morto?"
Sebbene tutti i relatori abbiano cercato di ribadire che il web è vivo ed in gran fermento, qualche dubbio sul futuro del www ce l'ho. Il dubbio nasce da una semplice constatazione: di idee veramente innovative in due giorni di conferenze e workshop, non ne ho viste. Se si esclude un nuovo strumento di Google per il web marketing, nuove idee non se ne sono viste.
Il mondo delle cosiddette "apps" è molto più vivo, grazie a player super-innovatori come Apple.
Ma il web è fatto da persone che amano la condivisone libera dei contenuti. Ed è proprio l'amore per il "free, open and smart" che forse lo salverà.
Come alla fine di ogni conferenza in cui i relatori sono tanti, gli argomenti molteplici e tutti interessanti, nella testa ronzano ancora tante frasi, tanti spunti di riflessione, ma anche tante domande irrisolte.
Una di queste riguarda la domanda provocatoria di Chris Anderson, con cui si è aperto il forum, ovvero: "il web è morto?"
Sebbene tutti i relatori abbiano cercato di ribadire che il web è vivo ed in gran fermento, qualche dubbio sul futuro del www ce l'ho. Il dubbio nasce da una semplice constatazione: di idee veramente innovative in due giorni di conferenze e workshop, non ne ho viste. Se si esclude un nuovo strumento di Google per il web marketing, nuove idee non se ne sono viste.
Il mondo delle cosiddette "apps" è molto più vivo, grazie a player super-innovatori come Apple.
Ma il web è fatto da persone che amano la condivisone libera dei contenuti. Ed è proprio l'amore per il "free, open and smart" che forse lo salverà.
24 ottobre 2010
Democrazia
Io affermo che il nostro mondo, il mondo delle democrazie occidentali, non è certamente il migliore di tutti i mondi pensabili o logicamente possibili, ma è tuttavia il migliore di tutti i mondi politici della cui esistenza storica siamo a conoscenza.
22 settembre 2010
Equinozio d'autunno
L'equinozio d'autunno è imminente, l'estate è ormai un ricordo.
Ma anche i ricordi si evolvono con noi, e il modo raccontare ciò che è stato assume forme diverse dal solito.
Sarà per questo che oggi mi piace ricordare l'estate appena trascorsa attraverso le foto di mia figlia, perché era lei la protagonista dei luoghi che visitavo; non più, come è stato per tanti anni di vagabondaggio per il mondo, i luoghi stessi.
Ma anche i ricordi si evolvono con noi, e il modo raccontare ciò che è stato assume forme diverse dal solito.
Sarà per questo che oggi mi piace ricordare l'estate appena trascorsa attraverso le foto di mia figlia, perché era lei la protagonista dei luoghi che visitavo; non più, come è stato per tanti anni di vagabondaggio per il mondo, i luoghi stessi.
| Marica a Loppiano |
| Marica al Duomo di Parma |
| Marica sui prati dell'Altopiano della Paganella |
| Marica al Festival della Filosofia di Modena |
| Marica a mare alla Piana di Sant'Agostino |
| Marica ad una festa in campagna a Canezza |
| Marica al Lago di Levico Terme |
| Marica alla Fiera del Camper |
| Marica sulle Dolomiti del Brenta |
| Marica la Lago di Molveno |
31 agosto 2010
Punti in comune tra Berlusconi e Gheddafi
Tra i tanti punti in comune tra il dittatore libico Gheddafi e quello italiano, Berlusconi, ce n'è uno che continua a stupirmi: il loro profondo rispetto per le donne!
E cresce ancora la vergogna di essere italiano...
E cresce ancora la vergogna di essere italiano...
24 agosto 2010
Whole World Trip su WIRED
L'informazione del terzo millennio è un'informazione che corre ad una velocità inimmaginabile appena mezzo secolo fa.
Corre, si diffonde, rimbalza, permane.
Può così capitare che leggendo il numero di agosto 2010 di Wired, rivista che parla di internet, nuovi media e innovazione tecnologica, capiti di trovare una frase già letta. Nel mio caso, addirittura, scritta da me.
