Blog "di viaggio" di Luca Martino, dove Filosofia, Politica, Economia, Marketing, Web e SEO sono di strada.
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7 dicembre 2008
Per ricordare
25 novembre 2008
Marco is earning a degree
Mio fratello Marco, che contende a Ciccio Veltre l'ambito titolo di "Fortunello", oggi si laurea. Tra qualche minuto vado a Roma in macchina con mia madre, poi, questa notte (ore 00.47 da Roma Tiburtina), risalgo a Trento in treno, con Maria Giovanna.
Venerdì ho un esame, e non posso fare altrimenti.
Se questi chilometri macinati per percorrere in lungo l'Italia (Pisa-Caserta, Caserta-Pisa e Trento-Caserta, Caserta-Trento, da ormai otto anni), li avessi impiegati per fare il giro del Mondo, ad oggi avrei percorso la circonferenza della terra per più di due volte!
24 novembre 2008
19 novembre 2008
Verona
Pur essendoci passato spesso, ma solo di sfuggita (per prendere l'aereo), non avevo mai visitato Verona.
L'occasione si è presentata sabato scorso, quando con mia madre (che è qui da me per qualche giorno di riposo) siamo andati a fare una "one-day trip" in quel di Verona.
... città bellissima, che mi conferma come l'Italia sia il paese più bello del mondo.
«Deliziosa Verona! Con i suoi bei palazzi antichi e
l'incantevole campagna vista in distanza da sentieri praticabili e da solide gallerie con balaustra. Con i suoi tranquilli ponti romani che tracciano la retta via illuminando, nell'odierna luce solare, con tonalità antiche di secoli. Con le chiese marmoree, le alte torri, la ricca architettura che si affaccia sulle antiche e quiete strade nelle quali riecheggiavano le grida dei Montecchi e dei Capuleti ...»
(da Picrures from Italy di Charles Dickens)
15 novembre 2008
on the way
La strada mia La strada è lunga, ma er deppiù l'ho fatto: so dov'arrivo e nun me pijo pena. Ciò er core in pace e l'anima serena der savio che s'ammaschera da matto. Se me frulla un pensiero che me scoccia me fermo a beve e chiedo aiuto ar vino: poi me la canto e seguito er cammino cor destino in saccoccia.Trilussa
12 novembre 2008
Elezioni Provinciali in Trentino: una riflessione sulla partecipazione
Spesso penso a quello che diceva Albert Einstein:
"Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l'inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare."
Perciò, quando vedo dei "giusti" che si rimboccano le maniche e si danno da fare, mi emoziono positivamente, e comincio a sperare nel cambiamento.
Questo è quello a cui mi è capitato di assistere in questi giorni a Trento, dove ho visto un nascente Partito Democratico dare prova di grandi capacità progettuali, in grado di coinvolgere un elettorato stanco e deluso, che si è reso artefice di una vittoria del Centro-Sinistra per nulla scontata.
Sono stato segretario in un seggio qui a Trento, e vedendo la sostenuta affluenza ho provato una vera e propria gioia, perché, in questi tempi di disaffezione verso la politica, si rischia di demandare ad altri scelte che abbiamo il diritto-dovere di compiere in prima persona: questa è l'importanza sacrosanta del voto.
Una nota positiva ha chiuso queste Elezioni Provinciali. Il candidato che io avevo sostenuto e appoggiato (Mattia Civico) è stato eletto, e il PD ha avuto un ottimo risultato elettorale.
Mi auguro che nel resto d'Italia altri giovani decidano che è il caso di rimboccarsi le maniche, per il bene comune.
29 ottobre 2008
1968 - 2008
18 ottobre 2008
Per un sistema formativo pubblico
Tuttavia viviamo in questi giorni momenti drammatici per il sistema formativo italiano, ed a tal riguardo mi sembra necessaria una presa di posizione sia del singolo che della collettività.
risorse per il futuro produttivo del paese, che possa insegnare ad ogni cittadino a ragionare criticamente.
In nome di questi principi, l’università si configura come comunità del sapere critico, laico, accessibile, in sostanza, libero.
A tal fine è necessario che il sistema formativo sia adeguatamente finanziato e sostenuto da una politica nazionale che miri a fare dell’alfabetizzazione di alto livello un punto fondamentale nello sviluppo della qualità della vita. Proprio questa mancanza di sensibilità e di attenzione dell’attuale Governo è da denunciare, perché dettata da priorità che non tengono conto del futuro, ma si fermano sic et simpliciter al tornaconto elettorale (basti pensare alle classi-ghetto per i bambini che non parlino la lingua italiana, volute dalla Lega Nord).
