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7 dicembre 2008

Per ricordare

LE MORTI BIANCHE L'operaio capì che l'inferno è sulla terra e il paradiso sono quelle ali che ti fanno volare sopra le miserie Dall'ultimo piano il decimo piano guardò il cielo fece per toccare una nuvola con un dito e precipitò nel vuoto Le chiamano morti bianche come avvenissero senza sangue Sono morti inopportune che spesso avvengono quando l'informazione è già impegnata in altri eventi Sono cadaveri con vite banali sono numeri decimali che non incidono sul bilancio Sono cani che hanno abbaiato nel qualunquismo per mestiere sono un nome nell'anagrafe che si scrive e si cancella come un'impronta nel deserto in pieno vento Sono i ricordi sbiaditi del giorno dopo di Michael Santhers

25 novembre 2008

Marco is earning a degree

Mio fratello Marco, che contende a Ciccio Veltre l'ambito titolo di "Fortunello", oggi si laurea. Tra qualche minuto vado a Roma in macchina con mia madre, poi, questa notte (ore 00.47 da Roma Tiburtina), risalgo a Trento in treno, con Maria Giovanna. Venerdì ho un esame, e non posso fare altrimenti. Se questi chilometri macinati per percorrere in lungo l'Italia (Pisa-Caserta, Caserta-Pisa e Trento-Caserta, Caserta-Trento, da ormai otto anni), li avessi impiegati per fare il giro del Mondo, ad oggi avrei percorso la circonferenza della terra per più di due volte!

19 novembre 2008

Verona

Pur essendoci passato spesso, ma solo di sfuggita (per prendere l'aereo), non avevo mai visitato Verona. L'occasione si è presentata sabato scorso, quando con mia madre (che è qui da me per qualche giorno di riposo) siamo andati a fare una "one-day trip" in quel di Verona. ... città bellissima, che mi conferma come l'Italia sia il paese più bello del mondo.

«Deliziosa Verona! Con i suoi bei palazzi antichi e l'incantevole campagna vista in distanza da sentieri praticabili e da solide gallerie con balaustra. Con i suoi tranquilli ponti romani che tracciano la retta via illuminando, nell'odierna luce solare, con tonalità antiche di secoli. Con le chiese marmoree, le alte torri, la ricca architettura che si affaccia sulle antiche e quiete strade nelle quali riecheggiavano le grida dei Montecchi e dei Capuleti ...» (da Picrures from Italy di Charles Dickens)

15 novembre 2008

on the way

La strada mia La strada è lunga, ma er deppiù l'ho fatto: so dov'arrivo e nun me pijo pena. Ciò er core in pace e l'anima serena der savio che s'ammaschera da matto. Se me frulla un pensiero che me scoccia me fermo a beve e chiedo aiuto ar vino: poi me la canto e seguito er cammino cor destino in saccoccia.
Trilussa

12 novembre 2008

Elezioni Provinciali in Trentino: una riflessione sulla partecipazione

Spesso penso a quello che diceva Albert Einstein: "Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l'inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare." Perciò, quando vedo dei "giusti" che si rimboccano le maniche e si danno da fare, mi emoziono positivamente, e comincio a sperare nel cambiamento. Questo è quello a cui mi è capitato di assistere in questi giorni a Trento, dove ho visto un nascente Partito Democratico dare prova di grandi capacità progettuali, in grado di coinvolgere un elettorato stanco e deluso, che si è reso artefice di una vittoria del Centro-Sinistra per nulla scontata. Sono stato segretario in un seggio qui a Trento, e vedendo la sostenuta affluenza ho provato una vera e propria gioia, perché, in questi tempi di disaffezione verso la politica, si rischia di demandare ad altri scelte che abbiamo il diritto-dovere di compiere in prima persona: questa è l'importanza sacrosanta del voto. Una nota positiva ha chiuso queste Elezioni Provinciali. Il candidato che io avevo sostenuto e appoggiato (Mattia Civico) è stato eletto, e il PD ha avuto un ottimo risultato elettorale. Mi auguro che nel resto d'Italia altri giovani decidano che è il caso di rimboccarsi le maniche, per il bene comune.

