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29 ottobre 2008

1968 - 2008

Ieri abbiamo occupato la Facoltà di Sociologia di Trento. Quarant'anni dopo, ancora studenti cercano spazi di riflessione e confronto, ancora è necessario alzare il tono della protesta. Una sola considerazione: abbiamo fatto le cinque del mattino per scrivere un volantino ed un comunicato stampa. Ogni singola frase è stata discussa fino allo sfinimento. Al di là dei risultati (se mai ci saranno), mi ha fatto piacere vedere tanta convinta partecipazione. Ora una doccia, e al lavoro. In fondo essere studenti è un lusso.

18 ottobre 2008

Per un sistema formativo pubblico

Giovedì scorso, dopo circa tre anni di lontananza dal movimento studentesco, sono andato ad un assemblea alla facoltà di Sociologia dell'Università di Trento.
Sebbene non abbia mai smesso in questi anni di seguire la politica nazionale, ed in particolar modo quanto accadeva nelle università, ho sempre cercato di mantenermi a debita distanza, per evitare quel tipo di impegno diretto "totalizzante", come l'ho avuto ai tempi di Pisa.
Tuttavia viviamo in questi giorni momenti drammatici per il sistema formativo italiano, ed a tal riguardo mi sembra necessaria una presa di posizione sia del singolo che della collettività.
Ho perciò deciso di intervenire nel dibattito assembleare dell'altro giorno, per delineare quella che a mio avviso è una posizione urgente e necessaria, da gridare a gran voce.
Il No! alla legge 133/08 è un imperativo d’obbligo, che scaturisce da una consapevolezza del valore della formazione in un sistema-paese ormai al collasso. Ed è da questa considerazione che sta partendo in tutta Italia il movimento studentesco, per arginare politiche governative miopi e populiste, come quelle del Ministro Gelmini. In un periodo di recessione economica, di morte delle ideologie del passato, c’è ancora chi immagina una società progettata su basi solide, e queste basi non possono che essere incentrate sul percorso formativo dei cittadini, dall’asilo alle scuole elementari, dalle superiori alle università. Il ruolo che la nostra Costituzione assegna all’università è quello di dare vita ad una coscienza critica collettiva che possa fungere da motore della mobilità sociale, che possa fornire risposte e risorse per il futuro produttivo del paese, che possa insegnare ad ogni cittadino a ragionare criticamente. In nome di questi principi, l’università si configura come comunità del sapere critico, laico, accessibile, in sostanza, libero. A tal fine è necessario che il sistema formativo sia adeguatamente finanziato e sostenuto da una politica nazionale che miri a fare dell’alfabetizzazione di alto livello un punto fondamentale nello sviluppo della qualità della vita. Proprio questa mancanza di sensibilità e di attenzione dell’attuale Governo è da denunciare, perché dettata da priorità che non tengono conto del futuro, ma si fermano sic et simpliciter al tornaconto elettorale (basti pensare alle classi-ghetto per i bambini che non parlino la lingua italiana, volute dalla Lega Nord). I nostri Atenei, che si vedono tagliati ulteriormente i propri Fondi di Finanziamento Ordinario, tanto da pregiudicarne la sopravvivenza, andranno incontro all’azzeramento della ricerca di base. A questo si aggiunga che, se lo sciagurato progetto della Gelmini di trasformare le Università in Fondazioni private andrà in porto, si otterrà l’eccessivo indirizzamento, propugnato dal mondo industriale, verso la ricerca applicata, oltre ad inevitabili influenze direttamente sul sistema didattico: questo significherà la morte del Sapere libero e critico. Per questo sono contro l’ipotesi di università che siano fondazioni in mano ai privati. Non c’è università senza ricerca, non c’è ricerca senza università: l’Italia è uno dei paesi che investe meno in Europa, la quale, a sua volta, è superata da Giappone e dagli USA. Nonostante ciò, nelle università italiane è ancora molto alto il fervore nel creare sapere grazie alla dedizione di quei ricercatori che lavorano al suo interno (50% del totale) e che producono il 53% dei lavori scientifici italiani. L’università senza ricerca rischia di divenire solo mera scolarizzazione, mentre la ricerca rischia di perdere la sua essenza principale, il Sapere. Non è più possibile abbandonare alla bancarotta una risorsa come quella sopra descritta: il Fondo di Finanziamento Ordinario è insufficiente alla sopravvivenza degli atenei; le nostre università sono, di fatto, ingessate e costrette a continuare il blocco delle assunzioni, per poi ricorrere, in molti casi, a finanziamenti esterni. Tali ffinanziamenti non sono reperibili dagli enti locali, che subiscono altrettanti tagli da parte del Governo, e gli unici mezzi attualmente usati da molti atenei sono legati all’aumento del gettito proveniente dalla contribuzione studentesca, superando anche il limite del 20%, e il ricorso alle fondazioni, le quali risultano essere completamente deregolamentate. L’università che voglio è necessariamente pubblica, poiché parte di un sistema formativo di primaria importanza per il futuro del nostro Paese.

