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2 marzo 2009

Un'altra esperienza è finita

Riflettevo sul valore atemporale delle esperienze.
Certi momenti sono qualcosa che ti porti dentro, qualsiasi cosa succeda, per quanto tempo possa passare, per quante nuove esperienze tu possa fare. 
D'altronde, come suggerisce l'etimologia, l'esperienza è un tentativo, sulla via della conoscenza, di acquisire consapevolezza. Un tentativo che è periglioso, è spesso un distacco dal conosciuto, ma è necessario per fare passi avanti, nella vita.
L'esperienza del workshop EuroSurvey 2009 è finita, con un bel risultato per il mio gruppo di lavoro (medaglia d'argento), e tanta nostalgia per gli amici conosciuti e che forse non rivedremo mai.
Sono stati giorni intensi, in cui 100 studenti di 15 nazionalità diverse si sono ritrovati per lavorare in gruppo ed ottenere un risultato utile prima a loro stessi che alle società sponsor. 
Quel risultato (ovvero la capacità di confronto fra tante diversità) è quello che per me più ha caratterizzato questo momento di studio,...  e che l'ha elevato al rango di "esperienza".
Per chi fosse interessato ai risultati della ricerca, a questo link è possibile scaricare alcuni documenti riassuntivi del lavoro che ho fatto col mio gruppo (nella foto a lato).

20 febbraio 2009

EuroSurvey 2009

Ieri ad Economia ho iniziato un workshop (EuroSurvey 2009) incentrato sulle ricerche di mercato internazionali, che quest'anno ha come partner le società Salomon e La Sportiva. Ci sono partecipanti da tutta l'Europa (10 nazioni presenti) e si lavorerà in gruppi formati con un rappresentante per ogni nazionalità. Io lavorerò su un'indagine richiesta da La Sportiva, che è un'azienda leader nella produzione di scarpe tecniche per gli sport in montagna. In particolare i loro manager sono interessati a conoscere meglio il mondo dello SkyRunning (a questo link si può trovare una breve presentazione, che ho proiettato in aula oggi pomeriggio per illustrare la situazione italiana circa questo particolare sport). Utilizzeremo i metodi dell'indagine statistica per fornire loro indicazioni utili a raggiungere il successo sui mercati internazionali.
L'Intensive Programme durerà fino al 1 marzo, e ci saranno lezioni e lavoro in gruppo tutti i giorni, dalla mattina alla sera, compresi sabato e domenica...
I hope to survive!

17 febbraio 2009

Requiem for a Dream

Questa sarà una riflessione breve. 
Dopo i risultati delle elezioni regionali fatte in Sardegna, ci sono moltissime cose che vorrei dire, ma mi limiterò a due essenziali pensieri.
Prima però di mettervi a parte di tali riflessioni, vorrei che leggeste questo articolo, pubblicato oggi, ma che non ho sentito in nessun telegiornale, forse perché "coperto" dal trionfo berlusconiano in Sardegna.    
La prima è la seguente: Se c'è un Imperatore, c'è un impero di sudditi che gli permette di esserlo
(Per onestà intellettuale devo dire che, nella frase precedente, in un primo momento, invece di sudditi, avevo scritto coglioni; ma di volgarità ne sentiamo tante e tali che ho voluto risparmiarvi
 la colorita esternazione... salvo poi riproporvela subito, perché la riflessione così com'è non mi dà soddisfazione!)
La seconda riflessione è più che altro un messaggio, a Berlusconi come a tutti gli altri politici (sinistra inclusa), poiché responsabili di una deriva culturale, economica e sociale a cui sembra non si riesca a porre freno.
Ma possiamo mai dannarci per la loro incompetenza? No, ne va della nostra salute psichica. 
E quindi salutiamoli tutti con un bel gesto, serenamente, pacatamente:

7 febbraio 2009

Se...