29 ottobre 2008

1968 - 2008

Ieri abbiamo occupato la Facoltà di Sociologia di Trento. Quarant'anni dopo, ancora studenti cercano spazi di riflessione e confronto, ancora è necessario alzare il tono della protesta. Una sola considerazione: abbiamo fatto le cinque del mattino per scrivere un volantino ed un comunicato stampa. Ogni singola frase è stata discussa fino allo sfinimento. Al di là dei risultati (se mai ci saranno), mi ha fatto piacere vedere tanta convinta partecipazione. Ora una doccia, e al lavoro. In fondo essere studenti è un lusso.

18 ottobre 2008

Per un sistema formativo pubblico

Giovedì scorso, dopo circa tre anni di lontananza dal movimento studentesco, sono andato ad un assemblea alla facoltà di Sociologia dell'Università di Trento.
Sebbene non abbia mai smesso in questi anni di seguire la politica nazionale, ed in particolar modo quanto accadeva nelle università, ho sempre cercato di mantenermi a debita distanza, per evitare quel tipo di impegno diretto "totalizzante", come l'ho avuto ai tempi di Pisa.
Tuttavia viviamo in questi giorni momenti drammatici per il sistema formativo italiano, ed a tal riguardo mi sembra necessaria una presa di posizione sia del singolo che della collettività.
Ho perciò deciso di intervenire nel dibattito assembleare dell'altro giorno, per delineare quella che a mio avviso è una posizione urgente e necessaria, da gridare a gran voce.
Il No! alla legge 133/08 è un imperativo d’obbligo, che scaturisce da una consapevolezza del valore della formazione in un sistema-paese ormai al collasso. Ed è da questa considerazione che sta partendo in tutta Italia il movimento studentesco, per arginare politiche governative miopi e populiste, come quelle del Ministro Gelmini. In un periodo di recessione economica, di morte delle ideologie del passato, c’è ancora chi immagina una società progettata su basi solide, e queste basi non possono che essere incentrate sul percorso formativo dei cittadini, dall’asilo alle scuole elementari, dalle superiori alle università. Il ruolo che la nostra Costituzione assegna all’università è quello di dare vita ad una coscienza critica collettiva che possa fungere da motore della mobilità sociale, che possa fornire risposte e risorse per il futuro produttivo del paese, che possa insegnare ad ogni cittadino a ragionare criticamente. In nome di questi principi, l’università si configura come comunità del sapere critico, laico, accessibile, in sostanza, libero. A tal fine è necessario che il sistema formativo sia adeguatamente finanziato e sostenuto da una politica nazionale che miri a fare dell’alfabetizzazione di alto livello un punto fondamentale nello sviluppo della qualità della vita. Proprio questa mancanza di sensibilità e di attenzione dell’attuale Governo è da denunciare, perché dettata da priorità che non tengono conto del futuro, ma si fermano sic et simpliciter al tornaconto elettorale (basti pensare alle classi-ghetto per i bambini che non parlino la lingua italiana, volute dalla Lega Nord). I nostri Atenei, che si vedono tagliati ulteriormente i propri Fondi di Finanziamento Ordinario, tanto da pregiudicarne la sopravvivenza, andranno incontro all’azzeramento della ricerca di base. A questo si aggiunga che, se lo sciagurato progetto della Gelmini di trasformare le Università in Fondazioni private andrà in porto, si otterrà l’eccessivo indirizzamento, propugnato dal mondo industriale, verso la ricerca applicata, oltre ad inevitabili influenze direttamente sul sistema didattico: questo significherà la morte del Sapere libero e critico. Per questo sono contro l’ipotesi di università che siano fondazioni in mano ai privati. Non c’è università senza ricerca, non c’è ricerca senza università: l’Italia è uno dei paesi che investe meno in Europa, la quale, a sua volta, è superata da Giappone e dagli USA. Nonostante ciò, nelle università italiane è ancora molto alto il fervore nel creare sapere grazie alla dedizione di quei ricercatori che lavorano al suo interno (50% del totale) e che producono il 53% dei lavori scientifici italiani. L’università senza ricerca rischia di divenire solo mera scolarizzazione, mentre la ricerca rischia di perdere la sua essenza principale, il Sapere. Non è più possibile abbandonare alla bancarotta una risorsa come quella sopra descritta: il Fondo di Finanziamento Ordinario è insufficiente alla sopravvivenza degli atenei; le nostre università sono, di fatto, ingessate e costrette a continuare il blocco delle assunzioni, per poi ricorrere, in molti casi, a finanziamenti esterni. Tali ffinanziamenti non sono reperibili dagli enti locali, che subiscono altrettanti tagli da parte del Governo, e gli unici mezzi attualmente usati da molti atenei sono legati all’aumento del gettito proveniente dalla contribuzione studentesca, superando anche il limite del 20%, e il ricorso alle fondazioni, le quali risultano essere completamente deregolamentate. L’università che voglio è necessariamente pubblica, poiché parte di un sistema formativo di primaria importanza per il futuro del nostro Paese.