17 settembre 2008

Pensieri Spettinati

"Amo leggere la vita di alcuni santi partendo dalla fine; ricomincio a sperare che qualcuno possa tornare ad essere uomo."
Stanisław Jerzy Lec

2 settembre 2008

L'arte che non capisco

Ho sempre pensato che l'Arte fosse qualcosa che servisse a comunicare... e che lo facesse con stile; insomma, che l'opera d'arte dovesse essere bella. Per quanto la bellezza sia ritenuto un concetto relativo, sono propenso a credere che sia in qualche modo possibile oggettivare una serie di fattori estetici; per cui una Venere di Milo o un Discobolo di Mirone possono presumibilmente apparirci belli, per la proporzione delle forme, per l'espressività dei soggetti oppure, come nel caso di opere un po' più moderne, perché ci emozionano. Non chiediamo infatti ad un tramonto impressionista di essere una copia perfetta di quello reale, ma di comunicarci "l'impressione" che dà la luce del sole in quel particolare momento della giornata,... vogliamo provare sensazioni, emozioni. Oggi ho visitato con Maria Giovanna la mostra Manifesta7, Biennale Europea di Arte Contemporanea, e non ci ho capito niente. O meglio, qualcosa ho capito, ma senza provare una reale partecipazione emotiva all'esperienza artistica, ed in fin dei conti senza trovare una sola opera d'arte che fosse positiva, o che fosse semplicemente "bella". Nelle opere esposte qui a Trento c'è una sovrabbondanza di negatività, di critica sociale, di caricature del reale parossistiche che, oltre a rendere l'esperienza della visita alla mostra quasi spiacevole, non lasciano dentro nessuna nuova ed illuminante consapevolezza. Quando, diversi anni fa, con alcuni amici creammo un piccolo gruppo di appassionati d'arte, chiamato Concept Art Society, scrissi che l'arte moderna doveva ritornare al principio fondante: "doveva comunicare". Ma non solo: doveva essere esteticamente convincente, altrimenti anche un ciclostilato sarebbe arte! Più del 60% delle installazioni che ho visto oggi alla mostra erano audio-visive. La maggior parte consisteva in video-proiettori o maxi-schermi che ripetevano cortometraggi su diversi temi, ma tutti con il minimo comune denominatore della pesantezza dei contenuti. Per rendere la cosa interessante mi sono messo a comporre quadri giocando con le ombre.

La cosa che proprio non capisco è perché gli artisti moderni sembrano conoscere come unico mezzo di espressione quello cinematografico, mentre si vanno sempre più dimenticando le nobili arti della pittura e della scultura. Possibile che oggi per fare arte bisogna impressionare il pubblico con video agghiaccianti?? C'è una sorta di gusto barocco nel voler stupire a tutti i costi; ma del barocco manca ogni ricerca di forma e bellezza. O forse quella a cui assistiamo è un'evoluzione necessaria dell'Arte. Ma, francamente, non la capisco.