If you can keep your head when all about you Are losing theirs and blaming it on you, If you can trust yourself when all men doubt you but make allowance for their doubting too, If you can wait and not be tired by waiting, Or being lied about, don't deal in lies, Or being hated, don't give way to hating And yet not look too good, nor talk too wise: If you can dream - but not make dreams your master, If you can think - but not make thoughts your aim; If you can meet with Triumph and Disaster And treat those two imposters just the same; If you can bear to hear the truth you've spoken Twisted by knaves to make a trap for fools, Or watch the things you gave your life to, broken, And stoop and build them up with worn-out tools If you can make one heap of all your winnings And risk it all on one turn of pitch-and-toss And lose, and start again at your beginnings And never breathe a word about your loss; If you can force your heart and nerve and sinew To serve your turn long after they are gone, And so hold on, when there is nothing in you Except the Will which says to them: "Hold on!" If you can talk with crowds and keep your virtue, Or walk with kings, yet not lose the common touch, If neither foes nor loving friends can hurt you; If all men count with you, but none too much, If you can fill the unforgiving minute With sixty seconds' worth of distance run Yours is the Earth and everything in it, And, what is more, you'll be a Man, my son!

30 gennaio 2009

La prima illuminazione

Scopriamo di vivere in un mondo misterioso, 
ricco di improvvise coincidenze 
e incontri sincronistici 
che sembrono predestinati.

(da The Celestine Prophecy di  James Redfield)


22 gennaio 2009

Auguri Michele (San)

No, non si chiama Michele; ma se l'altro l'ho chiamato col nome di un demone di antichissima memoria, a questo, come auspicio, gli dò il nome dell'arcangelo che lo sconfisse. 
Quindi, come molti mi hanno chiesto, tolgo quell'immagine mefistofelica di Giulio Andreotti che appariva come primo post, e ne propongo una di tutt'altro genere. 
La foto è di Renato Soru, ex-Presidente della Sardegna, ed ora ricandidato alle elezioni regionali di febbraio. E la propongo non solo per augurargli una vittoria alle imminenti elezioni, ma anche per testimoniare, a chi ha la pazienza di leggermi, che è necessario prendere posizione non solo "contro" (come nel precedente post), ma anche "a favore".
E schierarsi a favore di qualcuno è sempre un'arma a doppio taglio; un po' come prendere la tessera di un partito, perché se ne condividono gli ideali di fondo, per poi scoprire che la corruzione imperante non risparmia nessuna parte politica.
Ciononostante mi schiero, a favore di un politico che ritengo capace, ideologicamente coerente, onesto ed intelligente. 
Pur col rischio di essere smentito, voglio dire queste cose, perché sento sempre più la necessità di dimostrare che è possibile scegliere persone in gamba nel disastroso scenario della politica nazionale. Certo, anche lui ha qualche problema di conflitto di interessi, anche lui ha un passato a tratti legato con un'imprenditoria non altrettanto brillante,... ma con l'andar del tempo anche un integralista come me arriva ad accontentarsi.
Mi auguro che Soru possa stravincere le elezioni del 15 e 16 febbraio in Sardegna, e che in un futuro non lontano possa anche risollevare le sorti, sulla scena politica nazionale, del moribondo Partito Democratico.

14 gennaio 2009

Auguri Belzebú

Quest'uomo oggi compie 90 anni. 
E a me fa ancora paura. 
Mi fa paura perché scorgo in lui la personificazione di un Male terribile, profondo, quello più oscuro e infido: il male che autogiustifica se stesso, sia ontologicamente che escatologicamente.
In nome ora di un interesse, ora di un altro, il nostro Paese  è andato (e va tuttora) avanti a compromessi, perdendo così di vista completamente valori e principi basilari; primo fra tutti la giustizia.
Se tale personaggio è stato al potere per oltre mezzo secolo, non bisogna meravigliarsi che l'Italia versi nello stato disastroso in cui è.
Per spiegare in breve perché provi tanta avversità per questa figura, vorrei che vedeste questo passaggio del film "IL DIVO", di Paolo Sorrentino.
In sintesi, io sono per la Verità. Nessuno può ergersi oltre, con nessuna motivazione. Il rischio è un relativismo senza fine. 
Spesso, i democristiani della prima e dell'ultima ora demonizzano tale determinato attaccamento alla giustizia. Ma io sono convinto che se Socrate bevve la cicuta, non lo fece perché era un integralista. Era semplicemente saggio. Capiva che disattendendo determinati principi (badate bene, non le leggi, che anzi riteneva ingiuste), avrebbe fatto crollare il sistema valoriale che era andato insegnando.
Caro Giulio, Giulio Andreotti, scrivo queste cose ora, ora che sei ancora vivo, perché (ammesso che io ti sopravviva) se le scrivessi alla tua morte, sarebbero le codarde parole di un blasfemo che se la prende con un martire
E finché non sei né santo, né beato, le mie possono ancora apparire come le riflessioni ragionevoli di un disamorato della politica.

