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21 marzo 2026

Sì... Spera - Una riflessione sulla campagna di comunicazione per il Referendum sulla Riforma della Magistratura

Dal mio punto di vista, in qualità di esperto di marketing e comunicazione, la gestione della recente campagna elettorale per il referendum costituzionale confermativo sulla Riforma della Magistratura è un caso studio di comunicazione manipolatoria e inefficace, dove il "rumore di fondo" ha oscurato il valore del prodotto istituzionale. Entrambi gli schieramenti hanno preferito vendere emotività e slogan di bassa lega piuttosto che entrare nel merito tecnico: da una parte, il fronte del No ha cercato di trasformare la consultazione in un test di gradimento sul governo; dall'altra, la comunicazione della maggioranza ha talvolta ceduto a esempi populisti che sviliscono il valore della riforma.


Tuttavia, analizzando il merito della proposta, emerge che votare rappresenta una scelta coerente con i valori della Sinistra, nella quale ancora mi identifico come "pensatore" (non come elettore, perché ormai i partiti che rappresentano la Sinistra in Italia non mi rappresentano).

Le ragioni tecniche a supporto della Riforma Meloni-Nordio sono solide e si articolano su quattro pilastri fondamentali:

  1. Piena attuazione della riforma Vassalli
    Il passaggio dal modello inquisitorio a quello accusatorio, iniziato nel 1989, richiede che accusa e difesa si confrontino ad armi pari davanti a un giudice realmente terzo. La riforma rende finalmente coerente l'organizzazione della magistratura con questa distinzione di ruoli, impedendo che chi giudica e chi accusa appartengano allo stesso corpo professionale o condividano interessi di carriera.

  2. Superamento della logica delle correnti
    L'introduzione del sorteggio per la composizione dei due nuovi Consigli Superiori della Magistratura (giudicante e requirente) è lo strumento più efficace per scardinare il potere dei blocchi organizzati. Pur non essendo una soluzione miracolosa, il sorteggio riduce il peso delle aggregazioni associative interne che hanno spesso premiato l'appartenenza anziché il merito professionale.

  3. Istituzione dell'Alta Corte disciplinare
    La creazione di un organismo autonomo per giudicare gli illeciti dei magistrati separa la funzione disciplinare dalla gestione delle carriere. Questo garantisce che il magistrato sia giudicato da un giudice davvero terzo e riduce i conflitti di interesse interni all'autogoverno.

  4. Garanzia di indipendenza del Pubblico Ministero
    Contrariamente a quanto sostenuto da una certa propaganda, la separazione non sottomette il PM alla politica. L'obbligatorietà dell'azione penale resta intatta, garantendo che i magistrati requirenti non siano sottoposti a indirizzi del Governo e mantengano la propria autonomia.

Smentendo le obiezioni più diffuse, è chiaro che non esiste contraddizione tra l'Alta Corte e i nuovi CSM, poiché la prima decide nel merito della sanzione, mentre i secondi si occupano esclusivamente dell'attuazione amministrativa. Inoltre, la selezione dei membri laici tramite sorteggio da un elenco compilato dal Parlamento a maggioranza qualificata ridurrà l'influenza delle maggioranze politiche rispetto al sistema attuale.

Ma perché nella recente campagna di comunicazione a supporto del Sì e del No, non si è parlato di contenuti e si è inquinato il dibattito con falsità e slogan populisti?

Io credo che il problema risieda nella degradata capacità di concentrazione del pubblico (che ha bisogno di scrollare oltre il reel sul social media di turno entro 30-40 secondi) e nel fatto che i politici abbiano definitivamente abbandonato il ruolo che avevano un tempo, ovvero di "formare" ed "elevare" la cultura di un popolo, grazie alla loro competenza e intelligenza.
C'è stato un tempo, infatti, in cui durante una campagna elettorale si imparavano contenuti e acquisivano valori, ci si confrontava nel merito delle proposte e si usciva più ricchi di prima a livello culturale, al di là del risultato sancito dalle urne. Quei tempi sono definitivamente passati.

Tuttavia, non voglio fare di tutta l'erba un fascio, e riconosco che Carlo Calenda è ancora in grado di fare buona comunicazione, sia in termini di qualità del messaggio (cosa non facile), che di aderenza alla realtà dei fatti (cosa non scontata, nella politica di oggi). Ho trovato la sua posizione e quasi tutti i contenuti veicolati da Azione assolutamente centrati nel merito della Riforma della Magistratura.

Mi sono trovato ad apprezzare anche qualche scelta di Marketing e Comunicazione di Giorgia Meloni. In particolare il fatto di essere andata a Pulp Podcast è stata una scelta senza precedenti, corretta strategicamente e gestita mediamente bene sul piano dei contenuti. Incomprensibile invece la scelta di Giuseppe Conte ed Elly Schlein di non accettare l'invito dei due conduttori.
Meloni è andata a intercettare la fascia 18-35 anni, che segue il Podcast e non guarda la TV. Quasi tutti elettori di Centro Sinistra. Ha parlato, da sola e senza contraddittorio (per poca lungimiranza degli avversari politici), ad un pubblico che non la segue e non la vota, ma che magari sul Referendum si farà un'idea più completa, grazie al suo intervento.

Condivido infine una riflessione di Calenda proprio sulla campagna di comunicazione che abbiamo vissuto in questi giorni, in vista del Referendum Confermativo.


Come potete ascoltare nel video, l'appello di Carlo Calenda è a superare quello schieramento eterogeneo che si configura come un "partito trasversale del No". Questo blocco è animato da esponenti del giornalismo, della cultura e dello spettacolo che, per puro conformismo, difendono lo status quo e l'immobilismo. Si tratta della medesima forza conservatrice che ha già frenato l'Italia in passato, opponendosi sistematicamente al nucleare, ai grandi investimenti e a ogni trasformazione strutturale. 
Mi fa uno strano effetto, a tal riguardo, rileggere l'articolo che scrissi quasi 10 anni fa, in occasione del Referendum sulla Riforma costituzionale Renzi-Boschi, che mirava a superare il bicameralismo paritario: Arianna, il futuro avrà i tuoi occhi. Io posso solo votare Sì e spiegarti la differenza tra Leader e Follower...

Dieci anni fa e non è cambiato nulla. L'Italia non può più restare paralizzata da una filosofia del "non si può", che alimenta il declino e costringe le nuove generazioni ad abbandonare il Paese.
Voto e faccio anche io un appello a votare Sì, per sconfiggere questo fronte conservatore. Perché essere progressisti e riformisti è di Sinistra. Perché è nel cambiamento che c'è evoluzione. Perché la Riforma costituzionale su cui si decide è giusta. 
Non un voto a favore del Governo Meloni, né una presa di posizione contro la Magistratura: un voto di una persona libera dagli schiramenti partitici e dal rumore di fondo della comunicazione elettorale, che fa una scelta culturalmente coerente con i propri valori.

Non sarà facile, il No ha sempre vinto in tornate elettorali di questo tipo. Ma, come mi ha recentemente detto uno stimato pensatore libero, Sì... spera!