Si è trattato infatti di una frase scritta sul profilo di Twitter collegato al blog Whole World Trip. La frase si è perfino guadagnata una posizione di rilievo, in apertura del magazine, a pagina 15.
Il che mi ha fatto piacere, ma nello stesso tempo mi ha fatto riflettere sul potere di diffusione dei nuovi canali web (e dei Social Network in particolare).
Dopo aver riflettuto, a mo' d'esercizio di "psicomagia", ho cancellata il tweet (come si chiama in gergo) dalla mia bacheca, quasi a rivendicarne una paternità negata dal canale stesso, il web, che diffonde e rende raggiungibile da chiunque qualsiasi contenuto.
Ma quel tardivo "elimina" era vano. Quel pensiero era addirittura su carta stampata e, molto probabilmente, sarebbe sopravvissuto a questo blog (e al suo editore).
Ed è questa la riflessione ultima che mi veniva da fare: l'informazione del terzo millennio permane.
È molto meno volatile di quel che si pensa, grazie soprattutto alla sua rapida diffusione su più canali e diversi supporti. Permane in un archivio di email, in un post su un blog, permane in commento su un Social Network, in una pagina di una rivista. Permane perfino nell'indicizzazione di un motore di ricerca (nonostante Google Caffeine!).
Questo concetto mi era noto, poiché lavoro sul web quotidianamente, ma mai prima mi era capitato di "viverlo", cioè di capirlo fino in fondo.
In conclusione, la frase che parlava di #Wired l'ho riscritta, per sancire definitivamente che non mi apparteneva più. Era del web, era di tutti.
Corre, si diffonde, rimbalza, permane.
Può così capitare che leggendo il numero di agosto 2010 di Wired, rivista che parla di internet, nuovi media e innovazione tecnologica, capiti di trovare una frase già letta. Nel mio caso, addirittura, scritta da me.
Si è trattato infatti di una frase scritta sul profilo di Twitter collegato al blog Whole World Trip. La frase si è perfino guadagnata una posizione di rilievo, in apertura del magazine, a pagina 15.
Il che mi ha fatto piacere, ma nello stesso tempo mi ha fatto riflettere sul potere di diffusione dei nuovi canali web (e dei Social Network in particolare).
Dopo aver riflettuto, a mo' d'esercizio di "psicomagia", ho cancellata il tweet (come si chiama in gergo) dalla mia bacheca, quasi a rivendicarne una paternità negata dal canale stesso, il web, che diffonde e rende raggiungibile da chiunque qualsiasi contenuto.
Ma quel tardivo "elimina" era vano. Quel pensiero era addirittura su carta stampata e, molto probabilmente, sarebbe sopravvissuto a questo blog (e al suo editore).
Ed è questa la riflessione ultima che mi veniva da fare: l'informazione del terzo millennio permane.
È molto meno volatile di quel che si pensa, grazie soprattutto alla sua rapida diffusione su più canali e diversi supporti. Permane in un archivio di email, in un post su un blog, permane in commento su un Social Network, in una pagina di una rivista. Permane perfino nell'indicizzazione di un motore di ricerca (nonostante Google Caffeine!).
Questo concetto mi era noto, poiché lavoro sul web quotidianamente, ma mai prima mi era capitato di "viverlo", cioè di capirlo fino in fondo.
In conclusione, la frase che parlava di #Wired l'ho riscritta, per sancire definitivamente che non mi apparteneva più. Era del web, era di tutti.
5 agosto 2010
Red Books
La collezione di Libretti Rossi cresce...
Con il RedBook di Ogilvy. Per ricordare che la comunicazione è importante.
Con il RedBook di Ogilvy. Per ricordare che la comunicazione è importante.
29 luglio 2010
Una volta un pubblicitario mi disse...
"Non scrivere mai un annuncio che non vorresti far leggere alla tua famiglia.
Non mentiresti a tua moglie. Allora non farlo con la mia."
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