5 gennaio 2009

Una riflessione autorevole

"Il capitalismo non è intelligente, non è bello, non è giusto, non è virtuoso e non produce i beni necessari. In breve, non ci piace e stiamo cominciando a disprezzarlo. Ma quando ci chiediamo cosa mettere al suo posto, restiamo estremamente perplessi."

J. M. Keynes

31 dicembre 2008

2008: l'anno della crisi - Fine di un'epoca

Parecchi amici, in questi lunghi mesi di difficoltà dei mercati borsistici, mi hanno chiesto di dare un'interpretazione dell'evento in atto, di spiegare come è stato possibile arrivare a simili crolli delle capitalizzazioni dei grandi colossi bancari mondiali, e come se ne poteva uscire. Il più delle volte ho risposto con e-mail vaghe, poiché avevo il fermo proposito di scrivere in dettaglio un articolo che mettesse nero su bianco il perché io questa crisi finanziaria me l'aspettavo da 3 anni (ben prima della crisi dei mutui sub-prime, dell'estate 2007), e perché è di una gravità enorme, ancora mal compresa. Ora che il 2008 volge al termine, mi viene da sperare che il peggio sia passato e che tra 6-7 mesi potremo guardare con relativa prospettiva storica agli ultimi 2 anni di recessione, con un po' di gratitudine, poiché il "sistema" si sarà sgonfiato e si sarà ripulito di una miriade di anomalie congenite al capitalismo stesso. In sintesi, quello di cui sono stato convinto fin dall'autunno del 2007 (ero da poco tornato dall'America, e avevo vissuto praticamente in diretta lo scoppio dalla bolla dei mutui sub-prime) è che gli eventi a cui assistevamo avevano una portate disastrosa. Questa crisi l'ho definita la prima vera crisi globale mondiale. Su questo punto molti studiosi di Storia Economica non sono d'accordo; c'è perfino chi dice che la crisi del 1929 fu una crisi mondiale... ma non è vero. Questa è la prima vera crisi economica mondiale, frutto di una finanza impazzita e male regolamentata, di una globalizzazione a livelli planetari particolarmente capillare e di tantissime teste vuote incapaci di amministrare i fenomeni complessi (mi riferisco ai politici di tutti gli stati). Ma in fin dei conti il grande colpevole è uno: IL CAPITALISMO. Quando ero piccolo (intorno ai 14-15 anni), non so per quali letture o quale passione politica, ero uno statalista (posizione che non si riscontra in nessuno dei miei familiari). In pratica ero convinto che l'impresa privata non potesse concorre al "bene comune" perseguendo l'obiettivo del mero profitto; dicevo che non bastava "regolare gli egoismi degli individui" per far funzionare una società, ma ci voleva un indirizzo preciso di cooperazione tra i privati, orchestrato dalla mano saggia dello Stato in ogni fenomeno economico. Mio padre e un mio zio, in particolare, mi davano addosso, dicendo che non capivo niente, che il comunismo era fallito, e che lo stato avrebbe solo inguaiato di più le aziende di cui avesse acquisito il controllo. Quando mi dicevano "sei un illuso statalista-comunista", nelle loro intenzioni era un'offesa; per me era un complimento (sebbene sia un ossimoro). Ed è un complimento che rispolvero ora con particolare orgoglio, ora che studio economia, e che posso poggiare le mie teorie su basi ben più solide che un'intuizione giovanile. Ma, soprattutto, ora che gli eventi mi danno ragione, ora che il principale paese liberista del mondo (o almeno che ha detto di esserlo per decenni, ma poi in realtà non lo è mai stato) vede la sua economia ridotta in ginocchio, e lo Stato decide di entrare nei principali gruppi bancari per evitarne il fallimento, elargisce fondi alle industrie in crisi, taglia il costo del denaro ogni mese, progetta piani di stampo keynesiano per far fronte alla disoccupazione galoppante, e che aumenta quindi a dismisura il debito che le future generazioni saranno costrette a pagare. Anche l'Italia non è da meno (e l'esempio Alitalia ne