I nostri Atenei, che si vedono tagliati ulteriormente i propri Fondi di Finanziamento Ordinario, tanto da pregiudicarne la sopravvivenza, andranno incontro all’azzeramento della ricerca di base. A questo si aggiunga che, se lo sciagurato progetto della Gelmini di trasformare le Università in Fondazioni private andrà in porto, si otterrà l’eccessivo indirizzamento, propugnato dal mondo industriale, verso la ricerca applicata, oltre ad inevitabili influenze direttamente sul sistema didattico: questo significherà la morte del Sapere libero e critico.
Per questo sono contro l’ipotesi di università che siano fondazioni in mano ai privati.
Non c’è università senza ricerca, non c’è ricerca senza università: l’Italia è uno dei paesi che investe meno in Europa, la quale, a sua volta, è superata da Giappone e dagli USA. Nonostante ciò, nelle università italiane è ancora molto alto il fervore nel creare sapere grazie alla dedizione di quei ricercatori che lavorano al suo interno (50% del totale) e che producono il 53% dei lavori scientifici italiani.
L’università senza ricerca rischia di divenire solo mera scolarizzazione, mentre la ricerca rischia di perdere la sua essenza principale, il Sapere. Non è più possibile abbandonare alla bancarotta una risorsa come quella sopra descritta: il Fondo di Finanziamento Ordinario è insufficiente alla sopravvivenza degli atenei; le nostre università sono, di fatto, ingessate e costrette a continuare il blocco delle assunzioni, per poi ricorrere, in molti casi, a finanziamenti esterni. Tali f
finanziamenti non sono reperibili dagli enti locali, che subiscono altrettanti tagli da parte del Governo, e gli unici mezzi attualmente usati da molti atenei sono legati all’aumento del gettito proveniente dalla contribuzione studentesca, superando anche il limite del 20%, e il ricorso alle fondazioni, le quali risultano essere completamente deregolamentate.
L’università che voglio è necessariamente pubblica, poiché parte di un sistema formativo di primaria importanza per il futuro del nostro Paese. 17 settembre 2008
Pensieri Spettinati
"Amo leggere la vita di alcuni santi partendo dalla fine; ricomincio a sperare che qualcuno possa tornare ad essere uomo."Stanisław Jerzy Lec
2 settembre 2008
L'arte che non capisco
Oggi ho visitato con Maria Giovanna la mostra Manifesta7, Biennale Europea di Arte Contemporanea, e non ci ho capito niente. O meglio, qualcosa ho capito, ma senza provare una reale partecipazione emotiva all'esperienza artistica, ed in fin dei conti senza trovare una sola opera d'arte che fosse positiva, o che fosse semplicemente "bella".
Nelle opere esposte qui a Trento c'è una sovrabbondanza di negatività, di critica sociale, di caricature del reale parossistiche che, oltre a rendere l'esperienza della visita alla mostra quasi spiacevole, non lasciano dentro nessuna nuova ed illuminante consapevolezza.
Quando, diversi anni fa, con alcuni amici creammo un piccolo gruppo di appassionati d'arte, chiamato Concept Art Society, scrissi che l'arte moderna doveva ritornare al principio fondante: "doveva comunicare". Ma non solo: doveva essere esteticamente convincente, altrimenti anche un ciclostilato sarebbe arte!
Più del 60% delle installazioni che ho visto oggi alla mostra erano audio-visive. La maggior parte consisteva in video-proiettori o maxi-schermi che ripetevano cortometraggi su diversi temi, ma tutti con il minimo comune denominatore della pesantezza dei contenuti.
Per rendere la cosa interessante mi sono messo a comporre quadri giocando con le ombre. La cosa che proprio non capisco è perché gli artisti moderni sembrano conoscere come unico mezzo di espressione quello cinematografico, mentre si vanno sempre più dimenticando le nobili arti della pittura e della scultura. Possibile che oggi per fare arte bisogna impressionare il pubblico con video agghiaccianti?? C'è una sorta di gusto barocco nel voler stupire a tutti i costi; ma del barocco manca ogni ricerca di forma e bellezza. O forse quella a cui assistiamo è un'evoluzione necessaria dell'Arte. Ma, francamente, non la capisco.