28 agosto 2008

OneDay Stage con Trentino Sviluppo

L'altro ieri ho avuto la fantastica opportunità di partecipare allo stage organizzato da Trentino Sviluppo S.p.A., come conclusione del Premio D2T Start Cup, al quale avevo partecipato con il progetto I.C.E. (Interworking Center for Experimentation). Abbiamo visitato e parlato con i top manager della Ferreti Yatchs a Forlì e dell'Aquafan di Riccione, gestito da Valdadige Costruzioni. Sono stati degli incontri molto interessanti; in un solo giorno fare una full immersion nel mondo del management aziendale di alto livello è davvero una esperienza intensa. E fa venire la voglia di creare qualcosa di buono per il Paese.

22 agosto 2008

KarmaSunset

Un po' di mare, un po' di montagna, e l'estate è finita.

Di tramonto in tramonto vedevo la fine di ogni singolo giorno come promessa della fine ineluttabile di queste vacanze, durante le quali è mancato un bel viaggio, che pure desideravo tanto. Ma è giunto l'ultimo tramonto incredibilmente veloce, e ho avuto appena il tempo di rendermi conto che non sarei partito per nessun paese nuovo.

Karma, direbbero i buddisti. E con meno tranquillità di come potrebbe fare un saggio, accetto il non essere partito con un po' di rassegnazione e un po' di speranza... Magari in un'altra vita andrà meglio.

7 luglio 2008

L'Intero

Fai l'agguato a una piuma di merlo l'intero manca anche a te senza saperlo da Poesie per un gatto di Vivian Lamarque

11 giugno 2008

Le mille possibili strade

DON JUAN: «Tutto è solo una strada tra tantissime possibili. Devi sempre tenere a mente che una strada è solo una strada; se senti che non dovresti seguirla, non devi restare con essa a nessuna condizione. Per raggiungere una chiarezza del genere devi condurre una vita disciplinata. Solo allora saprai che qualsiasi strada è solo una strada e che non c'è nessun affronto, a se stessi o agli altri, nel lasciarla andare se questo è ciò che il tuo cuore ti dice di fare. Ma il tuo desiderio di insistere sulla strada o di abbandonarla deve essere libero dalla paura o dall'ambizione.»

da Gli insegnamenti di don Juan di Carlos Castaneda

7 giugno 2008

quando rossi di frutti...



Volevo raccontare l'estate, ma non non trovavo le parole per comunicare l'emozione di questa nuova "presa di consapevolezza temporale"...

Sono uscito sul balcone per mangiare qualche ciliegia presa direttamente dal mio alberello preferito, e ho capito che forse il modo migliore di lasciar passare le emozioni suscitate da questa stagione era fare delle foto alle piante che tanto generosamente mi offrono i loro frutti e profumi.

enjoy the summer


2 giugno 2008

Mercato e Democrazia?


Quest'anno il tema centrale del Festival dell'Economia di Trento è stato "Mercato e Democrazia". Per la verità io ci vedo un bel punto interrogativo nel titolo, e sono arrivato a tale conclusione dopo aver seguito diverse delle conferenze in programma in questi giorni.
Ascoltando le analisi di Federico Rampini, Francesco Giavazzi, Guido Rossi, Sergio Marchionne e tanti altri, si è radicata in me l'idea che il mercato, nell'accezione voluta dall'economia classica, è un'illusione collettiva; ed il fatto che ci sia una correlazione stretta tra la democrazia, i diritti umani, i progressi sociali e il libero mercato è una illusione ancora più grande. Basta guardare alla Cina e se ne ha una prova.
Qualcuno diceva di sperare nell'India..., ma il dato di fatto è che questo mercato, queste democrazie occidentali, questo sviluppo, ci hanno portato ad un punto di "svalutazione valoriale" incredibile. Ben più grave di qualsiasi crisi finanziaria è la crisi della società di oggi, che io credo sia principalmente dovuta al valore centrale del capitalismo: l'egoismo.