17 settembre 2008

Pensieri Spettinati

"Amo leggere la vita di alcuni santi partendo dalla fine; ricomincio a sperare che qualcuno possa tornare ad essere uomo."
Stanisław Jerzy Lec

2 settembre 2008

L'arte che non capisco

Ho sempre pensato che l'Arte fosse qualcosa che servisse a comunicare... e che lo facesse con stile; insomma, che l'opera d'arte dovesse essere bella. Per quanto la bellezza sia ritenuto un concetto relativo, sono propenso a credere che sia in qualche modo possibile oggettivare una serie di fattori estetici; per cui una Venere di Milo o un Discobolo di Mirone possono presumibilmente apparirci belli, per la proporzione delle forme, per l'espressività dei soggetti oppure, come nel caso di opere un po' più moderne, perché ci emozionano. Non chiediamo infatti ad un tramonto impressionista di essere una copia perfetta di quello reale, ma di comunicarci "l'impressione" che dà la luce del sole in quel particolare momento della giornata,... vogliamo provare sensazioni, emozioni. Oggi ho visitato con Maria Giovanna la mostra Manifesta7, Biennale Europea di Arte Contemporanea, e non ci ho capito niente. O meglio, qualcosa ho capito, ma senza provare una reale partecipazione emotiva all'esperienza artistica, ed in fin dei conti senza trovare una sola opera d'arte che fosse positiva, o che fosse semplicemente "bella". Nelle opere esposte qui a Trento c'è una sovrabbondanza di negatività, di critica sociale, di caricature del reale parossistiche che, oltre a rendere l'esperienza della visita alla mostra quasi spiacevole, non lasciano dentro nessuna nuova ed illuminante consapevolezza. Quando, diversi anni fa, con alcuni amici creammo un piccolo gruppo di appassionati d'arte, chiamato Concept Art Society, scrissi che l'arte moderna doveva ritornare al principio fondante: "doveva comunicare". Ma non solo: doveva essere esteticamente convincente, altrimenti anche un ciclostilato sarebbe arte! Più del 60% delle installazioni che ho visto oggi alla mostra erano audio-visive. La maggior parte consisteva in video-proiettori o maxi-schermi che ripetevano cortometraggi su diversi temi, ma tutti con il minimo comune denominatore della pesantezza dei contenuti. Per rendere la cosa interessante mi sono messo a comporre quadri giocando con le ombre.

La cosa che proprio non capisco è perché gli artisti moderni sembrano conoscere come unico mezzo di espressione quello cinematografico, mentre si vanno sempre più dimenticando le nobili arti della pittura e della scultura. Possibile che oggi per fare arte bisogna impressionare il pubblico con video agghiaccianti?? C'è una sorta di gusto barocco nel voler stupire a tutti i costi; ma del barocco manca ogni ricerca di forma e bellezza. O forse quella a cui assistiamo è un'evoluzione necessaria dell'Arte. Ma, francamente, non la capisco.