è una prova), insieme a Gran Bretagna, Francia e, in maniera ridotta, anche Germania. Tutti sembrano aver dimenticato che fino a ieri erano degli accaniti sostenitori del libero mercato, della deregolamentazione delle borse, della cancellazione delle politiche protezionistiche dei vari stati. Senza dimenticare che i politici, i quali oggi gridano allo scandalo della diffusione di strumenti finanziari complessi e ad alto rischio, fino all'altro ieri applaudivano all'invenzione del credito al consumo per sostenere la domanda di beni e servizi. Per sostenere il PIL di competenza del loro governo, chiedevano in pratica al cittadino medio di comprare prodotti che non poteva più permettersi già dalla seconda metà degli anni ottanta. Quella che è nata come una crisi finanziaria è divenuta una crisi dell'economia reale, ed io, come milioni di altri lavoratori in tutto il mondo, rischio di perdere il posto di lavoro, nonostante appartenga a quell'esiguo gruppo di investitori che ha sempre creduto nell'investimento responsabile e che ha fatto dell'etica il faro del proprio agire. Noi pagheremo le colpe di chi, innalzando bandiere fittizie di progresso e libertà, combatteva in realtà solo per i propri sporchi interessi. Ma voglio lasciarvi con un pensiero positivo: il colpo che il capitalismo ha dato a se stesso è stato fortissimo; tale da farlo vacillare dalle fondamenta. Ed è in quest'ottica che ho ripreso in mano le teorie su una nuova economia, che avevo iniziato a scrivere dal 2001 in poi. Una economia nuova, che soppianti questo sistema bacato, il quale ha dimostrato abbondantemente di non essere in grado di garantire benessere diffuso e sostenibilità della crescita. Sto quindi scrivendo un romanzo a scopo divulgativo, raccontando come sia possibile creare un nuovo sistema economico, basato su principi marxisti, ma che adotti i mezzi del capitalismo. In breve, azionariato diffuso, distribuzione ponderata degli utili su base geografica e con metodologie di riparto che favoriscano il progressivo benessere dei paesi sottosviluppati e la cancellazione della povertà; magari è solo un sogno, ma vale la pena di essere sognato, se può gettare la basi per una riflessione di ampio respiro su quello che abbiamo creato in questi ultimi due secoli e che magari ci induca a fermarci;... o a fare "marcia indietro", come dicono i sostenitori della "decrescita". Se questi propositi di cancellare il capitalismo fanno sorridere qualcuno, voglio ricordare che è solo la mancanza di prospettiva storica che non ci permette di credere possibile un nuovo sistema economico. Eppure il Capitalismo ha circa 200 anni. Prima nell'Europa occidentale c'era il Feudalesimo, che è durato molto di più, diciamo dal IX secolo con strascichi fino al XVIII. E prima di esso c'era la Società Curtense, e prima ancora c'era l'Economia della Villa Romana. E' ovvio che se nel 1300 aveste fermato un contadino intento ad arare il campo e gli aveste detto: "Sai, tra qualche secolo il lavoro che stai facendo sarà interamente per te è la tua famiglia, non sarai costretto a dare metà del tuo raccolto al tuo feudatario, né lui potrà far valere il suo diritto di passare la prima notte di nozze con tua moglie, né potrà ammazzarti, o punirti senza un processo. Anzi, ti dirò di più: il feudatario non esisterà, e la terra che coltivi sarà tua." Quel pover uomo, ammesso che avesse afferrato il senso del nostro vaticinio, ci avrebbe riso in faccia, ovviamente incredulo di tale assurdo futuro. Ma quel futuro si è realizzato. Io credo che la fine del 2008 segna se non la fine del capitalismo, senz'altro la fine della fiducia di tantissime persone nel fatto che questo sistema economico sia capace di produrre benessere diffuso, equità sociale e sostenibilità ambientale. E questo è il primo passo per cambiare. Buon anno nuovo a tutti. E buon cambiamento.

15 dicembre 2008

IMPRIMATUR - storia di un libro

Pur essendo un accanito lettore, mai ho consigliato libri su questo blog; forse solo indirettamente, attraverso citazioni, poesie o immagini. Ho sempre creduto che i libri fossero oggetti viventi, capaci di scegliersi loro i propri lettori; ... il più delle volte, infatti, un libro non lo scegliamo, semplicemente ci capita. Ma forse qualche mio lettore deve "imbattersi" in un libro attraverso questo blog. Per cui proseguo a narrarvi la vicenda di cui volevo scrivere. Tempo fa ho letto un bel libro, che non ha mai smesso di affascinarmi, sia per il valore letterario, sia per i contenuti storici narrati, sia per l'incredibile boicottaggio di cui è stato oggetto in questo nostro bigotto ed oscurantista Paese. Il libro in questione è IMPRIMATUR di Monaldi & Sorti. La storia di come io mi sia imbattuto in questo libro è piuttosto bizzarra. Diversi anni fa, credo fosse il 2004, in un grande supermercato c'era un'offerta: si vendevano libri al peso; la cosa era piuttosto conveniente, per cui misi insieme una dozzina di chili e me ne andai contento, pur conscio del fatto che non avrei avuto tempo sufficiente nei successivi 24 mesi per leggere tutto il materiale che avevo accumulato nella mia libreria (per la cronaca, ho la media di un libro ogni 9,4 giorni... un tempo era uno alla settimana, ma da un paio di anni la vita vissuta reclama attenzione in maniera sempre più preponderante). Comunque, uno dopo l'altro, tutti i libri sono passati sul mio comodino, e sono stati letti; qualcuno con più entusiasmo di qualche altro, ma tutti sono entrati nel Liber Librorum (il libro dove mi annoto tutti i libri che ho letto, da circa nove anni a questa parte). IMPRIMATUR mi sorprese. Era un libro decisamente eccellente, e non capivo come era stato possibile che non ne avessi mai sentito parlare. Per cui iniziai a fare delle ricerche e scoprii che era un libro introvabile in Italia. Io aveva una rarissima prima edizione, a cui era succeduta una seconda, di poche migliaia di copie, e poi più niente. Oggi, per leggere il libro, bisogna ordinare una copia stampata in Olanda, in italiano, perché non c'è nessuna Casa Editrice italiana che lo voglia in catalogo. Però, nel resto del mondo è un best seller. Sempre più incuriosito dalle vicende dei due autori, Rita Monaldi e Francesco Sorti (moglie e marito), che avevano deciso di vivere all'estero a causa del clima oscurantista trovato in Italia, decisi di comprare su internet un libro-inchiesta, scritto da un esperto di "libri proibiti", Simone Berni, che illustrava l'incredibile boicottaggio attuato dall'editoria italiana (in particolar modo da Mondadori) verso un libro che non aveva altra colpa se non l'aver svelato la vita non proprio santa di un papa: Innocenzo XI. Ora potrei tediarvi a lungo raccontandovi cose incredibili, sul potere temporale della Chiesa, sul monopolio editoriale della Mondadori, e su tante altre vicende. Ma eviterò di seguitare a parlare di cose che forse interessano pochi. Vi consiglio solo di ascoltare questa musica, Les Barricades Mystérieuses, al centro del romanzo di Monaldi & Sorti, e, se vi affascinerà, potrete scoprire qualcosa in più, e magari leggere anche il libro, che è possibile ordinare in Olanda tramite un sito di lettori che si oppongono al boicottaggio voluto dalla Chiesa Cattolica su un libro dall'alto valore letterario e che è anche un'inchiesta storica avvincente ed istruttiva. E' il caso di dire... buona lettura!